In Europa sconfitto il riformismo moderato. Ora ci sono tre sinistre

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Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche

di Alessandro Cardulli da Dazebao.org - Germania, Portogallo, domenica prossima la Grecia. La sconfitta dei socialdemocratici tedeschi, la vittoria dei socialisti in Portogallo, pur senza la maggioranza assoluta, i sondaggi che danno favorito il Pasok (socialisti) di Papandreu nella penisola ellenica, le difficoltà dei laburisti inglesi che potrebbero cedere il governo ai conservatori. E ancora sondaggi non proprio brillanti per il governo spagnolo di Zapatero, la litigiosità dei socialisti francesi che non lascia presagire niente di buono. Che succede nella complesso campo della sinistra in Europa? Con la secca sconfitta, una disfatta, come hanno detto gli stessi dirigenti della Spd tedesca, diversi  commentatori e politologi, ad urne ancora calde, hanno decretato la scomparsa, comunque la perdita del ruolo di governo delle forze che si richiamano ai valori del socialismo, relegate all’opposizione e con un futuro quanto mai incerto.
In Italia, con la visione provincialistica che contraddistingue le forze politiche e i media, salvo eccezioni, autorevoli dirigenti del Pd sono saliti in cattedra. La sconfitta dei socialdemocratici nasce dalla “difficoltà a costruire un progetto autenticamente riformista”. Da qui l’esigenza che il congresso del Pd rompa gli ormeggi, mandi in soffitta, di fatto, tutto ciò che sa di storia del vecchio socialismo, battuto appunto in Europa. Non parliamo dei giornali berlusconiani che trovano alimento per far felice il capo, soprattutto dopo che il novello dux ha sentenziato che governerà “per sempre”: la Dc, sia pure quella tedesca, hanno sentenziato, è immortale. Lo sarà il Pdl, così come il suo capo.
Ma questa è paccottiglia propagandistica, roba da Maurizio Gasparri per intenderci, o per Quagliarella l’intellettuale, si fa per dire, del partito di Berlusconi.
Allora una prima riflessione soffermandoci proprio sulla Germania. La sconfitta della  Spd trova la sua prima ragione nell’abbraccio con la democrazia cristiana, una forza di centro destra, che ha fatto il bello e il cattivo tempo, dettando l’agenda della politica del governo. Angela Merkel ha sfruttato fino in fondo la paura dei socialdemocratici di stare all’opposizione, di perdere i “vantaggi” a disposizione di una forza di governo. Un primo punto ci sembra assodato: che le alleanze spurie giovano alla destra, penalizzano la sinistra. Non è un problema di definire o meno “un profilo riformista” che ti faccia prendere voti. La destra non ha bisogno di “scegliere” le fasce sociali che vuole tutelare e difendere. Perché si tratta di classi, si può ancora usare questa parola, che si difendono da sole, che chiedono solo di acquisire sempre nuovi privilegi.
La sinistra, d’altro canto, non  può che partire dalla difesa e tutela delle classi più deboli, del lavoro dipendente, dei precari, degli immigrati, dei pensionati. Non può non coniugare uguaglianza con libertà. Non può rinunciare a produrre cultura politica, a lavorare sull’innovazione, ad affrontare le grandi questioni economiche, la crisi innanzitutto, partendo dalla  valorizzazione dell’ambiente, delle nuove fonti energetiche. La Spd perde perché ha fatto una difesa tiepida delle classi più deboli. Non è un caso che, proprio a sinistra, emergono nuove forze, nuove aggregazioni che in poco tempo escono fuori dalla fase “larvale”.
In Germania scompare il bipolarismo che piace tanto a parte consistente del Pd. La stessa Merkel  incontrerà grandi difficoltà a governare con l’Fdp, liberali, il partito conservatore. Non si tratta infatti di una alleanza fra un partito forte e uno piccolo, visto che l’Fdp ha ottenuto quasi il 15% a fronte di poco più del 33% della Cdu-Csu. A sinistra ci sono tre forze, di una qualche consistenza. La Linke di Oscar Lafontaine (proveniente dalla sinistra socialista) e di Gypsi (la sinistra che richiama la tradizione comunista della Germania Est), oltre che i Verdi che, se si sommano, arrivano al risultato della Spd.
A ben guardare anche in Portogallo assistiamo ad un fenomeno simile, con una differenza sostanziale però: il partito socialista portoghese è al governo e vi resterà almeno per i prossimi quattro anni, mentre alla sua sinistra crescono il Bloco de Esquerda (sinistra radicale) e  Comunisti-Verdi.  Anche in Grecia sono emerse forze della sinistra comunista e radicale, Synaspismos e Kke. Ci sono, insomma, forze di sinistra, divise, che rappresentano per somma di voti quasi la metà degli elettori quando non la maggioranza. E’ sbagliata, è solo un elemento propagandistico usato dalle forze conservatrici specie in Italia, la tesi che la sinistra scompare dall’Europa. Più rispondente alla realtà è che ci sono più sinistre, che i loro progetti, i loro programmi sono diversi, non consentono alleanze di governo. Così come pensare a semplificazioni a sinistra, magari a suon di sbarramenti elettorali, il voto utile su cui il Pd, ha giocato le sue “fortune” è un errore strategico che non porta da nessuna parte. Anche operare  per unificare dall’alto due delle tre sinistre non porta ugualmente da nessuno parte. Allora non c’è futuro per le sinistra in Europa? Ci sono due ipotesi percorribili:  la prima è quella che può vedere le tre sinistre combattere insieme una battaglia di posizione senza perdere, ciascuna, identità, ruolo, rappresentatività. La seconda può prendere spunto dai “casi” del Portogallo e della Spagna in misura minore perché  Izquierda unida è una piccola  formazione a fronte del Psoe di Zapatero. Se non sono possibili alleanze di governo, se vengono formati dai partiti socialisti, socialdemocratici governi di minoranza, di volta in volta le forze della sinistra, certo faticosamente, possono tutte dare il loro contributo di programma, di progetto, stimolando l’azione dei governi diretti da forze socialiste. In questo confronto le sinistre europee possono rigenerarsi, depurandosi dalle troppe scorie accumulate in questi anni.

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 09 Ottobre 2009 10:52)

 

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