La domanda di partecipazione non si può esaurire con le primarie, si deve esprimere quotidianamente
| Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche |
Intervista di Federica Lupino ad Alessandro Mazzoli
1) edicolaciociara.it dagli esiti del voto del 7 giugno 2009 si è fatta la convinzione che il congresso del Pd sia importante per l'Italia. Molto importante. Una vera speranza anche per chi non ne condivide fino in fondo le ispirazioni e le scelte.
E' necessario sapere qual'è il limite primo secondo te, che ne blocca l'espansione del consenso, che gli impedisce di crescere?
Questo primo congresso del Pd è di straordinaria importanza. Innanzitutto, per la fase di emergenza che vive il Paese e per il concreto rischio che, una volta passata la crisi, l’Italia si ritrovi ancora più debole. Poi, perché siamo di fronte alla prima vera grande discussione politico-culturale sul progetto del Pd. Dalle primarie del 2007, abbiamo finalmente l’occasione per entrare nel merito del progetto del Pd e iniziare a costruirlo materialmente, visto che a oggi risulta un partito non rintracciabile, che ha lasciato disorientati iscritti e simpatizzanti. Occorre rispondere alla domanda di partecipazione che ci viene dai cittadini. Una domanda che non si esaurisce con le primarie ma ha a che fare con la vita quotidiana del partito. Dobbiamo fare del Pd un punto di riferimento delle persone, un partito interprete dei bisogni della società italiana, un’alternativa seria. La grande intuizione del Pd è stata quella di dare vita a un grande partito riformista, ma questo non significa essere senza storia. Il Pd, anzi, nasce dai contributi diversi delle storie dei riformismi del Paese. Il lavoro che vogliamo fare è quindi quello di ascolto, discussione, dibattito e quindi sintesi, che sia la più unitaria possibile.
2) Qual'è il tuo candidato di riferimento per la segreteria del partito? Forse oggi la linea più efficace è quella che riuscirà a tirarci fuori dall'arretratezza in cui ci ha cacciato e ci sta ricacciando questa maggioranza di destra dominata dagli egoismi della Lega e dai particolarismi dei ministri berlusconiani del Pdl. Qual'è il punto forte nelle posizioni del candidato da te scelto?
Tra le politiche del 2008 e le europee del 2009 il Pd ha perso 4 milioni di voti. Non si può dire che tutto sommato non è andata male. Perché questa non è una valutazione politica seria. C’è la necessità di cambiare. Serve un partito con un suo profilo, una sua organizzazione sul territorio, un rapporto con la società. E a queste richieste la mozione Bersani intende rispondere. Il Pd nasce per dare all’Italia il più grande partito riformista che abbia mai avuto, unendo le culture riformiste del Paese. Un partito che deve guardare al Paese da un punto di vista, quello dei più deboli, rimettendo al centro la grande questione del lavoro, dei precari, delle imprese. Il Partito democratico ha dato la possibilità a tante storie, anche conflittuali, di ritrovarsi. L’idea del Pd è la più grande avuta in Italia negli ultimi anni ma è stata gestita male. Dobbiamo recuperare le nostre radici di partito popolare, tornare tra la gente, per dare risposte ai cittadini nel presente, e quindi costruire il futuro.
3) Quali correzioni urgono in vista del voto regionale del 2010? L'attuale campagna congressuale quali proposte lancerà, in alternativa alla condotta del centrodestra, per affrontare le esigenze economiche e sociali, in particolare quelle che oggi riguardano la crisi dell'occupazione?
In questi anni il governo di centrosinistra in Regione e in alcune Province ha messo in campo iniziative rilevanti. Pensiamo alla giunta Marrazzo che, pur investita di problemi enormi, ha realizzato un’idea precisa di sviluppo. Quello che vogliamo fare è continuare su questa scia, lavorando per legare lo sviluppo di Roma a quello del resto della regione. La crescita della capitale è legata a quella dei territorio regionale. E questa idea è il contrario di quella della destra che ora governa Roma, e che mira a spostare i problemi della capitale fuori dai suoi confini, forte del rapporto col Governo. Noi vogliamo invece tornare a lavorare per uno sviluppo equilibrato del Lazio. Perché Roma ha bisogno del Lazio e il Lazio ha bisogno di Roma in una logica di macro-area.
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