Collepardi: Con Ignazio Marino per un nucleo di idee-forza condivise
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Congresso Pd, interviste - Danilo Collepardi, dirigente del Pd e già consigliere regionale eletto nelle liste del Pci e oggi presidente della rete delle Biblioteche della Valle del Sacco, inaugura le nostre interviste-inchiesta sul congresso del Pd, infatti è la prima terna di risposte che ci giunge. "L’unico antidoto alla degenerazione correntizia del partito, sono le elezioni primarie".
1)edicolaciociara.it dagli esiti del voto del 7 giugno 2009 si è fatta la convinzione che il congresso del Pd sia importante per l'Italia. Molto importante. Una vera speranza anche per chi non ne condivide fino in fondo le ispirazioni e le scelte.
E' necessario sapere qual'è il limite primo secondo te che ne blocca l'espansione del consenso, che gli impedisce di crescere?
Il PD si va strutturando come un partito diviso in correnti in perenne contesa tra di loro. L’imput iniziale per questa scelta è venuto da D’Alema; mentre infatti la maggior parte dei dirigenti si sentiva impegnata nell’arduo compito di unire storie e tradizioni diverse per costruire il PD, lui impegnava intelligenze ed energie nello strutturare la sua corrente come un vero e proprio partito nel partito, fornito di organi autonomi di informazione, centri studi e finanziamenti in abbondanza. Era persino arrivato ad avviare un proprio autonomo tesseramento.
Con queste premesse l’immagine che il PD ha dato è stata quella di un partito dilaniato dalle polemiche interne, in disaccordo su tutto. In alcune votazione al Parlamento il PD è riuscito ad esprimere tre e anche quattro posizioni diverse. Di fatto il PD sta seguendo la stessa fallimentare strada dell’Ulivo che per ben due volte ha ricevuto la fiducia degli elettori e altrettante volte ha fallito il proprio compito, riconsegnando l’Italia nelle mani di Berlusconi. Il problema oggi del nostro Paese, perciò, non è tanto il proprio impresentabile leader che è alla fine del suo percorso, quanto, purtroppo, l’incapacità del PD a esserne un’alternativa credibile. Manca il partito unito, compatto, dalle idee chiare, capace di infondere fiducia ad un Paese disorientato e impaurito.
Con le correnti in lotta fra di loro per l’egemonia interna non si costruisce il PD, ma si accentuano antiche e nuove divisioni.
L’aver ferocemente contrastato l’idea di un PD tendenzialmente maggioritario per introdurre anche in Italia una democrazia dell’alternanza di stampo europeo, avrà come conseguenza la nascita di un nuovo centro ( UDC più i moderati del PdL e del PD) che, per il dopo Berlusconi, cercherà di rinverdire l’egemonia di un nuovo partito cattolico su cui da tempo stanno lavorando da una parte Confindustria e dall’altra la Chiesa . Non ci voleva molto a capirlo!!
2) Qual'è il tuo candidato di riferimento per la segreteria del partito? Forse oggi la linea più efficace è quella che riuscirà a tirarci fuori dall'arretratezza in cui ci ha cacciato e ci sta ricacciando questa maggioranza di destra dominata dagli egoismi della Lega e dai particolarismi dei ministri berlusconiani del Pdl. Qual'è il punto forte nelle posizioni del candidato da te scelto?
Quello che condivido con Ignazio Marino è la necessità, se vogliamo costruire veramente un nuovo partito e sottolineo nuovo, di dotarci di un nucleo di idee forza condivise, che costituiscano le fondamenta del PD. Iniziando dai concetti di laicità dello Stato e di libertà dell’individuo per arrivare ai diritti fondamentali dell’uomo (lavoro, salute, istruzione…). Se non si fa chiarezza su questi concetti di fondo, il PD resterà sempre un’accozzaglia di componenti diverse, con idee diverse, il cui unico collante è il potere.
Anche i candidati alla segreteria dovrebbero incarnare questo senso di cambiamento, di rinnovamento e di chiarezza di intenti che bisogna infondere al partito.
Sia Bersani che Franceschini sono rappresentanti del passato e non possono far altro che ammiccare nostalgicamente ad una storia che, loro per primi, sanno di non essere più proponibile. I loro sostenitori sono l’immagine delle attuali irrisolte contraddizioni del PD; infatti, se Bersani parla con orgoglio di sinistra facendo intendere di parlare di socialismo, i suoi alleati Bindi e Letta affermano con altrettanto orgoglio che non si deve parlare più di socialismo e di sinistra.
Vorrei ricordare infine che l’unico antidoto alla degenerazione correntizia del partito, sono le elezioni primarie, volerle abolire, come di fatto sostiene Bersani, significa ripercorrere una triste storia che questo Paese ha, purtroppo ed a proprie spese, conosciuto.
3) Il risultato che il Pd ha raccolto nelle elezioni provinciali di Frosinone (14%) trae origine da qualche limite del partito nazionale (in questo caso quale?) o ha spegazioni tutte locali e quali? Quali correzioni urgono in vista del voto regionale del 2010? L'attuale campagna congressuale quali proposte lancerà, in alternativa alla condotta del centrodestra, per affrontare le esigenze economiche e sociali, in particolare quelle che oggi riguardano la crisi dell'occupazione?
I risultati delle elezioni europee ed amministrative sono figli di varie concause che cercherò di illustrare schematicamente.
C’è intanto una causa di carattere generale che ha riguardato tutte le sinistre europee: la difficile crisi economica che il mondo sta attraversando e che genera paura ed incertezza. Da crisi analoghe, sia nel 1907 che nel 1929, l’Europa ne uscì con una netta sterzata a destra i cui esisti furono disastrosi per il mondo intero.
Una seconda causa va individuata nelle difficoltà e nelle divisioni del PD di cui ho parlato nei punti precedenti.
Una terza causa riguarda le vicende locali che sintetizzo:
a) stanchezza dell’elettorato verso un centro sinistra incapace di rinnovarsi negli uomini e nei programmi.
L’unica vera novità programmatica è stata quella dell’aeroporto, proposta però molto controversa che ha finito per rappresentare un danno per la coalizione.
Le dimissioni del Presidente in carica con la contemporanea sua nomina ad assessore regionale non ha fatto altro che confermare l’opinione, ahimè, diffusa, a torto o a ragione, che il centro sinistra fosse ormai una coalizione il cui unico collante erano la gestione del potere e la cura degli interessi personali.
b) Le divisioni laceranti del PD locale, molto più di potere e molto meno politiche di quelle nazionali.
c) L’inadeguatezza della candidatura alla presidenza, vissuta dai più come un vero e proprio ricatto e figlia di un modo vecchio di concepire la politica ed i rapporti di coalizione. L’aver poi rinunciato alle primarie o non aver capito che forse queste avrebbero potuto rappresentare una “chance” importante per il centro sinistra, è stata la ciliegina sulla torta di un disastro annunciato. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 09 Settembre 2009 17:06)







