Passato e presente nella sezione dove era iscritto Enrico Berlinguer
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di Valerio Ascenzi, Roma 14 dicembre 2011 – sezione Pd Ponte Milvio. Riunione preliminare per l'organizzazione del congresso regionale del Partito Democratico. Partecipano i sostenitori della candidatura di Marco Pacciotti, coordinatore nazionale del Forum Immigrazione del PD.
Voglio raccontarvi queste due ore e mezza alla mia maniera. Siamo in una delle sezioni storiche di un grande partito di un passato non molto lontano, del quale sentiamo tutti un po' la mancanza. Un partito di cui conserviamo tutti una nitida memoria. C' è chi ha vissuto quei tempi, chi, come me, troppo giovane ne ha sentito solo parlare e, a livello personale, si è concesso del tempo per studiare quel periodo e soprattutto gli uomini che lo hanno influenzato e reso grande. Sullo sfondo la foto di Enrico Berlinguer. La guardo, respiro profondamente ed entro. Il segretario generale del PCI era un iscritto di quella sezione. Nonostante fosse il leader massimo del PCI, Berlinguer si tesserava in una sezione, insieme ai compagni della base. Partecipava al dibattito chiedendo la parola da semplice tesserato. Giovanni Carapella, ex consigliere regionale dei DS e del PD, in quel periodo, era segretario della sezione di Ponte Milvio. Entrare in quella sezione dovrebbe fare un certo effetto. Nessuna sacralità, ma ci si sente a casa. Ci si sente come ci sentivamo un tempo nelle sezioni di partito, in cui si dibatteva, si parlava e discuteva di problemi e si arrivava ad una conclusione.
Ad aprire la riunione è proprio Giovanni Carapella. Il candidato, Marco, è in ritardo a causa di alcuni impegni ai quali non si può assolutamente sottrarre, dopo aver accettato la candidatura. Carapella evidenzia subito alcune falle di questo partito che, a livello regionale, rispecchia molto il nazionale. In primis la mancanza di solidarietà tra i gruppi dirigenti, una delle cause che hanno spinto la base, la rete, a cercare una candidatura che non fosse calata dall'alto, ma che nascesse dalla collettività. E' nata dunque prima la mozione "Diritti a sinistra" è stato chiesto a Marco Pacciotti di "metterci la faccia". Un gruppo quindi, si è chiesto se era possibile mettere in campo una politica diversa, per dare un futuro diverso a questo partito, non solo in merito alle scelte da fare,
ma anche riguardo ad uno stile ed una pratica politica, assenti da troppo tempo. "Il risultato finale – ha detto Carapella – non lo faranno i padroni delle tessere, ma tutte le anime del partito: vogliamo far capire innanzitutto che il risultato che verrà fuori da questo congresso non è poi così scontato, deve esser garantito, specialmente in questa fase storica della nazione, un confronto serio e sereno". Carapella ha fatto presente che, avendo il gruppo della ex "Area Marino" di Roma sostenuto la tesi della candidatura di Nicola Zingaretti alla carica di Sindaco della capitale, lo stesso Zingaretti ha manifestato approvazione per la candidatura di Pacciotti. Un esplicito messaggio di sottoscrizione della candidatura è arrivato invece da Livia Turco. Riguardo alle altre candidature, Carapella si è così espresso: "La candidatura della Leonori, è autorevole, ma precipitata dall'alto: in questo periodo in particolare bisogna comprendere che rinnovare significa mettere definitivamente da parte gli atteggiamenti baronali, dove il professore candida al propria assistente; la canditura di Bachelet è quella di una persona seria, rispettabilissima e che ha voluto a tutti i costi le primarie, con lui c'è un confronto aperto e sereno". Sulla candidatura di Gasbarra, Carapella ha spiegato che si tratta dell'espressione di quattro aree, una delle quali – minoritaria - andrebbe in contrasto con le altre, poiché diversamente dalle altre, vorrebbe sostenere Zingaretti a sindaco di Roma. Questa linea comporterebbe in quell'area non poche frizioni. Infine si è espresso su Pacciotti dicendo che questa è la candidatura dal basso voluta dai circoli, che hanno fatto rete su internet e dal vivo. Una candidatura che arriva dai luoghi di quella che è la politica condivisa e non dai salotti. Il sistema dei salotti, in effetti, finora ha fatto perdere l'intera sinistra. L'affermazione di Pacciotti garantirà l'equilibrio tra il livello e il ruolo degli eletti, e il ruolo e i diritti degli iscritti. "Pacciotti – ha detto Carapella - sarà in grado di garantire meno notabilato sia nella provincia di Roma, ma soprattutto nelle altre province del Lazio, in cui questo problema si avverte maggiormente". Dopo aver ricordato tutte le sconfitte subite dal Pd nel Lazio, senza escludere quelle alle quali abbiamo assistito da vicino (Sora, Cassino sono solo due esempi), Carapella ha concluso dicendo: "Dobbiamo ridare fiducia al centrosinistra, dimostrando coi fatti che non esistono più accordi trasversali con il centrodestra, laddove ci sono stati, e ce ne sono stati. Dobbiamo dimostrare alla popolazione che non abbiamo padrini e nemmeno li vogliamo. Noi vogliamo metterci la faccia collettivamente".
Dopo circa mezz'ora Marco Pacciotti arriva in sezione. Entra togliendosi sciarpa e cappotto, con il casco del motorino in mano. A chi si immagina una scorta e un'auto blu, scordatevelo! In questo partito evidentemente c'è ancora chi vuole restare tra gli umani, tra la gente comune, ricoprendo un ruolo importante – il coordinamento nazionale del forum immigrazione del Pd, ad esempio – senza sentirsi autorizzato a salire su un piedistallo. Entra in sezione, saluta i suoi collaboratori e poi, con lo sguardo alla platea saluta tutti uno per uno con un cenno. Saluta anche me, Rino e Nicola. Dopo qualche breve consultazione prende parola. "Ci candidiamo – si usa il plurale! – a rimettere in moto una macchina insabbiata, una macchina sulla quale la sabbia è stata buttata di proposito negli ingranaggi. Diversamente da quel che leggo nei programmi degli altri concorrenti, che sembrano volersi candidare al governo della Regione Lazio, noi vogliamo solo ridare voce al partito". E ti pare poco? "Ridare voce a quella parte di partito ce non vuole rinnovare la tessera perché non gli piace più il PD, ridare voce ai singoli iscritti. Non mettiamo in campo le nostre forze per fare una conta. Vogliamo iniziare a far parlare questo partito, in maniera seria, di temi come il lavoro o il welfare. Purtroppo però, considerate le regole del gioco, dobbiamo prima contarci, altrimenti non potremo andare alle primarie". Per fare questo Marco ci ha spiegato che sarà necessario strutturarci, in tutti i modi possibili: da internet al porta a porta. "Voglio che con questa candidatura non ci sia solo il candidato che visita circolo per circolo l'intera regione. Il Pd, col nostro impegno deve diventare una forza democratica versa, che parla non solo attraverso un ipotetico leader, ma che diffonde le proprie idee anche attraverso i singoli iscritti". Così soprattutto i singoli iscritti dovranno sostenere questa candidatura, battendosi e spendendosi. Sezione per sezione, circolo per circolo, Comune per Comune. E' uno sforzo collettivo. "Nel dialogare con la base, non dobbiamo parlar male dei nostri concorrenti – spiega Pacciotti – dobbiamo dare dei segnali politici chiari: non siamo contro nessuno, neanche contro le candidatura, ma vogliamo che in questo partito si discutano le candidature nelle sedi preposte. Dire che le sedi informali non esistono, sarebbe da ingenui, ma vogliamo affermare un principio in base al quale le sedi formali hanno più autorevolezza, in quando collegiali, rispetto alle sedi informali. Inoltre vogliamo che questo partito inizi una volta per tutte a parlare di alleanze sociali: sappiamo benissimo che non possono essere praticabili vie come quelle della ricerca del "salvatore della patria", poiché manca il partito. Abbiamo perso finora, dove abbiamo perso, perché non abbiamo più capacità di dialogo con le persone, abbiamo perso il contatto con la realtà, con una popolazione che chiede e vuole risposte, ma alla quale noi sembriamo sempre più sordi". Marco Pacciotti ha concluso il suo discorso spiegando che la sua affermazione porterebbe il Pd del Lazio ad avere un segretario a tutti gli effetti: "Non sono né deputato, né senatore, se dovessi fare il segretario avrei solo questo incarico e in un partito da ricostruire non è poca cosa".
La riunione è proseguita con alcuni interventi della platea. Non siamo riusciti ad ascoltarli tutti essendo legati agli orari dei mezzi pubblici.
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Ultimo aggiornamento (Venerdì 06 Gennaio 2012 16:36)







