Il Pd verso il congresso fra rabbia e speranze

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Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche

Intervista di Denise Compagnone a Ignazio Mazzoli, 24 agosto 2009

edicolaciociara.it con l'esame del voto del 7 giugno ha cercato di introdurre elementi di partecipazione attiva nel dibattito politico in provincia di Frosinone. La vittoria del centrodestra all'Amministrazione di Piazza Gramsci solleva motivi di grande preoccupazione alla luce degli orientamenti e delle scelte anche più recenti del governo Berlusconi. Primo fra tutti lo sciagurato intento di ripristinare le gabbie salariali. In una realtà come la nostra già mortificata dalla crisi economica non manca che questo. Il sindacato farà certamente la sua parte ma debbono avere un interlocutore politico. Potrebbe mai essere il centrodestra alla Provincia? Il congresso del Pd può essere un'occasione per discutere di questi temi e per intervenire nel quadro provinciale? Pensiamo di si e con questa intervista vogliamo aprire un dialogo che continueremo con interviste e servizi su questo dibattito d'autunno.

- Quale linea dei tre candidati a leader del Pd è la più di sinistra? E perchè? Qual è la migliore per Ignazio Mazzoli?

Capisco che la cupa situazione del nostro paese suggerisca di chiedere se c'è una linea di sinistra all'orizzonte quale unica speranza per uscire dal pantano in cui il capitalismo berlusconista ci ha cacciato. Cos'è di sinistra oggi?
Affrontare l'argomento "congresso del Pd" richiede di valutare il "possibile" che oggi si può ottenere. Può darsi che l'attuale "possibile" sia la posizione più a sinistra raggiungibile fra quelle che "fanno politica" e "costruiscono consenso". Cioè rappresenta quell'insieme di idee e orientamenti per l'azione che riescono a tradursi in attività e iniziativa quotidiane.
Oggi la nuova Resistenza in cosa consiste? - si chiedeva Sandro Pertini nell'ultimo quindicennio del secolo scorso, dopo la stagione del terrorismo - nel difendere la Repubblica e la Democrazia - si rispondeva.
Parafrasandolo, forse oggi la linea più di sinistra è quella che riesce a tirarci fuori dall'arretratezza in cui ci ha cacciato e ci sta ricacciando questa maggioranza di destra dominata dagli egoismi della Lega e dai particolarismi dei ministri berlusconiani del Pdl. Basta osservare la scuola della Maria Stella Gelmini per renderci conto che i nostri studenti sono stati ributtati indietro di cinquant'anni e, ancora, il rifacimento del testo unico per la sicurezza sul lavoro in cui il Ministro Sacconi ha cercato di ripristinare l'impunibilità degli imprenditori cancellando le norme volute da Cesare Damiano e Romano Prodi a tutela dei lavoratori.
 Mi accorgo che oggi c'è molto interesse per il congresso del Pd, c'è attesa per sapere se in Italia, dopo ottobre, ci sarà un partito degno di questo nome capace di combattere Berlusconi ed il berlusconismo ed insieme dare una prospettiva nuova a questo Paese.
Ci vorrebbe un partito che avesse come ispirazione l'obiettivo di rappresentare, difendere e valorizzare il lavoro dipendente. Il lavoro che riscatta se stesso libera e salva l'intera umanità. Ma, oggi non ci sono forze politiche organizzate e di massa  capaci di fare ciò. Oggi i partiti puntano ad essere interclassisti, a rappresentare tutti indistintamente e alla fine si ritrovano a tutelare prevalentemente gli imprenditori ed il capitale. Questo è stato il limite principale che ha penalizzato il Pd veltroniano. Credo che questo limite resterà, purtroppo. Chissà se qualche candidato alla guida del Pd vorrà adottare dei correttivi?
Riformare il welfare, reddito minimo di inserimento, salario minimo anche per vie contrattuali. Estendere la qualità del sistema sanitario nazionale, innalzamento volontario dell'età pensionabile, si ritrovano fra le proposte di Bersani. Non è molto, ma se fosse un primo segnale insieme ed una linea di politica economica ed un'idea di partito radicato nel territorio e nella società, sarebbe qualcosa.


- Provocatoriamente, come avresti visto, per rappresentare "il nuovo", la candidatura di Beppe Grillo?

Apprezzo quell'avverbio "provocatoriamente". Ci sono almeno 3 ordini di  motivi che non me l'avrebbero "fatto vedere".
Primo non si entra a casa di qualcuno pensando di stabilire il proprio ordine soprattutto se mai si è costruita una propria casa.

Secondo, penso che Beppe Grillo non sia il nuovo. Mi pare più il prodotto della disillusione e della delusione, piuttosto che un'ipotesi di prospettiva per l'Italia. E' l'antipolitica che esplode ciclicamente, ha origini vecchissime che precedono l'unità d'Italia. L'esasperazione produce sempre un capopopolo, difficilmente una linea politica. Il fatto che Grillo sappia utilizzare internet e il dialogo in pubblico non mi distrae, anche se gli riconosco un buona onesta intellettuale. Ciò che critica in moltissimi casi lo condivido ed anche i colpevoli che addita per lo più sono quelli giusti, ma questo non basta a cambiare questo paese.
Per fare politica, bisogna impegnarsi in politica. Capisco che oggi i partiti siano deludenti. Il più grande, il Pdl, è proprietà privata di un padrone, Berlusconi. Il Pd è nato per emularlo. In tutti e due, la democrazie interna è ancora da inventare. Nei partiti bisogna entrare perché con la partecipazione diventino la creazione di tutti, riconosciuta dalla volontà degli aderenti a quella formazione. Non si entra all'ultimo momento tanto per partecipare ad una sfida. Anche questa è antipolitica, una scorciatoia colorita e folkloristica. La politica è fatta di tanta presenza continua, di tanta fatica, di tantissimo studio, di pazienza e di una grandissima onestà, intellettuale e non solo. Con i propri diretti si devono condividere le difficoltà, la ricerca di soluzioni, le ansie e le attese e non solo idee e iniziative, perché è soprattutto la loro vita che è in ballo come è in ballo la vita delle forze sociali che si vogliono difendere e quelle che si vorrebbero rappresentare e conquistare.

Terzo, per me rinnovare il Pd significa dargli un'ossatura e una linea politica capace di modificare i rapporti di forza nel quadro dell'agone nazionale e mondiale, a vantaggio di chi non ha, di chi è povero, sfruttato, oppresso e perseguitato, ributtato a mare o condannato a morire affogato per far fruttare le politiche della paura, altro che vaffa... E' tutto molto più difficile e ...serio


-  Quale, secondo i tuoi pronostici prevarrà? Quali saranno le ripercussioni della scelta in Ciociaria? Oggi il Pd non gode di ottima salute, né a livello locale né provinciale. Potrà essere una sferzata di vitalità la nuova stagione che si apre dopo il congresso?

Cara Denise, apri una pagina molto dolorosa. In Ciociaria il Pd e il centrosinistra insieme sono in una situazione drammatica. La Provincia di Frosinone sembra destinata ad essere fagocitata per sempre nel più lugubre (arretratezza nella notte dei tempi) centrodestra d'Italia. Chi ha memoria dell'ultima iniziativa politica a sostegno di rivendicazioni sociali. Il sindacato ha fatto la sua parte ed anche unitariamente, ma i partiti dov'erano?
L'appiattimento sulle istituzioni e la difesa dei risultati elettorali individuali è stata la tomba del centrosinistra e della sinistra in provincia. Vecchie pratiche clientelari sono state riscoperte per nuove e contrabbandate per modernità. Il Pd ciociaro ha proceduto ancor prima della breve e dannata stagione di Veltroni alla cancellazione di tutto il patrimonio umano e politico lasciato dal Pci, operazione iniziata già ai tempi dei Ds. Caratterizzato dagli individualismi più esasperati si è distinto per operazioni trasformistiche degne della fine dell'800 italiano come, primo fra tutti, dimostra il clamoroso esempio dell'ex sindaco del capoluogo Domenico Marzi approdato all'Udc. Il Pd in questa provincia ha uno striminzito risultato elettorale del 14%. Il Pd del voto delle provinciali è un partito senza la sua sinistra, senza l'elettorato che proveniva dal Pci, ed anche quello di provenienza socialista.
Fino ad oggi non è stato possibile conoscere le valutazioni degli organi dirigenti del Pd su questa debacle.
Il congresso del Pd ciociaro dovrebbe caratterizzarsi per un coraggioso dibattito sulle ragioni che producono questi risultati disastrosi e per la prima volta dovrebbe discutere con grande onestà intellettuale prescindendo dagli interessi dei capi corrente che appaiono alla maggioranza dei commentatori i primi veri responsabili degli esiti esiziali.
Il congresso sarà un sferzata, come dici tu nella domanda se si produrrà un discussione vera. Si, credo proprio che questo occorra. Ormai si è toccato il fondo e ogni energia dovrebbe impegnarsi a risalire. Raramente mi è capitato di veder depauperare un organismo politico come è avvenuto per i Ds e per il Pd in Ciociaria. La donne e gli uomini di quel partito si debbono interrogare su quale credibilità hanno oggi in provincia. Altro che ripetere frasi logore sul bisogno di dialogare con il centrodestra che ha vinto alla provincia.  Può esser che a nessuno viene in mente che occorre un'iniziativa permanente per contrastarlo?


- Ci sono le premesse per far sì che il Pd riesca dopo il congresso a definirsi come un vero soggetto politico coeso e forte, per il momento di opposizione, e poi eventualmente di governo?

Senza privilegiare preferenze personali sono dell'opinione che il congresso del Pd sia importante per l'Italia. Molto importante. Una vera speranza.
Se gli esiti non dovessero produrre per il nostro quadro sociale e politico un vero partito "coeso e forte, per il momento di opposizione, e poi eventualmente di governo" sarebbe drammatico per il nostro Paese.
Dobbiamo metterci, però, anche qualcosa di nostro. Non se ne può più dei capannelli di chi si lamenta, del risentimento cronico. Per farcela non servono parole, serve la forza del lavoro e dei gesti, della presenza di tutti i deboli ed i mortificati di questa nostra Italia.
Qualche domenica addietro Eugenio Scalfari scrisse "che questa situazione di disfacimento e di secessione silenziosa richiede il lancio di un allarme rosso che blocchi la deriva e metta in campo tutte le energie positive, latenti ma disperse, e le riporti in campo". Ripeteva quel suo invito. "E' il momento che queste energie potenziali entrino in scena, si manifestino, usino gli strumenti che ci sono per costruirne altri più appropriati ed efficaci".
Bisogna riscoprire la voglia di ribellarsi. Basta delegare. Basta rassegnarsi. Ribellarsi fa bene.  Dov'è la capacità di reazione, la forza che unisce? E' monotono oggi segnalare l'esempio dell'Innse e dei suoi operai, ma è la prova che chi lotta può vincere.
Prima di tutto bisogna avere idee e non simpatie. Basta parlare sempre male dei partiti che potrebbero difenderci, perché così ci scordiamo di combattere Berlusconi. Chi ha coraggio si impegni nei partiti che gli sembrano più vicini e senza tentennamenti affermino al loro interno le proprie idee. Non ci sono affari da realizzare nei partiti politici seri, bisogna, invece, chiedere loro che siano la guida di movimenti popolari per ottenere nuovi risultati di equità e di giustizia. Senza movimenti di massa non si salva questo Paese.
E' ora di rompere il silenzio, ritrovare la voce e la gioia di strappare un diritto conculcato.
Che cosa si chiede ora ad un partito moderno? Direzione oltre che risultati, si vuole sapere cosa fare e come fare per difendere diritti e realizzare nuove conquiste sociali.
La scrittrice Simona Argentieri ci ricorda che "i diritti sono ereditati ma non ereditari, si perdono, ci viene chiesto di lenire la rabbia mentre la risposta giusta è esprimerla". Infatti. La rabbia in corpo fa male, anche alla salute. {jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Sabato 29 Agosto 2009 13:15)

 

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