Non c'è “un mandato per instaurare l’Inquisizione politica a colpi di commissariamento”
| Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche |
Riceviamo e pubblichiamo. di Ermisio Mazzocchi - Le ragioni di una sconfitta non stanno tutte da una parte e per essere chiari, faccio notare a Scalia, non sono da scaricare sul gruppo dirigente locale, che ha compiuto le proprie scelte sempre con il consenso della Federazione provinciale. Appare molto curioso che si dimentichi di dire quale è stato il proprio ruolo nella formazione delle liste dove in alcuni comuni non si è fornito candidati forti e in altri si è stati fuori della coalizione. Non si danno e non si accettano lezioni da chi è corresponsabile dello stato attuale del partito. Non è questo il modo di affrontare un problema molto serio sul futuro del PD in provincia. Se si ritiene che a seguito di una sconfitta elettorale il gruppo dirigente di quel Circolo non abbia più credibilità, questo dovrebbe valere per tutti non solo per Cassino e Sora e se vi è stato, come vi è stato, consenso alle scelte di coalizione e di formazione delle liste da parte di tutti i dirigenti provinciali, compreso Scalia, essi sono responsabili quanto quelli locali dell'insuccesso elettorale. Questo spregiudicato gioco al massacro e allo scarica barile non giova a nessuno. Ricordo a Scalia che sono gli iscritti dei circoli che si scelgono i loro gruppi dirigenti e sono loro che decidono in piena autonomia la loro sorte. Una volta per tutte sia chiaro che la Direzione ha dato un mandato non per instaurare l'Inquisizione politica a colpi di commissariamento, ma per ricercare soluzioni costruttive e condivise. Invocare il commissariamento è una dichiarazione di un fallimento di tutto il gruppo dirigente provinciale, di cui fa parte anche Scalia, che non ha saputo provvedere per tempo, non ha fornito il giusto orientamento, non è stato capace di mettere da parte gli interessi correntizi. Dire oggi, a giochi fatti, che la classe dirigente di Cassino e di Sora non è più credibile, è un insulto a se stessi ed è altrettanto mortificante affermare che in un congresso straordinario si ripeterebbe la corsa al gonfiamento del tesseramento, perché si adombra l'imbroglio e si mette in discussione il principio fondante di un partito: la libera adesione a un progetto. Dobbiamo avere un grande senso di responsabilità, non fomentare diatribe e divisioni in un quadro politico che Bersani nell'ultima Direzione nazionale ha delineato per ritrovare le ragioni di un partito radicato sul territorio e per valorizzare tutte le risorse per costruire un partito che fatica a trovare e per alcuni versi non possiede, una sua identità politica anche qui in questa provincia.
Ermisio Mazzocchi, della Segreteria provinciale PD
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