Un partito ed una strategia per la sinistra
| Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche |
Socialismo 2000 - Federazione della Sinistra. COORDINAMENTO DI FROSINONE. • UN PARTITO E UNA STRATEGIA PER LA SINISTRA - Apprendo di un comunicato di Oreste Della Posta Responsabile dell' "Associazione 20° Ottobre"che invita ad un'unione d'intenti delle forze a sinistra del PD. Prendo lo spunto da cio' per rammentare che i risultati delle ultime amministrative e dei referendum sono un problema per il centrodestra, ma pongono problemi inediti anche alla sinistra e al centrosinistra. Il panorama non è più lo stesso neanche nel nostro campo. Perché in grandi città hanno vinto sindaci non espressione del maggior partito, cioè del Pd; perché la stessa Sel ha avuto un risultato nazionale negativo, imprevisto; perché la Fds, data per spacciata, ha invece mostrato una tenuta inaspettata; perché l'Idv è andata complessivamente male (e quella di Napoli non è certo una vittoria di Di Pietro). Tutto ciò ha un impatto sulle forze politiche. Così il Pd, nonostante il buon risultato complessivo in termini di voti, si trova a dover rivedere molto della sua identità, il suo zelante neoliberismo delle origini è riuscito infirmato dal vento nuovo espresso dai referendum; la stessa Sel col suo 4,5%, a fronte di un Pd al 28%, non può più puntare ad un'opa su quel partito, come secondo la vecchia strategia tutta centrata sulle primarie e sul carisma di Vendola. Infine, la Fds è spinta ad uscire dalla nicchia, per spendersi con più coraggio e intelligenza politica sulla scena del centrosinistra.
Il momento di uno scatto è adesso. Due premesse paiono indispensabili: 1) un nuovo partito della sinistra; 2) un programma di governo alternativo ovviamente alla destra, ma innovativo anche rispetto all'esperienza e alla cultura politica del centrosinistra degli ultimi anni. Perché un nuovo partito della sinistra? Perché in Italia non ve n'è più nessuno. È sostenibile una situazione del genere? Può esistere un'autentica democrazia senza sinistra? La risposta è no. Per questo occorre porre in agenda la necessità, potremmo dire sistemica, di un nuovo partito della sinistra. Fondato sui valori del socialismo, sulla centralità del lavoro, sulla difesa dell'ambiente dalla devastazione capitalistica, sui diritti dei lavoratori, delle donne, delle persone, dei migranti, sulla promozione della giustizia sociale e civile. Autonomia culturale e organizzativa, questi i tratti pertinenti di un partito di tipo nuovo, di massa e democratico, nazionale ed europeista, internazionalista e pacifista. La convocazione di "Stati generali della sinistra", aperti ed inclusivi, ma anche concludenti, potrebbe essere un'idea. Su questa base di unità e rinnovamento della sinistra può poi porsi il problema di una coalizione insieme al Pd e ad altre forze politiche, di movimento e di società civile, in grado di costituire un'alternativa reale alla destra di Berlusconi. Assunta con chiarezza questa distinzione di ruoli e sulla scorta di una reale disponibilità all'assunzione di responsabilità di governo, si potrà poi impostare l'assetto strategico-programmatico della nuova alleanza elettorale.
Il messaggio delle amministrative e dei referendum va rettamente inteso, da esso non si può tornare indietro e anzi va reso criterio ispiratore del nuovo programma di governo. I successi di Pisapia e De Magistris dimostrano che l'opinione pubblica è molto più avanti delle classi dirigenti moderate e degli intellettuali da batteria. Si votano esponenti radicali proprio perché radicali. Dire che l'Italia è un paese di destra per cui bisogna convergere al centro è falso. Quanto ai referendum, essi hanno saputo imporre: centralità dell'interesse pubblico, tutela ambientale, uguaglianza di tutti i cittadini. Di questo mutamento profondo nello spirito pubblico bisogna tener conto perché la costruzione dell'alleanza e del programma non può avvenire in laboratorio. È chiaro che nella prossima stagione del centrosinistra ci troveremo davanti a sfide più ardue di quelle del 1996 e del 2006, tanto più che ci arriviamo con una sinistra più debole, se non proprio inesistente. Questo non può significare chiudersi, ma al contrario rilanciare la sfida alle politiche economiche imposte da una Europa a egemonia, politica ed economica, di destra. Non possiamo accettare di nuovo di dissanguarci in politiche di "risanamento" dei conti antipopolari, ingiuste e classiste. Bisogna trovare i modi di una politica di stabilizzazione del debito pubblico, accompagnata da una lotta reale, incisiva, storica per l'Italia, contro la spaventosa evasione fiscale; solo così si possono recuperare le risorse per una politica di investimenti e di sostegno all'occupazione orientata nella direzione di un diverso possibile modello di sviluppo economico, sociale e civile. Un nuovo centrosinistra deve aver ben chiari nei suoi statuti i segni del cambiamento, dell'innovazione e dell'alternativa, renderli tangibili ai cittadini e agli elettori. La vittoria (non solo elettorale) sarà allora un obiettivo possibile
Fr 3.7.2011 Gianni NARDONE Coordinatore Provinciale e Componente del Comitato Politico Nazionale Socialismo 2000-F.d.S
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