Crisi dell'edilizia in ciociara
| Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche |
di Orlando Cervone 18 dic 2010 - Qualche giorno fa i lavoratori dell'edilizia, le loro rappresentanze sindacali, gli imprenditori e le loro associazioni si sono trovati tutti insieme a Frosinone per denunciare il forte stato di crisi del settore edile. Sono stati analizzati vari fattori, come la crisi dell'edilizia pubblica: i tagli agli Enti Locali bloccano ogni appalto. Ogni opera utile al territorio ed ossigeno vitale per tutti gli operatori è rinviata o tagliata. Non decollano le "grandi opere", e si bloccano i fondi già previsti. Basti ricordare il mancato finanziamento dello Stadio di Frosinone e forse anche del Teatro e di tantissime opere in tutti i Comuni. Gli stessi Enti Locali prevedono riduzioni grandissime negli investimenti, stante la diminuita erogazione da parte dello Stato. Anche per l'edilizia privata c'è forte riduzione. Questo dipende da leggi spesso punitive anche per il singolo cittadino che vuole costruirsi la prima casa. Abbiamo leggi troppo uguali per Comuni di 3 milioni di abitanti e di tremila. Per esempio si potrebbe pensare che, per la prima casa, nelle zone di completamento i costi delle opere di urbanizzazione vengano ridotto. Infatti quei cittadini, da anni, pagano già l'ICI per la destinazione d'uso del loro terreno ed i Comuni non devono investire ulteriormente. Quindi c'è una crisi dell'edilizia che è nazionale. Purtroppo, come per molti altri settori, in Ciociaria stiamo messi peggio. Infatti la quasi totalità dei lavoratori ed imprese edili ciociari, da sempre, operano nella edilizia privata a Roma. Allora è scattato un meccanismo perverso. Infatti quasi tutte le costruzioni sono nelle mani di pochi palazzinari. Questi, negli anni del boom dell'edilizia, mentre pagavano 800/900 euro a metro quadrato, chiavi in mano, alle nostre maestranze, che hanno lavorato in regime di sub appalto, magari di terza mano, hanno rivenduto, prima ancora di costruire a 4.000/6.000 euro al metro quadrato. Questo significa che qualcuno ha dovuto pagare, per pochi metri quadrati, cifre astronomiche, quattro o cinque volte il valore reale di costruzione. Oggi mutui già contratti per trenta, quaranta anni non consentono di fare altri acquisti; le famiglie non hanno neanche i soldi per la manutenzione. Ma ai palazzinari di Roma questo non interessa: loro non hanno nemmeno una carriola. I guai sono dei lavoratori e delle piccole imprese ciociare. Qualcuno con questa speculazione è diventato vice presidente delle Assicurazioni Generali. Allora in Ciociaria la crisi è doppia. Se abbiamo il coraggio di dire, tutti, come stanno le cose per il futuro non si faranno gli stessi errori. E' il modello di sviluppo che va cambiato. Questo non deve spaventare le piccole imprese, perché sono le prime ad essere spremute e sfruttate. La modernità è dare a chi ha lavorato il frutto del proprio lavoro. Anche gli incidenti sul lavoro nell'edilizia laziale, che conta 58 morti solo nel 2010, stanno a testimoniare che chi ci rimette, anche la propria vita, sono quelli che si alzano la mattina alle quattro e che con lunghe file di pulmini vanno a Roma, tutti i giorni, a buttare l'anima, per poco più di mille euro al mese. Oggi si ritrovano senza lavoro, con i padroni di Roma, satolli ed il portafogli stracolmo.
Da Orlando Cervoni segretario provinciale del Partito dei Comunisti Italiani – Federazione della Sinistra
P.S. Ringrazio, fin da ora, tutti per la pubblicazione delle presenti riflessioni.{jcomments on}
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