Dal Pd una proposta di legge per l'acqua pubblica

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Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche

acqua_120qudi C.R. da paneacqua.eu 21 ott 2010 - Beni comuni No alla privatizzazione forzata dell'acqua e una "gestione industriale" del servizio idrico nell'interesse dei cittadini e non dei profitti e del mercato. Saranno gli Aato ad affidare la gestione a un soggetto che valuteranno loro, in rappresentanza degli enti locali. Il controllo rimane in mano pubblica rafforzato dalla supervisione di un Autorità di garanzia nazionale. E' l'obiettivo di una proposta di legge per l'acqua pubblica presentata dal Pd. Ne parliamo con l'estensore della proposta, il senatore Filippo Bubbico

Il Pd presenta una proposta di legge per ribadire che l'acqua è un bene pubblico, ma non si accoda al referendum promosso dal comitato per l'acqua pubblica (di cui fanno parte centinaia di associazioni oltre che movimenti politici).

In particolare, sul referendum, Bersani ha spiegato che è "un messaggio importante e giusto, ma non è in grado di consegnare un esito normativo che dia razionalità al problema", senza contare il rischio di mancato raggiungimento del quorum che lo trasformerebbe in un "boomerang".

Anche Franceschini, che ha firmato per il referendum, ha voluto testimoniare l'assoluta unità del partito su questo tema ed ha sottolineato che la proposta di legge "traduce in un articolato il tema dell'acqua pubblica che è oggetto del referendum. Del resto l'aspetto prevalente della battaglia referendaria era culturale perché i quesiti referendari sono sempre limitati al merito delle questioni poste".

Durante una conferenza stampa il segretario Pierluigi Bersani e i capigruppo di Camera e Senato Dario Franceschini e Anna Finocchiaro, hanno illustrato motivi e contenuti della proposta di legge su cui i democratici avvieranno un confronto con iscritti, amministratori, ambientalisti e consumatori. Primo obiettivo: quello di evitare la "privatizzazione forzata" che è stata introdotta dal decreto Ronchi. Il secondo obiettivo di fondo è quello di realizzare in tutto il Paese una "buona gestione industriale" che abbia le dovute "garanzie" perché possa funzionare senza squilibri nelle diverse parti dell'Italia. "L'acqua e la sua buona salute sono valori indisponibili: l'acqua va riconsegnata al buon Dio così come ce l'ha data" ha detto Bersani: "L'intero ciclo deve avere una responsabilità pubblica nella programmazione e nel controllo, ma questo può avvenire con un progetto industriale che può dare al ciclo una sua razionalità".

Nella proposta del Pd la presenza dei privati è infatti possibile ma sotto la responsabilità pubblica. Per Bersani ora si deve cercare su questo testo "un largo coinvolgimento" e Franceschini ha spiegato: "vogliamo capire se è possibile che anche qualcuno nella maggioranza si ravveda rispetto al decreto Ronchi". "La proposta - ha detto Anna Finocchiaro - è coerente con le scelte del Pd: cominciamo a introdurre l'idea di una gestione federalista delle risorse, con livelli essenziali e fondi che garantiscano l'accesso". "La nostra non è un'iniziativa estemporanea - ha proseguito Anna Finocchiaro, prima firmataria della proposta di legge -, e si inserisce nel quadro di modifica del codice civile riguardo ai beni comuni".

Per capirne di più abbiamo contattato il senatore Filippo Bubbico, principale artefice della proposta di legge.

La proposta del Pd è volta ad affermare un "diritto all'acqua" garantendo un "livello minimo di prestazione per evitare diritti di serie A e di serie B". Ma come si articolerebbero questi diritti?

L'iniziativa referendaria va valorizzata, ma il referendum non risolve il problema. L'acqua è un bene comune dell'umanità, va preservata per le future generazioni. Va garantito il governo della risorsa perché gli usi risultino sostenibili e venga data priorità al consumo umano. In più l'acqua deve essere restituita ai corpi idrici in condizioni di qualità soddisfacenti per preservarla per le future generazioni. L'accesso al servizio è livello essenziale di cittadinanza come definito dall'articolo 17 della Costituzione: tutti i cittadini non solo hanno diritto all'acqua, ma hanno diritto all'accesso al servizio idrico (quindi ricevere acqua in casa e godere di un altro servizio fondamentale che è quello del collettamento delle acqua reflue e della depurazione delle stesse per la loro restituzione ai fiumi in condizioni di qualità accettabile per far sì che l'oro blu rientri virtuosamente nel circolo ambientale).

Parlando di sevizio, emerge il tema dell'efficienza nella sua gestione...

Già, acqua prelevata alla fonte; portata a casa dei cittadini; ri-prelevata e restituita ai fiumi senza sprecare nulla e gestendo un processo industriale perché entrano in campo competenze saperi sensibilità ambientali e principi etici. Ecco perché il servizio deve essere gestito secondo logiche industriali e criteri di efficacia ed economicità. Perché un servizio gestito male spreca risorse e ricade sulla fiscalità generale e sui cittadini, colpendo ancora una volta i cittadini più deboli.

Questi sono i principi generali. Parliamo ora della gestione.

L'uso della risorsa idrica deve svilupparsi in condizioni di sostenibilità e la risorsa non è altra cosa rispetto al territorio, e quindi chiama in causa l'autorità del distretto geografico, le regioni, province e comuni titolari della tutela dell'assetto del suolo. Insomma, l'uso della risorsa idrica risultare compatibile con i bilanci idrici governati dalle autorità di distretto alle quali partecipano le regioni e lo Stato.

Saranno quindi le regioni a decidere l'ambito territoriale ottimale (Aato) procedendo comune per comune o aggregando su base più ampia il servizio, avendo come riferimento obiettivo l'efficienza e l'uso sostenibile della risorsa che vanno declinati luogo per luogo. Anche dal punto di vista energetico insito, per esempio, nel trasferimento e il pompaggio.

Una volta definito il perimetro, i titolari dell'Aato saranno i sindaci in carica, e quindi risolviamo il problema della moltiplicazione delle figure con conseguenti costi, responsabilità e perdita di relazione diretta tra amministratori e amministrati. A sua volta, l'assemblea dei sindaci è presieduta dalla figura apicale dell'ambito di riferimento (se è la regione è presieduta dal presidente regionale, se è la provincia è il presidente della provincia; se non coincide neppure con la provincia decidono i sindaci quale comune porre al vertice della catena di decisione, ndr).

L'assemblea dei sindaci assume le decisioni con un unico passaggio: l'adozione degli atti che vengono sottoposti ai singoli consigli comunali e gli altri soggetti come le associazioni dei cittadini chiamati ad esprimere le loro valutazioni. A questo punti i sindaci tornano all'Aato arricchiti dalle valutazioni dei consigli comunali, delle associazioni dei cittadini etc.

Vediamo se ho capito bene: a questo punto l'assemblea d'ambito definisce l'impianto strategico: per esempio: la necessità di garantire l'acqua 24 ore su 24 a tutti i cittadini, anche nelle frazioni più impervie, la garanzia che l'acqua sia depurata e che la qualità sia alta, e ultimo - ma non certo per importanza - ne definisce anche il costo. A quale costo? Attraverso quali soggetti?

L' assemblea d'ambito stabilisce quello che possiamo definire il livello massimo della sostenibilità della tariffa, vale a dire il tetto di costo che non deve e non può essere superato. Per tutti. A questo punto possono entrare in gioco vari attori: si può optare per una società solo pubblica, una mista o una meramente privata. In ogni caso la decisione è assunta dalla comunità locale e non imposta per legge come avviene con il decreto Ronchi.

Ciascun soggetto pubblico o privato deve presentare un piano esecutivo con il quale dimostra di soddisfare tutti gli obiettivi del piano strategico varato dall'assemblea d'ambito e nel quale presenta anche gli eventuali miglioramenti che intende introdurre...

Puoi farci un esempio?

Mettiamo che l'Aato stabilisca a 1 euro il tetto di costo massimo per metro cubo d'acqua. Il soggetto che presenta il piano esecutivo (pubblico, misto o privato) può decidere che il servizio arrivi a costare 90 centesimi di euro. Non 1 euro e 10. Stiamo parlando di acqua per uso umano e civile. Non per usi industriali e agricoli che rispondono ad altre logiche.

A questo punto, gli Aato assegnano la gestione del trasporto dell'acqua. Quella che può essere chiamata "la brocca". Per quanto tempo e con quali controlli?

Assumiamo che si opti per un soggetto pubblico: avrà la gestione per trenta anni con verifica e conferma biennale. Vale a dire che, anche il soggetto pubblico non può fare tutto ciò che vuole, le verifiche intermedie valgono per tutti. Ci sono poi problemi di garanzie affinché l'assemblea d'ambito non assuma decisioni punitive (per esempio con il cambio di colore politico): la proposta di conferma o sospensione della gestione viene valicata da un'Autorità indipendente del servizio idrico integrato, costituita a livello nazionale.

Torniamo alla "brocca" o ai tubi. Spesso sono fatiscenti. L'Italia paga pesantemente l'insufficiente manutenzione delle infrastrutture. Anche in termini di dispersione dell'acqua. Come fare a trovare i soldi necessari?

Nella nostra proposta di legge si prevede che all'interno della tariffa a carico del cittadino sia conteggiata una quota (un venti per cento) da stornare per finanziare le dotazioni idriche. Questa quota non viene riscossa dal titolare della gestione ma viene versata in un Fondo nazionale. Fondo affidato ad un regolamento successivo che però potrebbe essere allestito per esempio presso la Cassa depositi e prestiti e alimentato anche da una quota di fiscalità generale tanto da rendere effettivo l'accesso all'acqua di tutti i singoli cittadini.

Chi presidia queste azioni?

L'Autorità nazionale di regolazione segue anche gli interventi in termini di riequilibrio. In sintesi, la nostra proposta di legge cammina su due gambe: un principio di forte autonomia locale e strumenti solidi dal punto di vista nazionale. Due gambe con un'unica idea in testa: Non si deve mai mettere in discussione i diritti di cittadinanza che devono valere ovunque nel Paese.{jcomments on}

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Ultimo aggiornamento (Lunedì 25 Ottobre 2010 18:20)

 
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