Un vulcano di buona politica

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Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche

di Valerio Ascenzi - Un vulcano che sprigiona buona politica. Gli Stati Generali delle Fabbriche di Nichi (Vendola). Il presidente della Regione Puglia si mette in gioco nelle primarie del centrosinistra per la leadership alle Politiche del 2013. Eyjafjallajökull è il nome del vulcano islandese che a marzo 2010 ha bloccato gli aeroporti di tutta Europa.

E' stato un evento naturale, non programmato capace di mandare in tilt i sistemi aeroportuali delle maggiori capitali europee. Eyjafjallajökull è anche il nome che le Fabbriche di Nichi hanno scelto per gli Stati Generali, sottotitolando "eruzioni di buona politica". Baia San Giorgio, a Bari, è una sconosciuta, almeno per noi, località nei pressi del capoluogo regionale pugliese, che s'affaccia sul mare. Durante l'ultimo week end il caldo torrido non ha impedito a più di millecinquecento giovani (e meno giovani) di partecipare a agli Stati Generali delle Fabbriche di Nichi (Vendola ovviamente). Da qui il governatore della Puglia, nella giornata conclusiva ha annunciato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra, dicendo di voler sparigliare i giochi del centrosinistra.

E' proprio dal concetto di sparigliare che voglio partire. Un verbo non molto in uso nell'italiano corrente, diciamo anche un po' obsoleto, sinonimo di "separare" o "dividere". Decontestualizzando questo concetto dal discorsi di Vendola si può arrivare a concludere che il Presidente della regione Puglia abbia intenzione di distruggere quanto di poco è rimasto del centrosinistra. E' vero il contrario, invece. "Sparigliare i giochi del centrosinistra" è una azione che nella concezione vendoliana, sta a significare l'atto di voler porre fine a quella serie di meccanismi della politica di palazzo, che portano a prendere decisioni al vertice e "calarle" sulle teste degli ipotetici elettori e simpatizzanti. Sparigliare nell'accezione dei dialetti del Sud Italia - ma anche nei dialetti di qualche paesino della nostra provincia di Frosinone - in effetti ha un significato più simile a "mischiare". Mischiare dunque le carte in tavola, per creare confusione, ma non una confusione negativa, ma quel caos da cui tutto si genera. Per ripartire da una sorta di tabula rasa dalla quale può nascere una nuova proposta. Per ricominciare Vendola non propone la sua candidatura a premier, bensì la sua candidatura alle primarie che decideranno il leader della coalizione di centrosinistra, in vista delle Politiche del 2013. Badate bene: leader del centrosinistra per le campagna elettorale del 2013, non Primo Ministro, poiché in Italia non eleggiamo direttamente il premier, lo nomina sempre il Presidente della Repubblica. Sottolineo questo punto, perché a forza di rincorrere Berlusconi, non ci siamo accorti che nelle teste degli italiani la Costituzione Repubblicana è stata modificata, mentre sulla carta tutto è uguale a prima.

Chi è Nichi Vendola? La sua carta d'identità dice che ha 52 anni, è nato a Bari, ha militato nel grande PCI, per poi passare a Rifondazione Comunista, partito con il quale è stato eletto deputato per quattro legislature. Nel 2005 è divenuto presidente della Regione Puglia, battendo l'allora presidente uscente Raffaele Fitto, ex ministro del Governo Berlusconi, attualmente deputato del Pdl. Dopo numerose vicissitudini - che l'hanno visto prima vincitore delle primarie del centrosinistra nel 2009 - ha battuto nuovamente Fitto alle elezioni del 2010. Non sono le elezioni del 2005 che gli hanno fatto da cassa di risonanza mediatica. Bensì le vicende legate alle ultime elezioni regionali, quando il centrosinistra non voleva riconfermarlo alla guida della regione. Ad esser consapevoli dell'ottimo operato di Vendola però erano per lo più gli elettori, i quali hanno avuto la forza di sostenerlo. Il centrosinistra, a dire il vero, per evitare la sua candidatura era arrivato addirittura a rifiutarsi di organizzare le primarie. Ma i militanti sono insorti e insieme a Vendola ed altri amministratori hanno promosso le nuove primarie, che Vendola ha vinto. Per lui l'esame è stato di nuovo doppio: battere il centrosinistra per poi battere il centrodestra.

La vittoria di Vendola, come analizzava Luca Telese su La7 all'indomani delle regionali del 2010, non nasce però dalle primarie del 2009. La verità è che Vendola, già dal 2003-2004, incarna un sentimento popolare di quella che potremmo definire una sorta di "disobbedienza civile" da parte del popolo del centrosinistra, dei militanti, dei simpatizzanti e di tutti coloro i quali da anni praticavano l'astensionismo. Vendola si è rivelato pericoloso per coloro i quali, negli apparati di partito, hanno mostrato di non poggiare con i piedi sulla realtà. Quelli che con la realtà pugliese non facevano più conti da un pezzo, non hanno avuto vita facile.

Cosa spinge Vendola a candidarsi per le primarie del centrosinistra? Innanzitutto annunciando questa volontà, ha costretto tutti gli altri ad accettare una sfida che si giocherà sul suo terreno. Per evitare che a qualcuno possa venire in mente di non organizzare le primarie, Vendola ha costretto gli altri leader ad affermare che, caso mai, anche loro sono pronti per la corsa alle primarie. (Si veda Di Pietro). Così stavolta, possiamo star sicuri: non ci sarà scampo di certo per vocazioni maggioritarie. Perché d'ora in avanti saranno i militanti del centrosinistra, memori della sconfitta elettorale del 2008, a cercare le primarie a tutti i costi.

Nelle analisi di Nichi, traspare una conoscenza specifica della società odierna. Molto di quanto egli espone lo si deve ai giovani delle Fabbriche che lavorano al suo fianco. Questi gruppi di lavoro, questi laboratori politico – culturali, che non sono affatto un prolungamento di Sel, operano sul territorio producendo quella che è una sorta di agenda politica dal basso. Vendola non fa altro che mettere inserire nella sua agenda ciò che raccoglie tra i meandri di una Puglia (oggi, ma di una Italia domani se glielo concederanno) che desidera una politica migliore. Vendola afferma di guardarsi allo specchio e di vedere noi (ovvero gli italiani) che ci arrabbiamo di fronte all'inadeguatezza della politica attuale; noi che non sopportiamo l'assenza di una valida alternativa costruita sulle idee che vengono dal Paese.

A chi obietta: "si ma la Puglia è solo una delle regioni italiani"; i giovani di tutta Italia presenti agli Stati Generali, rispondono: "la Puglia è, in piccolo, lo specchio dell'eterogeneità della nazione". Di fatti, le varie province pugliesi sono talmente diverse tra loro che vengono percepite come entità geografiche separate, per numerose caratteristiche che non vado qui ad analizzare, per non uscire troppo dal seminato. Quindi, se un esperimento del genere è riuscito in Puglia, basta poco per amplificarlo a carattere nazionale. Ma questo è ancora da vedere.

A conclusione degli Stati Generali, il governatore Pugliese, si presenta sul palchetto con un paio di jeans e una polo blu scuro. Parla sotto il sole cocente per circa un'ora, idratandosi bevendo esclusivamente "acqua pubblica", affrontando vari temi. Tra cui quello della paura di vincere, o meglio... di perdere. Afferma che non c'è alcuna estetica della sconfitta. Quando si perdono le elezioni ci sono sempre dei motivi e soprattutto non esistono buoni risultati nella sconfitta. Ma quel che, almeno a nostro avviso, il centrosinistra deve imparare è che si deve "giocare" senza paura. Non amo il calcio, ma mi rifarò a questo sport per spiegarmi meglio: la nazionale italiana perde ai mondiali in Sud Africa per paura di giocare. Ma se l'allenatore avesse messo in campo le risorse migliori, forse la paura sarebbe stata minore. In pratica: per vincere le elezioni, il centrosinistra deve poter proporre le sue forze migliori, i suoi uomini migliori. Deve crearne di nuovi laddove ce n'è bisogno (Cosa che da anni non accade!!). E, diversamente dal calcio però, deve coniugare il verbo "vincere" al plurale. Nel calcio la vittoria è sempre degli atleti, condivisa, almeno in quanto a gioia momentanea, con i tifosi. In politica però, è bene chiarirlo una volta per tutte, non ci sono i tifosi. Ci sono i cittadini e una vittoria è tale se alla fine sono le esigenze dei cittadini a trovare risposte. Se i cittadini percepiscono che un candidato, rispetto ad altri, saranno in grado di giungere al risultato di una "vittoria collettiva", è possibile che si riduca anche l'astensionismo.

Il mezzo che fa da tramite tra la "politica" propriamente detta e l'esigenza di buona politica sono le "Fabbriche di Nichi". E' il nome dei laboratori politico – culturali, nati per essere almeno all'inizio dei comitati elettorali per Vendola nel 2010. Oggi sono un fenomeno che non può considerarsi circoscritto alla sinistra radicale, ne possono essere considerate come un "prolungamento" di Sel. Vendola è stato chiaro: Sel e le Fabbriche sono reciprocamente simpatizzanti ma restano distinte.

A riprova di quanto afferma Vendola, c'è la testimonianza di quanti, agli stati generali, hanno preso parola. Gran parte dei partecipanti era iscritta ai partiti del centrosinistra. Di questi un buon 40% proveniva dal Pd. In generale militanti stufi di non poter esprimersi all'interno del loro partito, stufi di un immobilismo che nasce proprio dal basso, dove le sezioni dei partiti non ci sono più e dove una discussione non si apre più neanche in un pub. Inoltre le Fabbriche - fenomeno esploso anche a livello nazionale - raccolgono la voglia di politica di coloro i quali, non appartenendo ad alcun partito, non avendo mai fatto militanza attiva, vogliono contribuire alla nascita di una alternativa alla politica attuale.

La strategia è totalmente nuova, poiché tanto per cominciare se si trattasse di un partito di sinistra radicale non si punterebbe a dialogare con la maggioranza della popolazione italiana. Inoltre l'agenda politica che Vendola ha presentato alla fine del suo discorso lascia trasparire che il vento del cambiamento, stavolta soffia da sinistra. Si è parlato di lotta alle disuguaglianze; della difesa del "bello" o della "bellezza", nello specifico dei paesaggi, della cultura, dell'ambiente; sono stati sviscerati in maniera obiettiva temi come scuola, università e ricerca; è stata fatta una analisi spietata sui temi della giustizia fiscale e dei diritti. Questi argomenti, sono ovunque nel mondo, il programma di un grande partito progressista. Mentre in Italia non se ne parla. Anzi: ne parla la base dei partiti, mentre i vertici sembrano voler pensare ad altro.

L'analisi vendoliana della società odierna, appare cruda e radicale, ma non è di certo frutto di una sorta di populismo di sinistra. Chi lavora al suo fianco lo sa benissimo: si cerca una soluzione a determinati problemi irrisolti, camminando tra la gente e domandando. La risposte della gente comune fanno in modo che si costruisca un costante scambio di idee tra il politico e il cittadino: quest'ultimo chiede soluzioni ad un problema, il politico risponde cercando risposte ed educando, ove è possibile, il cittadino a non esser "suddito" ma parte attiva della società in cui vive. Vendola non è un populista neanche quando attacca il centrodestra, poiché lo attacca sui temi di una politica scellerata che non ha guardato alla crisi economica in atto e che continua a nascondere le conseguenze, sia quelle immediate sia quelle a lungo termine, della crisi stessa. Afferma che parlare di crescita del Pil, non sta a significare l'aumento di ricchezza della nazione, poiché oggi il 50% del patrimonio economico italiano è nelle mani del 10% della popolazione. Il restante novanta, forse si divide l'altra metà. Forse!! Non è populista neanche quando attacca Berlusconi sull'immobilismo del suo Governo, ne sulle scelte di una politica che ha portato al disfacimento della cultura, della scuola, dell'università in cui le cosiddette "baronie" non sono state debellate, ne sono semplicemente nate delle altre. E poi, nella contestazione del malaffare e della commistione tra politica e affari, solleva una questione morale, proveniente da quella cultura berlingueriana, di cui non si sentiva parlare da troppo tempo e di cui troppo velocemente la sinistra si è liberata. Una cultura a cui gli italiani di sinistra sentono ancora di appartenere.

La candidatura di Vendola nasce dalla base. Non solo dalle Fabbriche, ma soprattutto dalla voglia di cambiamento che l'Italia attende da troppi anni. Le Fabbriche sono un fenomeno in grado di generare grandi aspettative. E' un fenomeno di reazione a quello che è stato l'immobilismo culturale di una sinistra che per decenni si è crogiolata su un sistema valoriale che era ben radicato nella società, memore della resistenza. In questi anni però, complici anche varie crisi ideologiche, politiche ed economiche, la destra italiana ha agito come in altri paesi, cercando di smantellare il sistema valoriale della sinistra. Affermando, con metodo scientifico, quasi quotidianamente, l'inadeguatezza delle politiche di sinistra, comuniste e socialiste. Questo è stato possibile grazie ai media, che sono rimasti sempre falla parte dei conservatori italiani e grazie ad un nutrito gruppo di politici di centrosinistra che credeva di poter andare avanti battendo sempre sui temi che hanno contraddistinto gli anni '70. Quei temi non erano più validi già a partire dagli anni '80. Una analisi più approfondita di questi fattori, spiegherebbe il motivo per cui oggi, la maggior parte dei giovani dice di votare a destra, o di votare "Silvio".

La crisi economica è dalla nostra parte. Lo è stata per Obama dandogli la possibilità di ridisegnare un sistema valoriale dei democratici americani. Forse l'esempio non piacerà a qualcuno, però Obama vince perché i democratici hanno ridisegnato il loro linguaggio politico già a partire dall'era Clinton. Quando i cittadini Americani iniziarono a pensare che l'intervento dello stato, le politiche sociali, nuocessero all'economia nazionale, iniziò l'ascesa dei Repubblicani. Il grimaldello per arrivare alla mente dei cittadini, anche allora furono varie crisi economiche.

Così come è accaduto negli Usa con Obama, che ha saputo coniugare grandi doti comunicative, con la volontà di promuovere una politica autenticamente "sognata" per la collettività, anche in Italia Vendola può iniziare – cavalcando il clima generato dalla crisi economica – a raccontare una storia fatta di speranza. Speranza nella riprese economica, a patto che tutti facciano sacrifici; sperare una nazione migliore fatta da politici migliori e nella meritocrazia per i giovani, ad esempio. Non è uno "scimmiottare" Obama (ogni riferimento è puramente casuale alle vicende del 2008!), poiché nel modo di agire politico di Vendola, sono riportati (e solo in minima parte) alcuni metodi utilizzati anche da Obama nelle sua campagna elettorale. L'errore del 2008 fu quello di pretendere che, copiano l'intero sistema valoriale dei democratici statunitensi, si potesse adattare la politica americana a quella italiana. Ma noi italiani siamo una delle più antiche e complesse nazioni della vecchia Europa. Questo non era stato considerato, mentre oggi, questo aspetto non viene per nulla tralasciato.

Ci sarebbero ulteriori punti da analizzare. Alcuni dei temi toccati, nonostante abbia scritto molto, sarebbero da approfondire. Per questo se lo riterrete opportuno scrivetemi a valerio.ascenzi@gmail.com per chiedermi spiegazioni. Produrrò nuovi testi per ogni tema da approfondire.{jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Giovedì 22 Luglio 2010 12:31)

 
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