Pensioni, la realtà è diversa da quella dipinta dal centrodestra
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di Cesare Damiano*, da aprileonline.info 12 giu 2010 - Il governo minimizza, ma il provvedimento adottato giovedì dal Consiglio dei ministri, che eleva l'età pensionistica delle donne dipendenti dalla pubblica amministrazione, è inaccettabile. L'Europa ha chiesto all'Italia un'altra cosa: equiparare, nel lavoro, le condizioni salariali e normative di uomini e donne.
E mentre di questo non c'è ombra nell'azione concreta della maggioranza, Berlusconi e soci hanno deciso di imboccare la strada più facile: penalizzare le donne.
Il governo minimizza, ma il provvedimento adottato giovedì dal Consiglio dei ministri, che eleva l'età pensionistica delle donne dipendenti dalla pubblica amministrazione, è inaccettabile. In sostanza si tratta di un nuovo "scalone", questa volta a danno delle sole lavoratrici che, dal 2012 per andare in pensione, dovranno avere 65 anni anziché i 61 attuali. Una misura iniqua, per la quale, ancora una volta, il governo si fa scudo delle richieste avanzate dall'Unione europea distorcendole e interpretandole a proprio piacimento. La realtà, infatti, è diversa da quella dipinta dal centrodestra. L'Europa ha chiesto all'Italia un'altra cosa: equiparare, nel lavoro, le condizioni salariali e normative di uomini e donne. E mentre di questo non c'è ombra nell'azione concreta della maggioranza, Berlusconi e soci hanno deciso di imboccare la strada più facile: penalizzare le donne. Che in questo modo, tra l'altro, subiscono un doppio colpo. Il primo, con la riduzione delle finestre pensionistiche, in fase di attuazione per tutti - maschi e femmine, pubblici e privati. Il secondo, con questo innalzamento dell'età.
Le stesse affermazioni del governo sono proprie di chi sa di averla fatta grossa, ma non lo vuole ammettere.
Sacconi e Brunetta sostengono che il provvedimento è marginale, che in tutto toccherà circa 25mila lavoratrici e che i risparmi saranno assai limitati, nell'ordine dei 150 milioni di euro. Come dire che, se non fosse stato per il diktat di Bruxelles, l'esecutivo non si sarebbe nemmeno sognato di intervenire. Anche in questo caso, però, le cose non stanno così. Secondo i calcoli della segreteria tecnica del ministero del Lavoro, i risparmi prodotti da questa misura, da qui al 2019, saranno in tutto di 1,4 miliardi di euro così ripartiti: 50 miliardi nel 2012, 150 nel 2013, 250 nel 2014, 350 nel 2015, 300 nel 2016, 200 nel 2017, 100 nel 2018 e 50 nel 2019.
C'è poi un altro aspetto da non sottovalutare. Con il provvedimento assunto giovedì si crea una disparità, anche normativa, tra pubblico e privato. Un precedente preoccupante. Che in futuro potrebbe aprire la strada a ulteriori interventi e potrebbe suggerire, per restare in tema di pensioni, altri ritocchi. Magari per armonizzare, questa volta, il privato col pubblico. L'appetito, si sa, vien mangiando.
Per ottemperare alle richieste di Bruxelles si potevano - e si possono - trovare altre soluzioni e gli stessi risparmi potevano - e possono - essere realizzati percorrendo altre vie. Basta avere un po' di coraggio. Il Pd una sua controproposta ce l'ha e credo che su questa il governo si debba misurare. Si tratta di recuperare l'uscita flessibile verso la pensione già prevista dalla legge Dini del '95. Come? Fissando un'età di base comune, per uomini e donne, a 61 o 62 anni al fine di raggiungere quella quota 97 (età anagrafica più età contributiva) prevista nel 2013 dalla riforma Prodi - Damiano e, oltre questa soglia, consentire a lavoratrici e lavoratori la possibilità di una scelta autonoma fino al limite massimo dei 70 anni. Questa strada consentirebbe di accogliere le sollecitazioni dell'Unione europea, di utilizzare appieno la flessibilità in uscita e di rispondere al progressivo innalzamento delle aspettative di vita. Tutto, tenendo conto che, per ciò che riguarda i costi, il governo ha già varato, con effetto dal 2015, una clausola di adeguamento automatico dell'età per andare in pensione al tendenziale allungamento della durata della vita delle persone.{jcomments on}
*Capogruppo Partito democratico in Commissione Lavoro alla Camera
www.cesaredamiano.org
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 14 Giugno 2010 17:18)







