Bersani sigla "tregua" con minoranza, Veltroni asseconda
| Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche |
fonte delle notizie aprileonline.info - La tregua tra Pier Luigi Bersani e la minoranza del Pd sembra funzionare, il copione scritto ieri dal segretario e da Dario Franceschini è stato confermato dalla prima giornata di assemblea nazionale.
La tregua tra Pier Luigi Bersani e la minoranza del Pd sembra funzionare, il copione scritto ieri dal segretario e da Dario Franceschini è stato confermato dalla prima giornata di assemblea nazionale e il partito recupera un'immagine unitaria, alla vigilia della manovra 'lacrime e sangue' che il Governo si appresta a varare. Resta sullo sfondo, come previsto, il dibattito sul prossimo candidato premier.
L'ipoteca che Walter Veltroni ha provato a lanciare nelle scorse settimane per ora è 'congelata' dall'intesa raggiunta dal segretario con buona parte di Area democratica e l'ex sindaco di Roma sembra fare buon viso a cattivo gioco quando, dopo l'intervento di Bersani, parla di "buona base di discussione".
La minoranza, nei giorni scorsi, aveva chiesto al segretario di "dire la sua" sulla manovra, di non "giocare di rimessa" e Bersani su questo punto non ha deluso le attese di ex popolari e fassiniani. Non si è limitato ad attaccare il Governo ("Non c'entra la Grecia, Tremonti ha sbagliato le previsioni") e a ripetere che il Pd è pronto al dialogo se Berlusconi e Tremonti "ci mettono la faccia", ma ha indicato le priorità del partito: no a nuovi prelievi a carico del lavoro, delle famiglie e delle imprese e mettere invece "il carico" sulla rendita e sulla ricchezza; recupero dell'evasione; riduzione della spesa di beni e servizi per la Pa; apertura di "piccoli cantieri" per stimolare la ripresa.
Bersani ha attaccato più volte il Governo e la maggioranza, minacciando "ogni forma di ostruzionismo" contro il provvedimento sulle intercettazioni, evocando l'abbandono da parte del Pd della bicamerale sul federalismo "se non usciranno fuori le tabelle", definendo "acqua fresca" il ddl del Governo contro la corruzione e ripetendo che quelli della "cricca" non sono solo "mele marce come dice Berlusconi".
Il segretario ha toccato con grande cautela i temi 'interni': pochi accenni, mai polemici, e piccole concessioni alla minoranza. Ha chiesto di evitare "i girotondi su noi stessi", ha invocato "rispetto anche in casa nostra", ha risposto, senza citarlo, a Carlo De Benedetti: "Accettiamo le critiche, amichevoli od ostili che siano. Non accettiamo le critiche pelose. Le critiche di chi ad esempio nel vasto mondo delle cosiddette classi dirigenti, per qualificare il proprio conformismo verso la destra, se la prende con noi".
Quindi, niente più sarcasmo sulla 'vocazione maggioritaria' e, anzi, un'assicurazione a proposito delle alleanze: certo, resta l'impegno a "confrontare le nostre proposte con le forze di opposizione parlamentare, l'Udc e l'Italia dei Valori, i Radicali", così come si continuerà a guadare anche alle "forze politiche che son fuori dal Parlamento, ma "non ridurremo il tema delle alleanze a meccanismi politicisti, ma lo terremo strettamente legato al progetto".
In conclusione, l'appello a superare gli steccati del congresso: "Ciascuno di noi sappia, a cominciare da me, che quando parla o quando agisce maneggia una proprietà indivisa, un patrimonio comune non frazionabile in feudi personali o in ambizioni personalistiche". E, soprattutto, "Non dobbiamo ossificare gli schieramenti congressuali né possiamo compensare questo rischio con dei politicismi fatti in casa".
Franceschini dirà solo domattina la sua, ma l'aria sembra chiara fin da ora e le parole di Piero Fassino e Giuseppe Fioroni rappresentano un termometro importante: le parole di Bersani, per Fassino, sono uno "sforzo verso quel cambio di passo che avevamo chiesto a Cortona". E anche Fioroni, che nei giorni scorsi aveva più volte alzato la voce, oggi ammette: "Da Bersani sono venuti spunti positivi".
Un clima che, del resto, era già emerso in modo evidente nelle riunioni che Area democratica aveva tenuto ieri e nei giorni scorsi e che Veltroni aveva perfettamente chiaro. Non è un caso, allora, che le parole battagliere pronunciate dall'ex segretario a Cortona abbiamo lasciato il posto ad un pragmatico elogio per la "buona base di discussione" offerta da Bersani. Veltroni, addirittura, dice di non aver trovato punti non condivisibili nella relazione e che, al massimo, "ci sono cose che dovevano esserci e invece non c'erano...". Del resto, già due giorni fa, uno degli ex Ppi di area democratica rispondeva con un sorriso ai cronisti che gli chiedevano se all'assemblea sarebbe stato sollevato il tema del prossimo candidato premier: "Lo statuto dice che è Bersani - è stata la risposta - e se Bersani riscopre la vocazione maggioritaria, perché dovremmo sollevare questioni?".{jcomments on}
RelazioneBersani_AssGen_21-22mag2010
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimo aggiornamento (Sabato 22 Maggio 2010 16:18)







