Congresso PD. Rutelli: "Sto con Franceschini ma solo alle mie condizioni
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"Basta con il politically correct e no alle rese dei conti interne". Annuncia il suo appoggio a Franceschini. Ma lo accompagna a precisi paletti. Al termine della due giorni dei "Liberi Democratici", Francesco Rutelli scioglie la riserva e si schiera con l'attuale segretario del Pd. Ma è un sostegno condizionato dal rispetto di due rigide condizioni: "Il suo programma deve essere compatibile con i nostri obiettivi e la responsabilità del partito sia a livello centrale che territoriale deve essere improntata sulla condivisione leale e trasparente". Se così non sarà, avverte secco Rutelli, "resteremo democratici ma saremo molto più liberi".
Guarda al congresso l'ex sindaco di Roma e ne critica l'iter di avvicinamento. Parla di un'assise che rischia di trasformarsi "in una resa dei conti iniziata un quarto di secolo fa. Non per questo abbiamo fondato il Pd, ma per un nuovo inizio". Poi punta il dito verso lo Statuto che non "si adatta "a un contesto competitivo molto forte". Infine vede un rischio, quello cioè di uno scontro congressuale che si protragga fino alle Regionali del 2010, impedendo "al partito di presentarsi unito di fronte al centrodestra".
Il leader dei Lib-Dem si lascia andare ad un'analisi impiestosa dello stato di salute del Pd: "Se siamo lontani dal popolo è anche perchè siamo stati troppo inchiodati ad una raffica di politically correct che spesso non aveva ragion d'essere". Ricorda i provvedimenti del governo Prodi come il cune fiscale e aggiunge: "Abbiamo dovuto fare stranissime geometrie tra deduzioni e detrazioni per cui nessuno ci capisce e le persone non se ne accorgono".
Insomma, secondo Rutelli è giunto "il tempo di
fondare davvero il partito". E per farlo "bisogna superare l'impostazione di una leadership solitaria. Il partito deve valorizzare tutte le energie che ha, non giova creare un gruppo di fedelissimi intorno al capo". In pratica lo stesso concetto sottolineato con forza da D'Alema che aveva puntato il dito contro "il leaderismo plebiscitario".
Infine, un richiamo al rispetto delle diversità all'interno del Pd. Che suona come un richiamo alle frequenti voci che vedono Rutelli e altri ex della Margherita in rotta di avvicinamento verso l'Udc di Casini. "Non ci deve essere una sola persona che si eserciti a dire che un'altra persona deve essere cacciata dal Pd, magari a causa delle sue posizioni politiche, culturali, etiche, anche se di minoranza" scandisce Rutelli. Se ciò accadesse, sarebbe una "testimonianza di intolleranza, di culture del passato che affiorano" mentre "l'unica speranza di ampliamento dei consensi risiede proprio nella ricchezza e nel pluralismo delle idee". {jcomments on}
(4 luglio 2009)
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Ultimo aggiornamento (Sabato 04 Luglio 2009 17:46)
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