Congresso PD. La ricetta di Bersani

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Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche

di Fra. Sco da aprilenoline.info - Al teatro romano "Ambra Jovinelli" Pierluigi Bersani detta la sua piattaforma programmatica in vista del congresso del d, per il quale è candidato alle segreteria. Il partito che vuole deve avere come ancoraggi fondamentali il lavoro e i ceti popolari. E declina la veltroniana "vocazione maggioritaria" in un quadro di alleanze. "Parlo alla nuova generazione che è già in campo. Bisogna aprire loro la strada, facendo in modo che possa prendere in mano la discussione politica. Finalmente una discussione politica tra noi e sull'Italia".
Alle 17 in punto, Pierluigi Bersani fa il suo ingresso nella sala del teatro Ambra Jovinelli accompagnato dalle note di una canzone di Vasco Rossi, emiliano anche lui come il candidato alla segreteria del Pd. Fuori dal teatro sono rimasti in centinaia sotto il rischio di un acquazzone incombente: dentro sono occupati tutti i posti a sedere e pure quelli in piedi.

 Parte all'inizio un filmato di una decina di minuti che raccoglie le domande di comuni cittadini: cosa fa il Pd sul problema del lavoro, per i giovani e gli anziani? Come mettere un argine ai troppi contratti a termine? E sulla sicurezza? Subito dopo, Bersani sale da solo sul palco, cravatta rossa e abito scuro. Inizia a parlare dietro una piccola tribuna chiedendo un minuto di silenzio per i morti alla stazione di Viareggio, forse vittime della disattenzione sui temi della sicurezza sul lavoro.

 Già la scenografia dà il senso delle correzioni che l'ex ministro per lo Sviluppo economico vuole assestare al Pd: bisogna recuperare il rapporto con chi lavora, produce e rappresenta il nocciolo della società italiana. Per questo, a suo avviso, è utile un partito ramificato socialmente.

"In venti mesi - dice Bersani - abbiamo suscitato speranze che poi sono ripiegate su se stesse. Dalle elezioni escono indeboliti i nostri rapporti con i ceti popolari, pur con punti significativi di tenuta. Dobbiamo rimettere in cammino il progetto, i nostri problemi derivano dal fatto che non abbiamo appoggiato questo progetto su basi solide. Da qui la necessità di un Congresso davvero fondativo".

Il candidato alla segreteria del Pd non ci sta a pensare a una discussione che elogia un partito privo di identità: "Evitiamo un Congresso di vecchi contro giovani o viceversa, ci serve la testa di tutti. Io non sono il candidato di nessuno, quanto piuttosto un candidato che pensa che c'è bisogno di tutti". E' questo uno dei pochi riferimenti polemici all'attuale leadership del partito che lo dipinge come il fedelissimo di Massimo D'Alema.

Bersani, che non privilegia l'idea di un partito eclettico, è convinto che "senza una identità non c'è un messaggio di senso riconoscibile mentre la destra sparge ideologia con leghismo e berlusconismo". Questa identità il candidato alla segreteria la individua nel rapporto privilegiato con i ceti popolari. Per questo, riusa parole come "uguaglianza attraverso un mercato regolato" e "welfare che va rinnovato". Per Bersani, "il Pd è il partito del lavoro, di quello subordinato e di quello autonomo". E in questa carta d'identità inserisce i problemi della laicità su cui non ci sono state, a suo avviso, sufficiente attenzione e riconoscibili scelte.

L'ex ministro dei governi Prodi non rinuncia a parlare della crisi economica che rischia, è la sua opinione, di far retrocedere l'Italia dalle sue posizioni di eccellenza: "La destra minimizza, si prepara alla stagnazione e a una nuova stagione di condoni. La crisi non e' psicologica e non ci sta alle spalle. C'e' il pericolo di una caduta di rango per l'Italia. Bersani vuole lanciare un progetto concreto, positivo che aggredisca due mali nazionali: "La cattiva distribuzione delle ricchezze che è più accentuata rispetto ad altri paesi europei, la scarsa mobilità sociale che blocca ogni ricambio generazionale". Per il neo candidato alla segreteria serve una 'riscossa civica' che promuova idee e partecipazione contro "il liberismo che pensa che il mercato le regole se le dà da solo"

Bersani sa che ci vogliono parole chiare pure sulla sicurezza e sull'immigrazione: "L'incertezza dei flussi migratori si scarica sui ceti più deboli. La sicurezza è un diritto proprio per i più deboli ma non può essere solo repressione". Poi polemizza - senza nominare il premier Berlusconi - con chi ha rimosso "la dignità e la fatica della condizione femminile verso la quale va preteso rispetto". L'ex ministro, per ragioni di tempo, rinvia a due appuntamenti specifici l'approfondimento di due questioni a cui tiene molto: cosa vuol dire società della conoscenza; politiche produttive e industriali in collegamento con l'innovazione.

L'ultima parte del discorso, Bersani la rivolge alle questioni più connesse alla "forma partito" del Pd. Polemizza con chi ha pensato che "vocazione maggioritaria" volesse dire non avere alleanze: "Bisogna ripensare una strategia istituzionale che preveda anche un sistema di alleanze tra soggetti diversi pur in un quadro di riconoscibile bipolarismo". E' la questione di un nuovo centrosinistra.
Il candidato alla segreteria scalda la platea: "Occorre fare opposizione saldando questione democratica e questione della crisi economica. Non sono per il primato del partito, che non è un fine ma uno strumento per cambiare la società. Però serve un partito radicato socialmente e democratico davvero, come dice il suo nome e che oggi non c'è ancora".

La staffilata finale Bersani la riserva a chi (come Debora Serracchiani in una intervista oggi a Repubblica' o altri dirigenti del Pd) tende a dipingerlo "con una patina di grigio". Conclude fra gli applausi: "Dovunque sono andato penso di poter dire che non ho mai lasciato le cose come le avevo trovate. E' vecchio chi non ci crede più, è giovane chi ci crede ancora".

Bersani si candida, dunque, e Sergio Chiamparino fa un passo indietro: è di ieri sera la notizia ufficiale che il sindaco di Torino non intende scendere in campo per essere il cosiddetto "terzo uomo" contro Dario Franceschini e lo stesso Bersani. Ufficialmente è per la considerazione di non voler dividersi tra i compiti amministrativi e quelli di partiti. Ma ci sono naturalmente anche altri motivi, primo fra tutti il mancato rinvio del congresso a dopo le regionali (che avrebbe permesso a Chiamparino, in caso di elezione alla segreteria, solo pochi mesi di coabitazione tra la carica di segretario del Pd e quella di sindaco).

Tiene banco, in contemporanea, il caso Deborah Serracchiani, che ha spiegato il suo sostegno a Franceschini perché "è il più simpatico. E come segretario è stato bravo, innovativo, coraggioso".
Intorno a quel "simpatico" ruota una raffica di dichiarazioni, come quella di Marco Follini che parla di "un argomento così significativo da consegnare finalmente agli archivi le frivole opere di Tocqueville e i superficiali dibattiti della Costituente del '46", o di Rosy Bindi che si dice "sorpresa perché mi sembrava che questa ragazza avesse un po' più di consistenza". {jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Giovedì 02 Luglio 2009 14:16)

 

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