Esame del voto: da Rifondazione Comunista

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Vita Politica - Partiti e Associazioni politiche

 Roma, 19 giugno – Dibatto a Sinistra. Intervista a Gianluigi Pegolo: Il cammino della rifondazione comunista. di Tommaso Vaccaro da Dazebao.org
Ad una settimana dal voto europeo e dalla prima tornata amministrativa, il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista si è riunito per dare una lettura dei risultati elettorali della Lista anticapitalista e tracciare una strada per il futuro del partito. Rilancio del Prc, unità a sinistra e rapporto con il Pd. Questi i principali punti all’ordine del giorno del dibattito interno. Ne parliamo  con Gianluigi Pegolo della segreteria nazionale di Rifondazione
.

Quali le posizioni emerse al “parlamentino” del partito e cosa è stato deciso?

La proposta del segretario era centrata su due assi: il primo prospettava la costruzione di un polo della sinistra di alternativa capace di raccogliere  un arco di forze più ampio di quelle che si sono riunite intorno alla lista comunista e anticapitalista; il secondo riprendeva il tema della “rifondazione comunista” come prospettiva di rilancio di una moderna critica anticapitalista. Il dibattito ha visto una diversificazione di posizioni le cui espressioni estreme sono: da un lato, l’idea di procedere spediti all’unificazione fra PRC e PDCI in nome dell’unità dei comunisti e, dall’altro, il tentativo di trasformare il polo di sinistra alternativa in un qualcosa di simile al vecchio “arcobaleno”. Semplifico, ma al fondo questa è la sostanza delle diversità.

I comunisti non entrano nel parlamento di Strasburgo e subiscono un pesante calo della propria rappresentanza nelle amministrazioni locali, correndo il rischio di diventare di fatto extra istituzionali. Che giudizio dai del risultato elettorale?

Si è trattato di un risultato negativo e non solo per il mancato raggiungimento del 4% alle elezioni europee che, ovviamente,  pesa moltissimo. Il punto è che il voto nel suo complesso configura una situazione ad alto rischio, in quanto ci si viene a collocare in una fascia elettorale che consente solo in alcune circostanze di accedere ad una rappresentanza istituzionale. Con tutte le conseguenze che ciò comporta. Questo risultato va compreso attentamente. La prima causa è legata alla sconfitta subita alle politiche. Rimontare da quella debacle non è facile.

Ferrero attribuisce buona parte delle responsabilità di questa sconfitta alla scissione di Nichi Vendola. Eppure stando alle recenti esperienze elettorali, l’unità a sinistra non premia poi così tanto…

Ferrero ha ragione perché, nonostante siano le politiche dello scorso anno le massime responsabili del secco ridimensionamento della sinistra, non ancora recuperato, per quanto riguarda noi in particolare è la scissione che spiega il non raggiungimento del quorum. E’ difficile fare stime, ma si può ragionevolmente ritenere che se non vi fosse stata la scissione uno 0,8% - 1% di voti poteva tranquillamente sommarsi al 3,4%, consentendoci il raggiungimento del quorum. In realtà la scissione, lungi dal dar vita ad una proposta alternativa alla nostra credibile, ha semplicemente danneggiato la nostra presenza elettorale.

Come valuti l’esperienza della lista comunista. Il risultato non è stato deludente?

Intendiamoci, non credo fosse possibile una scelta diversa. Se avessimo dato vita ad una coalizione stile arcobaleno difficilmente Rifondazione avrebbe potuto reggere, se avessimo dato vita ad un’esperienza dal basso esterna al sistema dei partiti le forze raccolte sarebbero state assolutamente insufficienti. Abbiamo fatto ciò che era possibile, con una soluzione simbolica buona, un programma qualificato, anche se pecche ve ne sono state a partire dalla qualità delle liste. Il punto è però un altro.

Quale?

Questa lista ha consolidato un elettorato di appartenenza, ma non ha sfondato, non ha avuto cioè un effetto moltiplicativo. E questo perchè con la sconfitta delle scorse politiche si è chiusa una fase e se ne è aperta un’altra. Mi spiego: prima delle politiche 2008 Rifondazione godeva di un suo bacino elettorale abbastanza definito. Dopo il 2008 la caduta di credibilità ha rimesso tutto in discussione, la rendita di posizione non c’è più e il riferimento al comunismo non è sufficiente a motivare neppure tutti quegli elettori che con il comunismo mantengono una connessione. A questo punto non basta, quindi,  un puro riferimento simbolico, né tantomeno vale la semplice unità con il PDCI, anche per il fatto che, nonostante alcune convergenze, i due partiti non presentano una cultura politica omogenea.

Che strade si prospettano dunque?

Per dirla in maniera semplice: bisogna riprendere il cammino della “rifondazione comunista” ridando ai simboli un contenuto, nella proposta e nelle pratiche, che ne restituisca  la valenza evocativa e ne rilanci l’attrattività. Ma non si tratta di un processo breve, né facile.

Rifondazione lancia per luglio l’appuntamento degli Stati Generali della sinistra. Si parte dalla lista comunista (PRC-PDCI-SOCIALISMO 2000) per la costruzione di un polo che riunisca varie anime della sinistra italiana. A chi si rivolge e in cosa si differenzia dal cantiere di Vendola?

Apparentemente entrambe i progetti pongono la necessità della costruzione di una sinistra consistente ed estesa. Di conseguenza viene spontaneo pensare che essi possano intrecciarsi o che, quantomeno, non sia impossibile una loro assimilazione. Le cose però non stanno così. Si tratta di due progetti che puntano all’espansione partendo dal rispettivo nucleo originario, ma che si muovono su due prospettive antitetiche. Queste sono segnate dal carattere più o meno moderato dei contenuti e dall’atteggiamento diverso nei confronti del PD. In realtà il progetto di Vendola muove dalla prospettiva della costruzione di una sinistra compatibilista che funga da ancella al PD. Rifondazione Comunista vuole, invece, una sinistra capace di una critica di sistema e autonoma dal PD. La natura dei due progetti alimenta  una lotta per l’egemonia a sinistra, anche se non si possono escludere momenti di convergenza.

Un anno fa Rifondazione Comunista si riuniva a Chianciano per decidere del proprio futuro dopo il crollo alle elezioni politiche. Ne nasceva una nuova linea rispetto alla precedente gestione bertinottiana ed un segretario espressione anche delle minoranze interne. Oggi cambia qualcosa da quanto tracciato nel luglio 2008?

La nuova maggioranza formatasi a Chianciano aveva delineato un progetto che verteva sui seguenti assunti: necessità di preservare l’autonomia di Rifondazione Comunista come partito, un rapporto unitario a sinistra basato sull’unità d’azione e le convergenze sul programma, una collocazione di opposizione, l’autonomia dal PD. Questi assunti restano validi anche oggi. Il punto è che la recente vicenda elettorale ha evidenziato che la costruzione di alleanze a sinistra richiede un impegno superiore, pena l’isolamento. Inoltre, in questi mesi anche a seguito della vicenda elettorale è venuto avanti una spinta all’unificazione rapida col PDCI. Io credo che non si possano commettere errori. Se vogliamo restare nel solco di Chianciano il polo di sinistra è una necessità, ma non può rifluire nell’arcobalenismo e cioè in un’alleanza che punta a costruirsi come partito su un asse moderato e compatibilista. Credo sia necessario mantenere la piena autonomia dei soggetti e la priorità dell’unità d’azione e va mantenuto il carattere alternativo e non omologato della alleanza.

In questo quadro, la falce e il martello restano all’ordine del giorno?

A maggior ragione dopo il risultato elettorale, la costruzione di un partito comunista degno di questo nome oggi è possibile, ma solo se si rinuncia ad operazioni politiciste o alle astuzie tattiche. C’è da ricostruire una cultura politica, delle pratiche sociali e un’idea di trasformazione. In tal senso, Rifondazione Comunista, deve rimanere in piedi e il rapporto con altre realtà che assumono il comunismo come riferimento deve avvenire su contenuti e pratiche,  senza percorrere scorciatoie organizzativistiche. Si deve lavorare alla costruzione di un partito comunista rifondato in una più ampia sinistra di alternativa, capace di una critica al sistema capitalista ed autonoma dal PD.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 24 Giugno 2009 12:21)

 

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