Senza Cgil sarebbe una disgrazia senza speranze
| Vita Politica - Lavoratori |
Intervista a Domenico De Santis segretario generale della Cgil di Frosinone a cura di Ignazio Mazzoli e Angelino Loffredi - Il 28 gennaio tutti a Cassino per la manifestazione con i lavoratori che scioperano su invito della Fiom. Firmiamo l’appello di solidarietà degli economisti
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Come non si era capito che Berlusconi era un pericolo per il nostro Paese così ora si rischia di non capire che siamo di fronte a spinte terribili che vogliono privarci, a partire dagli operai, dei diritti conquistati riportandoci indietro di tantissimi decenni. leggi tutto
Qual'è il destino di questa restaurazione? Lasciare abbandonati a se stessi i lavoratori nelle fabbriche e si rischia l'impoverimento del mercato interno e quindi di tutta la società in particolare di quella parte che vive del proprio lavoro e del proprio posto fisso. E, a costoro si vuole togliere anche la possibilità di lottare per cambiare le proprie disagiate condizioni.
Intervista a Domenico De Santis
Intervistiamo Domenico De Santis, segretario generale della Cgil di Frosinone dopo aver letto che i contratti "modello Pomigliano e Mirafiori" saranno adottati anche negli stabilimenti Fiat di Pedimonte S. Germano (Cassino) e Melfi per volontà dell'AD Sergio Marchionne. L'apolide restauratore. C'interessa sapere come la Cgil e la Fiom vogliono fronteggiare questo duro attacco alle conquiste e ai diritti dei lavoratori. Luigi Angeletti, segretario della Uil ha detto che non si può trasferire quanto fatto a Pomigliano e Mirafiori nello stabilimento di Cassino ed in quello di Melfi. Anche la Cisl fece un'analoga affermazione all'incontro di Aquino con gli operai Fiat promosso dall'Associazione per l'Alternativa di centrosinistra. C'è un ripensamento? E' vero che Pomigliano e Mirafiori resteranno delle eccezioni?
Quella che Marchionne ha aperto è una pagina che non si chiuderà presto. Ho la certezza assoluta che tutti gli stabilimenti Fiat in Italia saranno regolati come Mirafiori. Nell'intervista a La Repubblica Marchionne ha precisato che prima a Cassino e poi a Melfi si farà come a Mirafiori e, non a caso, perché dal 31 dicembre 2010 è cessata la produzione della Croma a Piedimonte ed il 31 dicembre 2011 cesserà in questo stabilimento anche quella della Bravo. E' chiaro che la Fiat ciociara non potrà sopravvivere solo con la Giulietta ed occorrerà un nuovo modello per saturare gli impianti, questa circostanza consentirà di introdurre le novità tanto care all'amministratore delegato. E' una scelta che la Fiat ha fatto assecondata dalle segreterie nazionali di Cisl e Uil e quindi anche in provincia di Frosinone verrà adottata. L'uscita di Luigi Angoletti serve solo ad non allarmare i suoi iscritti perche chi lavora in Fiat sa bene che cosa significa in termini di super affaticamento ciò che viene richiesto nel contratto di Marchionne.
Che significa? Vuoi dire che siamo di fronte a condizioni di sfruttamento che si fanno più drammatiche?
La nuova misurazione informatizzata dei tempi e la riduzione delle pause andranno ad incidere direttamente sulle condizioni di vita degli operai. Non a caso gli operai di Mirafiori che lavorano sulle linee di montaggio hanno fatto prevalere il "No" all'accordo. I ritmi di lavoro già oggi sono proibitivi dentro la Fiat. Dopo 10 anni di lavoro gli stessi medici della Fiat considerano inidonei il 32% degli operai a stare sulle linee di montaggio. Si tratta di una limitazione certa e certificata delle capacità lavorative. Cosa che appare del tutto ininfluente per Marchionne.
Marchionne insiste molto sulla necessità di ridurre la conflittualità e l'assenteismo per rendere governabili le sue fabbriche. Qual’è la verità rispetto a questi due fenomeni?
Assolutamente un'esagerazione in entrambi i casi. Basta sapere che nelle lotte sindacali nazionali la partecipazione degli operai di Mirafiori mai supera il 30%, mentre si fa molto alta la percentuale di partecipazione quando si protesta per l'organizzazione interna contro i carichi di lavoro. Quando gli operai non ce la fanno più si fermano ed allora il delegato certifica lo sciopero. Per l'assenteismo cito solo un confronto: si è detto che Pomigliano era il regno del dolce far niente e le partite di calcio causavano il vuoto in fabbrica. Oggi si dice che a Pomigliano c'è l'assenteismo più basso e che a Mirafiori è il doppio di quello di Pomigliano. Quale sarà la verità?
Con il nuovo metodo di controllo dei tempi sono aboliti tutti i tempi morti fisiologici (fino ad oggi una soffiata di naso, lo sgranchimento di una mano erano tollerati). D'ora in poi non sarà più così. Le pause passano da tre a due, la mensa va fine turno, i ritmi di produzione si faranno talmente sfiancanti e stressanti da rendere in primo luogo molto più facili gli incidenti di lavoro. Aggiungiamo anche tutti i fenomeni di stanchezza e obnubilamento che possono verificarsi accelerando la riduzione della capacità di lavoro. Penso al moltiplicarsi delle tendiniti, per dirne una. Chi sta sulle linee di montaggio tutto questo lo sa, ecco perché apprezzano e sostengono la posizione di Landini e della Fiom.
Segretario, ma il problema è anche più grande? La proposta di Federmeccanica che di fatto punta a cancellare il contratto nazionale apre scenari preoccupanti. Domanda: Confindustria si accoda a Marchionne?
Sarebbe necessario fare chiarezza su flessibilità e precarietà. Contratti a termine e interinali. L'apprendistato dura 5 anni (per scelta del governo Berlusconi ndr) si è sempre in prova e poi si può essere licenziati. E' già questa una giungla. La sicurezza sta diventando marginale rispetto all'esigenza di dover lavorare. Grandi tragedie come la Thyssen non ci sono state di recente, ma tuttavia muoiono 1 o 2 lavoratori al giorno (mica pochi ndr). Niente più controlli, mancano gli ispettori. Si mira a rompere un meccanismo di solidarietà tra gli operai. Fra chi lavora e chi non lavora fra il vecchio operaio ed il nuovo assunto. Si accentueranno i fenomeni di concorrenza sleale e spregiudicata fra le aziende che generalizzeranno le condizioni di sfruttamento e di abuso arrogante del lavoro. Basta pensare al meccanismo di licenziamenti e riassunzioni che avverranno sulla base di accordi individuali e che determineranno la perdita di tutti i benefici acquisiti. Il sistema industriale di questo paese si sgretolerà se si continuerà a tagliare i salari ed i diritti.
Nell'accordo Fiat tutto questo è esasperato, infatti chi già lavora mantiene i suoi diritti, ma ai nuovi assunti è tutto negato, così come avviene nella Chrysler di Detroit (la legislazione del lavoro in Usa è molto più arretrata di quella europea ed in particolare di quella italiana, una delle più avanzate al mondo ndr). Questo crea disparità di trattamento in azienda a parità di mansioni e fa pesare il ricatto del licenziamento sul lavoratore più anziano.
Altro che merito, qui è la rincorsa a quello che costa meno. Altro che novità. Qui si torna indietro di cent'anni. Ormai è a rischio la democrazia in fabbrica. Non è uno scherzo. E' un grande problema sociale di civiltà o no?
Tu fai un accordo con alcuni e poi lo imponi a tutti gli altri. E' una palese violazione dei diritti di cittadino. Si vuole mutare la natura del sindacato italiano E' un diritto del lavoratore farsi rappresentare da chi vuole. Da sempre si sceglie liberamente i propri sindacati. Oggi è l'azienda che vorrebbe sceglierlo.
L'imprenditore non può dire: siccome il tuo sindacato non ha firmato non può stare in azienda. Se poi questo sindacato ha un consenso del 50% in fabbrica come pensa l'ad di gestire l'organizzazione del lavoro? Più del 50% anzi, perché nel caso Fiat Marchionne sa bene che molti "Si" sono figli della paura. Quindi il dissenso dentro Mirafiori è dell'80%. Altro che 80% di Si, forse è il contrario. L'unico "Si" convinto è quello degli impiegati, che in Fiat mai sono stati iscritti al sindacato. Comunque la paura di non lavorare c'è. E' una paura estesa. Il posto prima di tutto, anche a scapito della salute e della sicurezza contro gli incidenti. La paura è sempre esistita, ma in precedenza c'èra una cortina di solidarietà e comprensione che provenivano in primo luogo da alcuni partiti e non solo quelli di sinistra, oggi gli operai si sentono isolati. I partiti balbettano mentre dovrebbero stare a fianco di chi è ricattato.
Quello che sta accadendo sembra puntare a togliere agli operai ogni possibilità di partecipazione magari solo per esprimere autonomamente e consapevolmente il proprio parere sugli accordi che lo riguardano in prima persona.
L'opposizione a questo referendum è stata dichiarata sin dall'inizio perché non c'era da scegliere tra due opzioni di lavoro in Fiat, ma solo se accettare di lavorare come vuole Marchionne o restare senza lavoro. Oggi tuttavia questo risultato pseudo-referendario ha aggravato tutti i rapporti tra azienda e lavoratore. Prima se c'era un sovraccarico di lavoro la linea si fermava o si riduceva il ritmo o veniva aggiunto un lavoratore in più, oggi puoi solo rappresentare la difficoltà e poi passano 21 giorni per avere una risposta, dopo la quale sei libero anche di scioperare (?).
Si dice abbiamo ottenuto le commissioni per una maggiore partecipazione. Ma quale partecipazione più ampia alla vita dell'azienda? Ma che commissioni? Sono organi paritetici - sindacato-azienda - che devono decidere all'unanimità. Basta che un solo membro si opponga (l'azienda per esempio) e decide come vuole l'azienda stessa. Ed in più i rappresentanti dei sindacati non saranno scelti dai lavoratori, ma dalle dirigenze sindacali esterne e quindi saranno dei burattini indottrinati... dalla Fiat. Se qualche lavoratore sciopera - prima dei 21 giorni - viene sanzionato anche fino al licenziamento e se sciopera per indicazione del sindacato viene sanzionato anche il sindacato. L'operaio, il lavoratore sta per essere abbandonato a se stesso in balia dell'imprenditore attraverso i contratti individuali.
Soli nella giungla! C'è un tam-tam a sostegno di Marchionne ed anche una rincorsa a riposizionarsi a ridosso della nuova contrattualistica (chiamiamola così) che coinvolge pure uomini che si dichiarano di sinistra. Che ne pensi?
Sono sconcertato, intanto, di coloro che sostengono come non ci siano illegittimità in questi comportamenti. Al contrario io penso che nella limitazione del lavoratore e delle sue rappresentanze si toccano capisaldi giuridici e costituzionali della nostra Repubblica. Credo che sia giusto il ricorso che la Fiom vuole fare in tribunale e verso tutti i gradi della magistratura sino alla Corte Costituzionale.
La Cgil in questo scontro non è preoccupata per se stessa, il consenso verso di lei cresce ogni giorno. Siamo preoccupati che si sta distruggendo una peculiarità del sindacato italiano. Unico al mondo per le sue caratteristiche di tutela reale e concreta dei lavoratori e dei loro diritti.
La Fiat ha distribuito agli azionisti i dividendi, ma non ha pagato un centesimo di premio di produzione agli operai però dice che i salari saranno più alti. Da un AD che guadagna 1150 volte più di un operaio ci si può aspettare di tutto, ma qui c'è odore di bluff, non ti pare?
Salari più alti? Ma quali? I 300 euro mensili in più, di cui tanto si parla, a sproposito, li avrà chi farà il turno di notte per 18 turni settimanali. Anche con il contratto attuale se pratichi questi turni ci si assicura le stesse somme. Anche se fai 140 ore di straordinario l'anno come previsto dal vecchio contratto prendi i 300 euro in più. Insomma per avere 300 euro in più al mese devi fare il turno di notte o gli straordinari, ma non è il salario che aumenta. Su quell'accordo non ci sono soldi nuovi.
Si può immaginare un Marchionne che sperava nella vittoria dei "No" per andarsene? Dove? In Canada come si è scritto?
L'Italia, oggi, è il più grosso mercato della Fiat. Il buon senso dice che non sarebbe andata via. Ma sicuramente se avesse deciso di andare via non sarebbe stato il Canada il sito alternativo di cui in tanti hanno scritto e parlato nei giorni scorsi, lo avrebbe rintracciato in paesi dove sono sicuramente bassi i salari e le tutele sindacali: Brasile, Serbia, Turchia o simili.
Marchionne è la mosca cocchiera del revisionismo del sistema di relazioni industria-sindacato. Anzi il capitano della restaurazione di metodi esclusivamente padronali conosciuti nel 1800 e nel '900 prima della seconda guerra mondiale. Il referendum è servito per colpire chi difende i lavoratori che invece devono essere disponibili per le esigenze finanziarie degli imprenditori alla Marchionne. E’ così?
Solo chi non conosce l'industria automobilistica e la Fiat può pensare che si risolvono i problemi spremendo i lavoratori che incidono appena per il 7% sui costi generali dell'azienda. La crisi della Fiat si chiama scarsa ricerca per l'innovazione tecnologica e bassa qualità, basta sapere che fra le prime dieci auto preferite per affidabilità in Europa non c'è una Fiat. E allora di che stiamo parlando? Soprattutto su questo fronte manca il Governo per sollecitare e verificare l'innovazione tecnologica. Al contrario Obama su questo punto ha preteso certezze dalla Fiat per l’entrata in Chrysler.
Si apre un problema di democrazia e di diritti per l'insieme dei lavoratori nell'impresa italiana, ma non solo. Chi si affida al marchionnismo può essere che non si accorga che si vuole colpire a morte la cultura della partecipazione?
Per ostacolare questo tentativo a cui fai riferimento c’è la proposta della Cgil sulla Rappresentanza. E' l'obiettivo per il quale lavoreremo da oggi in poi. Bisogna dirimere l'attuale contesa fra sindacati e per farlo si deve introdurre un metodo oggettivo di valutazione della presenza in fabbrica per assicurare che la parola spetti ai lavoratori. E su questo debbono decidere i lavoratori. Oggi come funziona? Un sindacato dichiara che ha un certo numero di iscritti e nessuno lo verifica né può contestarlo. La Cgil invece propone un nuovo patto fra Cgil, Cisl e Uil, magari anche con Confindustria da tradurre in legge per dargli certezza. Dobbiamo sapere gli iscritti di ogni organizzazione sindacale con certezza. Proponiamo di conoscere gli iscritti reali di ogni sindacato attraverso la certificazione dell'Inps che può ricavare i dati veritieri dalla trattenute volontarie che ogni lavoratore autorizza, dai voti riportati nelle elezioni delle Rsu (Rappresentanza Sindacale Unitaria) che sono anch'esse certificate, il tutto gestito dal Cnel e non dalle sigle sindacali.
Quando si firmerà un accordo con questi criteri si deve rappresentare almeno il 51% dei lavoratori di un'azienda, altrimenti non si può firmare alcun accordo. Se qualche sindacato non condividerà le proposte si andrà a chiedere un voto dei lavoratori e quale che sarà il risultato firmerà anche se il risultato non è condiviso. Se i sindacati hanno una proposta comune e insieme superano il 51% non si va al referendum, in tutti gli altri casi si vota. Chi non fosse d'accordo e non firmasse potrebbe chiedere il referendum. Nel caso di Mirafiori si sarebbe chiesto il referendum (come c'è stato) e se sconfitti si sarebbe rimasti comunque in fabbrica. Insomma l'obiettivo è che la parola finale deve restare sempre ai lavoratori. Penso che questa proposta consente di fotografare obiettivamente la realtà sindacale nelle aziende cosa che è una tutela per tutti operai, sindacati, imprenditori. Credo proprio che chi dice di no a questa proposta non voglia far contare i lavoratori. Invece penso che regole in grado di dare certezze aiuterebbero ad avere coraggio anche a chi oggi ha paura.
Come pensate di sostenere e far passare questa proposta?
Qui sono in gioco condizioni di giustizia e di democrazia generali. Stiamo inviando il testo della proposta a tutti i lavoratori e agli altri sindacati chiedendo ai lavoratori di farsene carico per sostenerla.
Qual'è la condizione della relazioni sindacali qui in provincia?
Da noi le relazioni fra i sindacati un po’ più solide, anche grazie a buoni rapporti personali. Sui temi locali c'è condivisione, ma sicuramente Cisl e Uil saranno pressati dalle segreterie nazionali sui temi Fiat. Il vero dramma in provincia di Frosinone sono i partiti politici. Non hanno alcun interesse verso questi problemi di cui abbiamo parlato. Di fronte all'attacco di diritti costituzionali avrebbero dovuto loro saltar fuori per primi e invece niente. La loro attenzione sarebbe utile anche nella costruzione di una solidarietà convinta verso i lavoratori nell'opinione pubblica.
Il 28 gennaio, giorno dello sciopero generale indetto dalla Fiom per la prima volta avremo la manifestazione regionale a Cassino con presenze da tutta la regione, ci sarà anche la Rete degli studenti medi e ci saranno gli universitari. Abbiamo chiesto la presenza dei partiti. Chiediamo comunque a tutti i cittadini di essere numerosi a fianco di chi sciopera venerdì prossimo.
Finisce qui l'intervista. Buon lavoro Domenico de Santis. Grazie Cgil.
Tutti in piazza il 28 gennaio Video di Maurizio Landini
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Gennaio 2011 11:50)






