I partiti devono discutere dei diritti dei lavoratori
| Vita Politica - Lavoratori |
L'Associazione per l'Alternativa di centrosinistra tende anche a darsi la parola d'ordine "Non lo fanno loro/Lo facciamo noi"; e quel "tende" già la dice lunga sulla dinamicità, auspicata e perseguita, che si vuole imprimere all'associazione stessa. "Loro", sono la Politica, in generale, e quella di sinistra, in particolare; "Noi" siamo tutti quegli uomini e donne del centro sinistra che non si rassegnano alla rarefazione della politica, alla sua distanza dagli interessi e dai diritti dei cittadini. leggi tutto
La dinamicità del nome rispecchia quella della discussione: senza rete, senza vincoli, le cui origini siano nelle esperienze individuali dei resistenti-nonostante-tutto, e i cui traguardi siano gli orizzonti più ampi delle libertà personali, del bene comune, dell'interesse pubblico, già previsti dalla Costituzione Repubblicana. Si è già riunita una prima volta, il giorno 8 maggio us presso la CIA di Frosinone, proprio per discutere su come organizzarsi per consentire a dei singoli cittadini, desiderosi di contribuire ad una politica più partecipata e meno distante, più democratica, di essere presenti nella discussione e di influire sulle sorti della sinistra e del centro sinistra. (Su questo primo appuntamento abbiamo già riferito nelle scorse settimane su queste stesse pagine).
Ora si è riunita di nuovo, presso la FIOM CGIL di Frosinone, per approfondire il significato dell'accordo FIAT di Pomigliano, del referendum su di esso, sulle conseguenze dell'accordo e del referendum sulle altre realtà produttive, industriali e non, e sul Paese; e per costruire un'iniziativa sul tema, insieme ad altri che lo vorranno, partendo dalla realtà provinciale che vede la presenza di uno stabilimento FIAT sul territorio.
Dell'accordo sono stati evidenziati i caratteri lesivi dei diritti, sia contrattuali sia costituzionali, di quei cittadini che, lavorando per FIAT, ad essi dovrebbero rinunciare in cambio di lavoro; il suo carattere di apripista per altri accordi su tutto il territorio nazionale e in ogni settore; ne è stata, infine, sottolineata la natura politica, confacente ad una visione della società che discrimina per condizione economica e sociale, dove la legge non è quindi uguale per tutti, dove lo scopo del lavoro non è migliorare la vita delle persone e della comunità, ma produrre profitti per una ristretta cerchia di privilegiati.
Secondo tutti i presenti alla riunione, l'esito referendario ha imposto un primo stop a quell'accordo e ai suoi significati discriminatori; quel 36% di no emerso tra i lavoratori partecipanti al voto, sommato al dissenso manifestato da chi al voto non ha partecipato affatto, rappresenta un argine che può assumere diversi significati, dipendenti dal sostegno e dagli indirizzi che la politica gli vorrà dare. Quei no possono, dunque, essere interpretati sia come gli ultimi velleitari residui di resistenza agli attacchi liberticidi contro il Lavoro e i lavoratori, nel caso in cui la politica del centro sinistra dovesse restare inerte o, peggio, dovesse assecondare la tendenza; sia come avanguardia di un più ampio movimento di lotta per la riaffermazione e l'evoluzione dell'insieme del sistema dei diritti dei cittadini, a compimento delle direttrici costituzionali, nel caso in cui, invece, il centro sinistra dovesse fornire a quei cittadini dipendenti della FIAT una guida e una rappresentanza. Nel primo caso, sarebbe fatale assistere all'estensione di quell'accordo in tutti i luoghi di lavoro italiani, pubblici e privati, con una palpabile regressione delle libertà individuali e della civiltà in generale; nel secondo, i cittadini tornerebbero ad essere considerati tutti uguali di fronte alla legge, sull'intero territorio nazionale, sia fuori che dentro un luogo di lavoro, a prescindere dal mestiere che fanno, con i loro diritti e responsabilità corrispondenti.
Se ci sarà rappresentanza politica da parte del centro sinistra, dunque, la seconda opzione sarà perseguibile; se la rappresentanza, invece, non ci sarà, saremo tutti condannati alla minorità economica, sociale, culturale, per i prossimi decenni. Com'è evidente, fa una bella differenza. Non ci si può, perciò, limitare a guardare quel che succede, sperando che qualcuno faccia qualcosa per noi; non si può demandare ad altri la difesa della nostra intangibilità di persone; non si può non partecipare attivamente, quantomeno nei momenti cruciali come questo. Quindi, se non lo fanno loro/lo facciamo noi, diventa un imperativo; quei lavoratori hanno bisogno del nostro sostegno come già noi abbiamo avuto bisogno del loro. Il coraggio da loro dimostrato non ha prezzo, e sarà difficile per noi sdebitarsi. Ma dobbiamo fare tutto quanto è nelle nostre possibilità, con i mezzi che abbiamo a disposizione, per far emergere la necessità che quell'istanza sia rappresentata politicamente, se vogliamo evitare una fortissima involuzione del valore della cittadinanza nel nostro Paese. È ampiamente nelle nostre possibilità organizzare un'iniziativa pubblica sull'accordo di Pomigliano e le sue ripercussioni generali, invitando al confronto politici e sindacalisti, proprio per mettere in evidenza lo snodo presente in quell'accordo, che lega indissolubilmente gli aspetti sindacali a quelli politici più generali. È nelle nostre possibilità chiamare i cittadini, giovani e meno giovani, alla partecipazione e alla lotta, raccogliendo la felice sintesi di Francesco Notarcola, presente alla riunione: "Io lotto per restare giovane!". La lotta è l'elisir di eterna giovinezza.
Vi terremo informati su data e luogo dell'iniziativa, alla quale speriamo di avere tutte le adesioni che occorreranno e una vostra massiccia partecipazione. Ma in ogni caso, "Se non lo fanno loro/Lo facciamo noi".
Ivano Alteri
Frosinone 16 Luglio 2010
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimo aggiornamento (Venerdì 16 Luglio 2010 16:02)







