Bavaglio Rai. La Vigilanza ha violato la legge

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Vita Politica - Informazione

bavaglio2di Alessandro Cardulli, da Dazebao.org 13 feb 2010 - D'Amati: "Una disposizione che non deve essere applicata". Il presidente Garimberti chiede modifiche. Zavoli cerca una mediazione. Le minacce del radicale Beltrandi: sciopero della fame se il regolamento viene cambiato.

Un vero pasticcio, un ginepraio da cui è difficile uscire. Il guaio combinato dal radicale Marco Beltrandi e dalla maggioranza berlusconiana in Commissione di Vigilanza Rai è grande. Il regolamento approvato è una ferita nel già lacero tessuto dell'informazione, un bavaglio intollerabile, una gravissima violazione della legge che regola le trasmissioni radio televisive. Un vero e proprio abuso di potere da parte della maggioranza della Commissione.

Ora Sergio Zavoli, il presidente della Vigilanza, cerca di arrivare ad un compromesso, ma lo stesso Beltrandi annuncia che se cambierà la legge inizierà lo sciopero della fame. Sia dal Pdl che dalla Lega non vengono segnali incoraggianti anche se Zavoli non si dà per vinto. Il presidente della Rai, Paolo Garimberti, ha chiesto di modificare il regolamento e, se ciò non dovesse avvenire, di tutti i danni conseguenti per la Rai, le responsabilità dovrà assumersele la Commissione.

Il direttore Mauro Masi sta lavorando per dare al regolamento una interpretazione elastica. I conduttori delle trasmissioni rifiutano di confezionare programmi mutilati.

Mutilazione degli spazi informativi

Quei programmi sono gli unici spazi informativi reali dove si fanno inchieste, servizi, si dà la parola ai protagonisti, i giornalisti insomma, possono, se lo vogliono, esercitare la propria professionalità e rispondere a quel diritto alla conoscenza che è uno dei pilastri della democrazia.

Certo, questi programmi hanno caratteristiche diverse gli uni dagli altri. Il Porta a Porta di Bruno Vespa punta agli ospiti che si confrontano su argomenti di attualità - o presunta tale - nello studio televisivo, nel salotto.

Annozero di Santoro è una fabbrica di inchieste e servizi, come si dice, fra la gente. Questi fanno da spunto per il confronto in studio, quasi un pugno nello stomaco, abituati come siamo, a non conoscere più la realtà del nostro paese. La Gabanelli con Report va alla scoperta i tutto quello che nel paese non funziona, un programma di denuncia.

Il dibattito fra politici negli studi televisivi non è un bello spettacolo. I berlusconidi hanno inaugurato un modo di interpretare il confronto davvero originale: puntano sistematicamente alla rissa, allo scontro, alzano il tono voce, interrompono in continuazione l'interlocutore. Programmi criticabili? Certamente. Noi, in quanto a critiche, non siamo stati parchi.

E' anche vero ciò che dicono i radicali, le cui presenze nei programmi del servizio pubblico si contano sulle dita di una mano tanto che dovette intervenire persino il Presidente della Repubblica. Ma per rispondere a questa sorta di esclusione si doveva arrivare a imbavagliare l'informazione? Non era possibile conciliare le esigenze della comunicazione politica, a partire dalla tribune elettorali, con quelle dei programmi di approfondimento?

Il regolamento l'abbiamo letto

Certo che sì. Bastava conoscere la differenza fra comunicazione politica e informazione. Ma forse a Beltrandi non interessava e la maggioranza ha colto al volo un'occasione imprevista per far fuori programmi scomodi. Ora i radicali, che hanno ben pochi argomenti, ci scusino Emma Bonino e Marco Pannella, che si schierano anima a corpo con il loro deputato eletto nelle liste del Pd, si rifugiano in affermazioni del tipo "non avete letto il regolamento, non è vero che sono stati colpiti i programmi di approfondimento". Alcuni nostri lettori ci hanno rivolto la medesima accusa. Li ringraziamo per averci offerto l'occasione di mettere a confronto quanto dice la legge sulla par condicio e il regolamento da noi letto e riletto che, palesemente la viola. Tanto che, come ha detto un emerito costituzionalista: "Se si trattava di una legge, era incostituzionale".

In sintesi, la questione è che non si può imporre ai programmi di informazione di adeguarsi alle regole delle tribune elettorali. Significa, appunto, mutilarli, di fatto eliminarli. La legge non lo consente. Nell'esprimere questa nostra convinzione ci conforta uno dei più qualificati esperti di legislazioni nel campo dell'informazione, l'avvocato Domenico D'Amati, il cui commento comparso su Articolo 21 riportiamo integralmente.

D'Amati. La specificità dell'informazione

Alla Commissione Parlamentare di Vigilanza – afferma D'Amati – non è consentito di stabilire che alle trasmissioni di informazione debbano applicarsi le regole poste per le trasmissioni di comunicazione politica. Infatti la legge n. 28/2000, dopo avere disciplinato con l'art. 2 le trasmissioni di comunicazione politica, dettando tra l'altro le regole per l'accesso, prevede all'art. 5 che la Commissione Parlamentare e l'Autorità Garante definiscano i criteri specifici cui devono informarsi la concessionaria pubblica e le emittenti televisive private nei programmi di informazione, al fine di garantire la parità di trattamento, l'obiettività, la completezza e l'imparzialità dell'informazione." Con le parole "criteri specifici" il legislatore ha indicato alla Commissione Parlamentare e all'Autorità Garante che esse devono stabilire, per i programmi di informazione, regole diverse da quelle applicabili alla comunicazione politica, regole cioè che tengano conto delle esigenze dell'attività di informazione, che è profondamente diversa da quella di comunicazione politica. Per questo – prosegue - la disposizione impartita dalla Commissione di Vigilanza con l'art. 6 par. 4 del regolamento per le elezioni regionali, secondo cui le trasmissioni di informazione sono disciplinate dalle regole proprie della comunicazione politica, non rientra nei poteri attribuitile dal legislatore. Conseguentemente- conclude- questa disposizione non deve essere applicata né dalla Rai né dalle emittenti private. Chi la applicherà si assumerà gravi responsabilità nei confronti del pubblico e dei giornalisti addetti alle trasmissioni di informazione, i quali hanno il diritto-dovere di svolgere la loro attività nell'interesse del Paese. {jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Sabato 13 Febbraio 2010 13:56)

 

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