Giro di vite del governo su web e cinema indipendente

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Vita Politica - Informazione

di Rosaria Amato da La Repubblica, 14 gen 2010 - Il provvedimento, secondo Pd, Idv, Udc e Gruppo Misto, è affetto sicuramente da un "eccesso di delega" rispetto alla legge ordinaria e alla direttiva Ue. La trasmissione di immagini in Rete verrebbe sottoposta alle norme che regolano le emittenti televisive.

ROMA -La cancellazione delle norme a sostegno delle produzioni indipendenti di fiction e di cinema italiano; la limitazione degli affollamenti pubblicitari per il satellite (a quasi esclusivo detrimento di Sky); il giro di vite sul web, dato che la disciplina dei siti Internet che trasmettono immagini non occasionalmente viene assimilata a quella delle emittenti televisive. Le opposizioni fanno fronte comune nel denunciare i guasti del decreto legislativo sulla tv arrivato ieri in Parlamento ma soltanto per un parere non vincolante.

"Il provvedimento risente di un evidente eccesso di delega rispetto alla legge e viola anche la direttiva europea, ed è gravissimo che venga introdotto senza passare dal Parlamento: va profondamente corretto o ritirato", dice Paolo Gentiloni, del Pd. Una posizione condivisa dagli altri partiti d'opposizione: Gentiloni, Roberto Rao (Udc), Antonio Borghesi (Idv) e Giuseppe Giulietti (Gruppo Misto) hanno tenuto una conferenza stampa alla Camera per chiedere che la normativa venga modificata, e che al Parlamento venga data la possibilità di intervenire.

"Su una materia come questa, che investe chiaramente il conflitto d'interessi – spiega Gentiloni – è una sfida aperta al presidente della Camera, che ha chiesto di rispettare le prerogative del Parlamento, procedere in questo modo, senza investire Camera e Senato della questione". Infatti dato che si tratta di un decreto legislativo, le competenti commissioni di Camera e Senato devono limitarsi a esprimere un parere, peraltro non vincolante.

Circostanza che non ferma i partiti d'opposizione: "Chiederemo una proroga rispetto al termine del 27 gennaio, e poi solleveremo la questione davanti al Consiglio di Stato". Giulietti ha anticipato la presentazione di ricorsi sia in sede Ue che al Consiglio di Stato e ha ribadito che "eccesso di delega o no c'è un eccesso a prescindere. Si decide di sfidare il Parlamento e il presidente della Camera", regolando una materia così complessa "attraverso un regolamento e un semplice parere del Parlamento". Giulietti ha auspicato che anche esponenti del centrodestra appoggino la richiesta di "ritiro del provvedimento o almeno delle parti che non hanno attinenza con la delega". In questo senso si è già pronunciato Luca Barbareschi. In quanto rappresentante di Art.21, poi, Giulietti ha annunciato che a breve verrà lanciata una campagna nazionale dal titolo 'Giù le mani dalla Rete'.

Nel dettaglio, i partiti d'opposizione rilevano che il decreto, che peraltro, ricorda Gentiloni, si basa su una legge delega di 11 righe", "rappresenta una riforma radicale delle norme tv e su internet del nostro sistema". Innanzitutto, prosegue il responsabile Comunicazioni del Pd, "cancella la norma introdotta dal governo nel '98 e nel 2007 sul sostegno alla produzione indipendente di fiction e cinema italiani, che prevedeva quote di trasmissione e di investimenti. Adesso le quote in termini di tempi sono state abolite, e in termini economici di fatto diminuiscono in quanto calcolate su una base imponibile diversa, ovvero non il fatturato ma la programmazione".

"Secondo: si limitano gli affollamenti pubblicitari per le emittenti sul satellite e si aumentano per Mediaset (il tetto per gli spot sulle pay tv passa dal 18 al 12 per cento nel 2012, per Mediaset sale dal 6 al 12 per cento, ndr). Terzo: si cancella di colpo l'istruttoria Agcom sull'eventuale superamento della quota del 20% di programmi che si possono diffondere con il digitale prevedendo che alcuni programmi Mediaset come quelli Premium o quelli ripetuti non rientrino tra quelli da conteggiare nella quota del 20 per cento".

L'ultima e importante questione riguarda Internet, dal momento che il decreto di fatto ne limita fortemente le possibilità, considerando 'servizi media-audiovisivi' anche una parte di trasmissioni che vanno su Internet. Pertanto, ai siti che trasmettono immagini si applicherebbe lo stesso regime previsto per la carta stampata. Per Borghesi (Idv), il decreto configura "un enorme conflitto di interessi"; mentre Rao (Udc) sottolinea che la norma che disciplina il web comporterebbe una "restrizione anche sui siti dei principali quotidiani, la cui informazione rischia di essere ingabbiata". {jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Venerdì 15 Gennaio 2010 11:58)

 

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