Quando non basta il possesso di televisioni giornali e radio
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Se per nascondere l'inettitudine al governo della cosa pubblica e gli interessi privati in atti pubblici non è più sufficiente possedere o occupare militarmente tutte le televisioni nazionali, possedere o controllare giornali e radio, detenere la distribuzione dei proventi pubblicitari... vuol dire che c'è molto da nascondere.
Se per rivelare una presunta adorazione popolare si arriva a truffare milioni di navigatori di facebook, cambiando subdolamente il nome ai gruppi cui essi avevano aderito e volgendoli a proprio favore, vuol dire che non c'è niente da rivelare. Quando, poi, si giunge alla determinazione d'imbavagliare internet attraverso leggi da paesi tirannici, vuol dire che la realtà vera, quella che conosciamo noi sulla nostra pelle e che gli internauti vogliono rendere evidente, è davvero troppo repellente per essere rivelata, vuol dire che si è disposti a fare proprio tutto per non farla trapelare, non avendo più niente da perdere. Se invece si provasse a fare gli interessi dei cittadini, degnamente espressa dagli internauti, non si avrebbe bisogno di occultare la realtà, non si avrebbe bisogno di crearne artificialmente una che amaramente non c'è.
Solo questo sospetto, anche quando non evolvesse in qualcosa di più concreto, dovrebbe essere sufficiente ad imbarazzare chiunque, di fronte ai propri concittadini; dovrebbe indurre l'interessato a prodigarsi per chiarire, spiegare, giustificare; ma non accade e accade il contrario. È naturale, perciò, che siano quegli stessi concittadini a chiedere trasparenza, nel modo che conoscono e con i mezzi che hanno: la piazza reale e la piazza virtuale.
Fanno bene, quindi, gli internauti a non abbassare la guardia, a rispondere colpo su colpo, dandosi di nuovo appuntamento in piazza per il 23 dicembre, per opporsi civilmente alle leggi incivili minacciate dalla destra al comando; ad ulteriore dimostrazione che non c'è niente di più reale delle piazze virtuali, della loro capacità d'analisi, della loro autonomia, del loro essere avanguardia della partecipazione attiva dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. I tentativi d'imbavagliare il dissenso sono sempre espressione di grave debolezza, e non serve far scorrere il sangue per palesarne la natura dispotica; ma nella nostra epoca, con i mezzi che si hanno a disposizione e, cosa ancor più importate, con la volontà di esserci di centinaia di milioni di persone, quei tentativi assumono un carattere ancora più cupo e disperato: questi signori sembrano non sapere che stanno combattendo contro la parte più avanzata della nostra civiltà, quella parte che ha trovato in internet la possibilità concreta di conoscere e farsi conoscere, di evolvere e manifestare la propria natura a compimento della loro massima aspirazione di libertà, senza dover chiedere il permesso a nessuno. Tantomeno a Berlusconi, Maroni, Ahmadinejad, Hu Jintao, Garzai e via tiranneggiando.
Gli internauti sanno di combattere una battaglia contro forze oscurantiste, spesso affamatrici di popoli, ciniche fino al midollo, nemiche del bene comune e non di rado prossime o integrate a congreghe delinquenziali ed eversive; per le quali internet non è uno strumento di libertà, come per noi, ma soltanto uno dei tanti possibili strumenti di dominazione, necessari in tutte le epoche per mantenere privilegi insopportabili. Il loro scopo ultimo è, appunto, il privilegio attraverso la dominazione; ed è ad essi che gli internauti si oppongono tanto tenacemente.
Essi sanno che non basta, perciò, difendere internet, poiché la mera difesa dello strumento diventerebbe presto, paradossalmente, una battaglia di retroguardia; e la dominazione tirannica resterebbe rischio incombente se non in atto. Per debellare davvero tale rischio, gli internauti hanno urgentissimo bisogno d'ampliare l'orizzonte di riferimento e di trovare una sponda politica con la quale sviluppare un percorso più generale di elaborazione e di lotta, che riesca a traguardare i prossimi decenni; con la chiarezza di chi non ha niente da nascondere, con tutta la determinazione di volontà libere, prevedendo processi di inclusione sempre più profondi e veloci.
Le forze politiche che potrebbero essere utili allo scopo, però, sembrano ritenere che sia più opportuno attenersi agli "schemi classici" della politica, di solito richiamati per giustificare debolezze inconfessabili e propugnare inciuci indigeribili. Pensiamo d'interpretare correttamente gli umori degli internauti, quando diciamo che ogni soluzione alle vicende italiane che non preveda la riaffermazione perentoria del concetto "la legge è uguale per tutti", non sarebbe una soluzione, ma l'inizio di un processo di totale destrutturazione del Paese. La Costituzione, di cui esso è informato, diverrebbe carta straccia sotto gli occhi degli italiani e della comunità internazionale. E nessun paese occidentale, nessun paese civile potrebbero di nuovo sopportare un'Italia fascistizzata, in pieno ventunesimo secolo. Forse è il caso che la politica, presa coscienza della propria capacità di contenere quegli istinti bestiali che stanno devastando il paese, chiamasse a raccolta tutti i cittadini e quegli stessi paesi, in difesa del regime democratico e in nome dell'Europa più giusta che tutti, o quasi, auspichiamo. Nessuno, ne siamo convinti, resterebbe a guardare. Forse occorre soltanto un po' di umiltà.
D'altra parte, quello che non fa la politica italiana, lo stanno già facendo gli internauti, in nome della libertà e della trasparenza. Nascondere può far comodo a chi ha la coscienza sporca, ma non al Paese. Gli internauti lo sanno. Noi lo sappiamo. E la Politica? {jcomments on}
Ivano Alteri
Frosinone 21 Dicembre 2009
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 21 Dicembre 2009 20:40)







