Allarme, bavaglio alla rete
| Vita Politica - Informazione |
Il blog "Diritto alla rete" ha lanciato oggi il suo allarme. "Ci vuole qualcuno che fermi i carri armati. Ci vuole un'idea mediatica. Qualcosa che faccia il giro del mondo. Non possiamo stare a guardare la presa di Internet in Italia, con un colpo di stato digitale decretato da un Consiglio dei ministri filocinese ed un presidente, tumefatto da uno psicolabile, che non aspettava altro per mettere i sigilli alla Rete".
Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha detto chiaramente alla Camera, che i discorsi sul famoso clima che avrebbe armato la mano del feritore, sono "scivolosi". Infatti c'è "Il rischio che qualcuno si vesta da pompiere per fare l'incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno". Le prime vittime predestinate sembrano esser i blogger e gli utilizzatori del'informazione on line.
Il Governo vorrebbe impedire la diretta tv su Internet in livestreaming. Le manifestazioni come quelle del 5 dicembre - cioè il No B Day che per qualità democratica è stata copiata dai francesi! - non saranno più possibili. E neppure un blogger potrà più trasmettere in diretta un'opinione. Dovrà chiedere il permesso agli apparati dello Stato.
Cari visitatori, blogger e colleghi, ma davvero vogliamo stare a guardare senza far nulla?
Prima di ogni altra cosa sento assolutamente necessario un fittissimo passa parola sul rischio effettivo che corre la rete internet italiana. Dobbiamo rendere tutti consapevoli che l'aggrressione a Berlusconi sta diventanto il preteso per un giro di vite autoritario e repressivo contro ogni diversità ed opinione contraria. Email, blog, pagine di social network Facebook e Twetter isieme a tutti gli altri che ognuno usa, gionali e giornalini on line devono farsi portavoce verso tutti gli amici e conoscenti di questo reale pericolo.
Leggi speciali per le manifestazioni già si vanno approntando con divieti di orario, limitazioni di itinerari, pene più dure per chi «interrompe» e mostra «atteggiamenti di dissenso», come se uno a un corteo andasse solo in nome del pensiero unico. Alle manifestazioni e ai comizi come allo stadio: chi sgarra entra nella black list degli indesiderati. Dopo quello per i tifosi, anche un Daspo per la politica. E così il governo provvederà a blindare le piazze vere e anche quelle virtuali con leggi speciali per chi usa il web per, come dice il ministro Maroni, «istigare alla violenza».
Ci sarà anche un catalogo con la casistica di cosa significa istigare e con le circostanze quando s'ìndividua l'istigazione? Suvvia, ma di quanti cinquant'anni indietro ci vogliono riportare? Ma vi pare, un governo talmente inefficiente che non sa neppure garantire la protezione del premier trova rifugio e sicurezze nel vietare le libertà costituzionali?
Il titolare degli Interni dichiara che Berlusconi «poteva essere ucciso». Questa grave eventualità richiama ancora di più l'esigenza di un esame di coscienza sull'efficienza dei servizi della scorta del prersidente Berlusconi, altro che leggi liberticide!
Con buona probabilità al prossimo Consiglio dei ministri di domani, giovedì 17 dicembre, sarà già pronto il giro di vite sui siti web. In realtà il tentativo di stringere sulle e nelle piazze è in corso da tempo. I primi segnali risalgono a più di un anno fa. I primi ad essere limitati furono i cittadini islamici. A Roma, ad esempio, è diventato sempre più difficile per gli organizzatori avere l'ok della questura per un vero e proprio corteo. La tendenza è di rilasciare permessi per presidi e sit in piazza. In un posto solo le persone vengono controllate meglio.
Controllare e dare una normativa dura ed inflessibile alla rete sono ingiustificati e dannosi per le potenzialità del web e per la società più in generale: si tratta di tentativi mirati esclusivamente a mantenere lo status quo delle cose e, elemento ancora più grave, ad imbavagliare la libertà di manifestazione del pensiero sancita dalla nostra Costituzione.
Il confronto democratico, proprio in quanto tale, deve prevedere un utilizzo libero della rete e svincolato da ogni forma di controllo esasperato: ogni affermazione che circola sulla rete può essere condannabile o non condivisibile ma non per questo deve essere censurata. In ogni caso si dovrebbe fare leva sulle responsabilità personali. Nessuno dimentichi il principio di diritto che la responsabilità penale è personale. Se Giallo apre un gruppo in cui si dice "Ammazziamo Bianco", Giallo va a processo. E le leggi per farlo già ci sono tutte. Per Maroni invece bisogna chiudere lo spazio dove Giallo si esprime, perché?...perchè... ci sono dei conti da regolare.
Non si possono fare analogie con il telefono. A differenza delle intercettazioni telefoniche vocali che per standard internazionali imposti alle industrie telefoniche devono essere possibili su ogni comunicazione, il traffico di dati su Internet è «nato libero», come nipote della corrispondenza postale su cui solo i regimi dittatoriali si arrogano il diritto di intervenire.
Anche la normativa europea ci viene in aiuto, infatti, nel cosiddetto «articolo 138» si stabilisce che la Rete è uno spazio neutro, non proprietario delle major televisive e quindi libero per diritto.
In queste ore, Pier Ferdinando Casini ha ricordato, nel tesissimo dibattito alla Camera che: "Mettere le mani su internet è pericolosissimo... guardiamo all'esempio degli Stati Uniti (...) dove Obama riceve intimidazioni inaccettabili su internet, ma dove a nessuno è mai venuto in mente di censurare, in un grande paese di democrazia liberale".
La rete ha realizzato davvero un grande miracolo di partecipazione mettendo in discussione la delega ad informare, a distribuire visione del mondo, che i media hanno avuto per anni. Questo può anche dare grande fastidio a molti colleghi giornalisti. Non vorremmo, però, che qualcuno stesse scambiando la libertà di espressione con la difesa dei propri privilegi castali. Sarebbe il caso di essere rigorosi sempre, quando si scrive di cose importanti. La rete è un grande fenomeno sociale, non tecnologico, come dimostrano gli oltre 10 milioni di italiani che frequentano Facebook. Un po' di arroganza in meno, un po' di equilibrio terzo, non guasterebbero. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 25 Marzo 2010 14:44)







