Chi si loda s'imbroda

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Vita Politica - Informazione

A 'porte' in faccia, cronaca di un flop di Ida Rotano, da Dazebao.org 16 settembre 2009 - La fiction di Garko ha battuto la fiction politica di Berlusconi. Martedì sera si è celebrata la prima vera sconfitta del presidente del consiglio, consumata sul terreno a lui più congeniale, quello televisivo e per di più nel salotto amico di Vespa. Il direttore generale della Rai, Mauro Masi, convocato in commissione di Vigilanza martedì prossimo. Cresce la mobilitazione e le adesioni alla manifestazione per la libertà di informazione prevista sabato prossimo dalle 16.00 a piazza del Popolo a Roma. Da oggi, in campo anche la stampa cattolica

BERLUSCONI A PORTA A PORTA: ASCOLTI BASSI E MOLTE POLEMICHE (RIEPILOGO)

L'agguato era stato preparato con cura: "Vi mostriamo le case nuove di Onna", "il premier, ‘uomo del fare' vi mostrerà ‘o miracolo". Il tutto rigorosamente registrato nel salone televisivo di ‘porta a porta', quello preferito da Berlusconi, condito da ospiti accondiscendenti. E, per essere sicuri che nessuno rovini lo show, per l'occasione cancelliamo ‘Ballarò' su Rai 3 e cambiamo la programmazione di Matrix su canale 5. Tutto pronto. Lo show può partire. Con tanto di applausi pre-registrati trasmessi attraverso un altoparlante a coprire le richieste dei terremotati abruzzesi (e chi non ci crede legga quanto scritto da Miss Kappa e diffuso sul web).
Ma qualcosa, a Onna, è andato storto: doveva essere una marcia trionfale, è stato una ritirata: troppi striscioni contro, troppe richieste di mantenere, per davvero, le promesse. Troppe polemiche. Il cavaliere accorcia la sua permanenza sul campo abruzzese per rifugiarsi a casa Vespa e lì perde il controllo scagliandosi contro i giornali (o meglio, contro Repubblica), i giornalisti di Rai Tre e l'opposizione: "Tutti delinquenti e farabutti".

Dura la replica del presidente della Rai Paolo Garimberti: "In tutte le democrazie occidentali le tv pubbliche sovvenzionate dal canone criticano governi, coalizioni, partiti e singoli politici senza che nessuno gridi allo scandalo.Gli uomini pubblici e di governo che pensano che la Rai debba astenersi dal riportare critiche alla loro parte scambiano il Servizio Pubblico con le televisioni di Stato che operano in regimi non democratici".
"Il Servizio Pubblico, come dice la parola stessa - chiarisce Garimberti - è al servizio di tutti i telespettatori, quali che siano le loro opinioni. Completezza e pluralismo dell'informazione ne sono i principi fondanti e non possono non essere il metodo di lavoro delle nostre redazioni. Il diritto di critica al nostro operato è legittimo, la delegittimazione sistematica e l'insulto no".

A seguire lo show del Cavaliere, questa volta, poco più di tre milioni di telespettatori. Tre milioni contro i cinque che hanno invece scelto la fiction di Mediaset "L'onore e il rispetto". Dunque, la fiction di Garko ha battuto la fiction politica di Berlusconi.
E sull'auditel si celebra la prima vera sconfitta del presidente del consiglio. La più terribile per la sua immagine e per la sua credibilità, perché consumata sul terreno a lui più congeniale, quello televisivo e per di più nel salotto amico di Vespa.

La puntata di ieri di 'Porta a Porta' è stata secondo il consigliere d'amministrazione della Rai Giorgio Van Straten "la peggiore performance di Rai Uno dell'anno". E un simile flop si trascina dietro i vertici di Viale Mazzini. "La scelta del direttore generale Mauro Masi - ha detto Van Straten - si è rivelata non solo inaccettabile sotto il profilo del pluralismo informativo e del buon giornalismo, ma anche completamente sbagliata rispetto agli interessi dell'azienda".
Stamane, i rappresentanti del Pd hanno chiesto che masi venga a rispondere dell'intera questione in commissione di vigilanza. L'audizione è fissata per martedì 22 settembre. La richiesta avanzata da Fabrizio Morri è stata condivisa anche dal presidente della commissione Sergio Zavoli oltre che dagli esponenti dell'Italia dei Valori e dell'Udc. D'accordo anche i rappresentanti della maggioranza che hanno però posto alcune condizioni, in primis che l'audizione "non diventi un processo al direttore generale".

Anche se c'è poco "da processare" visto che quello di Masi è stato un vero e proprio autogol.
Beppe Giulietti, deputato del gruppo Misto e portavoce dell'Associazione 'Articolo 21' chiede le dimissioni dei responsabili della Rai, "che quasi si sentono dei funzionari al servizio della concorrenza, visto quello che hanno fatto per mandare in onda da 'sola' Porta a Porta. Questi dirigenti stanno portando al disastro il servizio pubblico televisivo, stanno creando un enorme danno erariale. L'Autorità garante non può far finta di nulla, deve intervenire con decisione".

Sull'affaire 'Porta a Porta' giungono commenti al fulmicotone dalla sinistra radicale e dall'Italia dei Valori. In particolare il partito di Antonio Di Pietro che ieri ha invitato a "boicottare" la trasmissione di Bruno Vespa con il premier unico ospite chiede conto dei dati Auditel ai dirigenti Rai.
"Nonostante la trasmissione cucita su misura, nonostante l'operazione 'piazza pulita` per tirargli la volata e nonostante la sua risaputa predilezione per la spettacolarizzazione - incalza Jacopo Venier responsabile comunicazione del Pdci -, il presidente del Consiglio fa 'cilecca` in tv. Quei pochi che l'hanno visto dicono che Berlusconi, ieri sera, aveva perso il suo tradizionale sorriso da imbonitore per indossare la maschera, nervosa e ringhiante, di chi sa che il suo potere gli sta sfuggendo tra le mani".
Stefano Pedica, poi, dalle fila del partito di Di Pietro sottolinea che "il flop degli ascolti della puntata di ieri di Porta a Porta dimostra che gli italiani sono ormai nauseati da Bruno Vespa e dalle sue sviolinate a Berlusconi". Gli fa eco il 'collega' Pancho Pardi che si domanda: "Che razza di servizio pubblico è quello che organizza un'orgia del potere?".
"Ricordiamo anche - aggiunge Pardi - che le minacce da parte di Vespa di continuare ad oscurare il partito dell'Italia dei Valori e il suo leader saranno oggetto di atti ufficiali in commissione perché lesivi dei principi democratici. L'Idv ha portato il caso in vigilanza e chiede l'audizione dei diretti responsabili, vertici compresi".

Accanto al premier scende in campo la maggioranza. Per il ministro della Difesa Ignazio La Russa gli ascolti "non si misurano con una fiction". "Lo share lo abbiamo registrato alle europee e lo registreremo alle regionali" ha detto il leghista Davide Caparini, segretario della Commissione Vigilanza Rai, che ha aggiunto: "Siamo politici e ci misuriamo con il voto e con il consenso degli italiani". Secondo Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, il Presidente del Consiglio è "in sintonia con il Paese".

Intanto, nel paese cresce la mobilitazione e le adesioni alla manifestazione per la libertà di informazione prevista sabato prossimo dalle 16.00 a piazza del Popolo a Roma. Da oggi, in campo anche la stampa cattolica. L'Avvenire in un editoriale scrive: "Il dubbio è che qualcosa stia vacillando nell'informazione in Italia e in questo senso la manifestazione di sabato prossimo non è un appuntamento retorico, né formale". Gli fa eco l'Ucsi, Unione cattolica stampa italiana che segnala il pericolo che "anche nel mondo cattolico, dopo la squallida aggressione che ha portato alle dimissioni il direttore di 'Avvenire', possano trovare forza le voci di chi preferirebbe una stampa asservita e normalizzata". {jcomments on}

Ultimo aggiornamento (Venerdì 18 Settembre 2009 11:50)

 

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