Totem e tv
| Vita Politica - Informazione |
di Stefano Balassone - Una comunità è tale se si associa attorno a un totem, almeno uno. Non il pilastro multifunzione che smista le code negli uffici postali, ma un elemento che accomuna tutti (o quasi) per tutta la vita. Per ricordarselo meglio, i pellirossa piazzavano il totem, ad esempio una testa di lupo, in cima a un palo nel mezzo dell'accampamento. Uscivi dalla tenda, alzavi gli occhi, e come discendente dei lupi eri accomunato a quelli delle altre tende. E la tribù sapeva di esistere. Calcio e tv senza bisogno di stare in cima a un palo stanno comunque in cima all'attenzione e sono dunque i totem attuali. Non i soli, ma senza dubbio fra i più tribalizzanti. Non si basano su un legame di interesse (come un sindacato o un ordine professionale), che spacchetta la comunità perché è ovvio che ognuno porti l'acqua al suo mulino, ma su competenza e seduzione, che possono riguardare tutti, indipendentemente dal fatto che siano ricchi o poveri, avvocati o ingegneri, partite IVA o dipendenti. La competenza è quella acquisita con il consumo. È sbalorditivo quante cose gli appassionati di calcio hanno il piacere di sapere circa i protagonisti, gli affaristi e le tecniche di questo spettacolo. E più sono competenti, più si appassionano. Qualcosa di simile vale per la tv. Non che le prestiamo una grande attenzione, ma il televisore è quasi sempre acceso anche quando ciabattiamo per casa intenti in altre faccende. Ma anche se sembriamo distratti, della tv assimiliamo il linguaggio, imparando a scrutare un primo piano, a farci un'idea della personalità di un conduttore, ad aspettare una sorpresa dopo un po' che non accade nulla, e così via. E questa è competenza vera giacché non siamo più ai tempi della prima tv, quella della mirabilia tecnologica, quando i più ingenui si alzavano per salutare l'estraneo che appariva nello schermo comprato a rate. E poi c'è il fattore seduzione. Il calcio piace perché è bello (colori, suoni, movimento, gara); alla tv non si sfugge perché la sa lunga sui nostri gusti e le nostre debolezze e li titilla per tenerci nella sua orbita. Il primo ci seduce saturandoci i sensi, la seconda, dove ce n'è per tutti, ci seduce immedesimandosi con la nostra personalità. Il totem testa di lupo era uno scherzo a fronte di questi due, eppure era fortissimo, tanto che se un lupo attuale recava qualche danno alla tribù dei pellerossa, il lupo ancestrale non ne pativa alcun danno e restava tranquillo in cima al palo. Così se il calcio diventa calcio scommessa e riempie le tasche di qualcuno mentre tiene occupati i sensi a noi con partite truccate o drogate, non per questo lo buttiamo giù dal palo e la passione non diminuisce, ma si articola in nuova competenza, attorno ai legami fra giochi e mafie, fra finanza e spettacolo e così via. E se la televisione si rivela come un mercataccio frequentato da ragazze bunga bunga, concorrenti taroccati, indignazioni di maniera e conflitti di interesse, non per questo smettiamo di accenderla. Semplicemente, più ne apprendiamo più ne impariamo, conquistiamo un po' di disincanto e continuiamo a volerci fare incantare. Perché l'importante e non smarrirsi e finché i totem incombono il navigatore dell'esistenza riesce a tracciare una rotta.
Uscito su Il Romanista
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 20 Giugno 2011 10:50)







