La mia Raitre e quella di oggi
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di Stefano Balassone da mediapolicies.wordpress.com 24 nov 2010 - La Raitre di oggi fa parlare di sé, grazie agli ascolti di Fazio & Saviano che ieri hanno segnato un nuovo record (9,6 milioni e 31,6 di share). Intanto c'è chi riscopre la Terza rete di vent'anni fa. Due casi di "grande televisione". Ma che differenza corre fra ieri e oggi?
Ieri, negli anni '80, Mediaset si affermò contrapponendo tv commerciale a Rai, consumatore a produttore, scelte a garanzie, marketing a Costituzione, presente a passato. Aveva successo in quanto televisione "divisiva", l'anticipo catodico dello schema cani e gatti che dopo Tangentopoli avrebbe riempito la scena politica. Era una scelta, non l'unica concepibile, tant'è vero che negli stessi anni, dal 1987 al 1994 – il periodo in cui cade il Muro ed esplode Tangentopoli – la Terza rete di Angelo Guglielmi cresceva rapidamente con la "tv realtà", che il mondo non lo spartiva, ma voleva esprimerlo tutto intero. Nel successo contarono alcune circostanze eccezionali. La prima è che la rete, quando la prese Guglielmi, faceva ascolti da prefisso telefonico, e dunque non aveva lasciti da amministrare. La seconda circostanza consisteva nella ridottissima misura del budget (una piccola frazione di quello di Raiuno o Raidue). Era dunque una via obbligata quella di cercare di inventare una tv nuova e non una replica al ribasso delle altre. Merito di Guglielmi e dei suoi fu di riuscirci. Si procedeva per tentativi: gli insuccessi non mancavano, ma scomparivano alla svelta perché non c'erano intrecci affaristici a farli sopravvivere; i successi insegnavano come fare e ne generavano altri. Fu, in sintesi, una "Rete d'autore" che stanava talenti e li portava al successo arricchendo potentemente lo star system della tv italiana.
Funzionava moltissimo e costava pochissimo, ma al suo culmine fu spazzata via in quattro e quattr'otto dai politici nuovi, nel silenzio di quelli vecchi e nel compiacimento delle corporazioni aziendali (per chi voglia saperne di più, Senza Rete di Guglielmi e Balassone, Bompiani 2010).
Da allora la Terza rete ha perpetuato i programmi ereditati o li ha perduti (Quelli che il calcio e Santoro) a favore di altre reti in stato di necessità.
Una rete meritoria, ma non più una rete d'autore; il canale "di sinistra" dentro una Rai sempre più accentrata e sempre più acconciata al ruolo di ancella di Mediaset. In questa Rai, ma anche in questa Mediaset, i direttori gestiscono gruppi d'autori, ovvero realtà di fatto ben consolidate e dall'elevato potere contrattuale perché le reti non hanno, quando anche gli piacesse farlo, l'autonomia per coltivare nuovi talenti. Da qui una televisione che nel suo insieme è senza ambizioni, ma che può vedere momenti alti, anzi altissimi, come Vieni via con me. In questo rapporto con i gruppi autorali un direttore accorto come Paolo Ruffini sa remare nella direzione giusta; mentre quelli delle altre reti sembrano starsene frastornati in mezzo a cose più grandi di loro.
Oggi solo La7 potrebbe avere la convenienza, innanzitutto imprenditoriale, a farsi Rete d'autore, e cioè qualcosa che ottenga grandi risultati a costi minimi grazie alla possibilità di costruire da sola nuove armi. Con Mentana ha trovato un punto di riferimento per navigare lontano (il 22 novembre registra, oltre al terzo trionfo di Saviano, il nuovo record del Tg7 che ha superato 2.700.000 spettatori). Certo, ha di fronte un mare pericoloso. Però per la prima volta ha davvero un'occasione. Vedremo.
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