"Vieni via con me ha lanciato un nuovo modo di fare tv". Intervista a Simone Regazzoni

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Vita Politica - Informazione

Fazio_Saviano_120qudi Virginia Perini da affaritaliani 22 nov 2010 - Un successo di audience indiscusso che va al di là delle polemiche e dei contenuti. "Si possono fare tutte le critiche che si vogliono a Vieni via con me, ma siamo di fronte a un format che rovescia e decostruisce la tele-politica tradizionale, perché rompe con la logica del talent show politico". Simone Regazzoni, docente di Filosofia a Genova e Milano e allievo di Jaques Derrida, esperto di televisione e di nuovi media, commenta con Affari il successo della trasmissione condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano. leggi tutto

"Perché non perda la sua carica di novità o di 'evento', per usare una formula di Aldo Grasso, dovrà però fare attenzione, da un lato, a non farsi colonizzare dai politici, e dall'altro di evitare di diventare un romanzo a tesi. Gli autori dovrebbero avere il coraggio di aprire la narrazione non solo a ospiti illustri ma prevedibili, ma anche a quelle voci della cultura italiana che non hanno voce: giovani scrittori di talento, registi, attori, musicisti...".

L'INTERVISTA

Vieni via con me sembra essere un successo continuo. Raduna davanti alla televisione persone di età differenti, idee politiche differenti e anche se spesso criticato è un programma molto seguito, quasi più di un reality show. Siamo di fronte a una fase innovativa per la televisione? Fase in cui anziché essere la politica a usare la televisione succede il contrario?

"Con Vieni via con me siamo, finalmente, al cambio di format o, se si preferisce, di paradigma narrativo per quanto riguarda la tele-politica. Dico tele-politica perché almeno negli ultimi vent'anni la politica italiana non si è limitata a farsi rappresentare dalla tv, ma ha lavorato e operato attraverso la televisione: quindi è stata essenzialmente televisiva. Fazio_Saviano_434quFino ad oggi il format dominante della tele-politica è stato quello del reality o meglio del talent show: nei vari talk-show tele-politici (da Annozero a Porta a porta) vanno in onda le varie sfide a squadre, fino a quella finale tra i due leader degli schieramenti avversi. Proprio come nei talent show anche nei talk tele-politici ci sono esperti e giornalisti che partecipano. Il voto del popolo sovrano è così molto simile a un televoto di Amici o X-Factor. Per questo è importante per chi vuole analizzare lo spazio della politica, studiare attentamente anche cose come talent e reality".

E con Vieni via con me invece che cosa è successo?

"Ora, l'irruzione del Vieni via con me (prodotto da Endemol, che produce anche Grande Fratello) è una vera e propria rivoluzione. Si possono fare tutte le critiche che si vogliono a questo o quell'aspetto del programma (che ci sia risparmiato però lo snobismo del 'questa non è vera cultura perché la televisione distrugge ciò che tocca'), ma il punto è che siamo di fronte a un format che rovescia e decostruisce la tele-politica, perché rompe con la logica del talent show politico. In che modo? La logica di Vieni via con me non è più quella della sfida, dello scontro più o meno dialogico, ma del racconto, della narrazione aperta che fa uso di materiali differenti, tra cui anche uomini politici. Non a caso al centro della scena qui abbiamo uno scrittore. Gli uomini politici sono usati come materiale narrativo all'interno di una narrazione che riesce, così, a parlare di politica in modo nuovo. Manca il momento del confronto/scontro, del 'parlo io per favore non mi interrompere', del conduttore che interviene a riportare l'ordine, del botta e risposta e del parlarsi addosso; il rapporto tra le parti di questa narrazione è il montaggio: il politico che legge un elenco, la performance di un attore, lo scrittore che racconta la struttura del potere mafioso, il comico che fa la parodia del politico, e così via. C'è dunque una struttura narrativa, benché aperta".

Si può parlare dunque di un nuovo modo di fare tv rispetto al modello berlusconiano?

"La definirei una nuova forma di narrazione civile nazional-popolare di qualità. I cui effetti politici non hanno mancato di farsi sentire: l'ira di Maroni contro Saviano è proprio legata al fatto che la Lega ha colto perfettamente la potenza politica della narrazione di Saviano. Questo non significa che in Vieni via con me tutto funzioni alla perfezione, ci mancherebbe.

Ma le critiche che si focalizzano su questo o quell'aspetto, senza cogliere la novità del disegno d'insieme, sono miopi. E non aiutano al cambiamento della tv italiana. Per non parlare degli attacchi di Travaglio a Saviano riassumibili come: l'enfant terrible del talent-show di Santoro che legge compiaciuto i compitini scritti sul suo quaderno si sente surclassato dal giovane scrittore di talento".

Qual è quindi l'x-factor di "Vieni via con me"? Quel quid che lo fa decollare...

"Due elementi mi sembrano centrali. Il primo è quello di puntare su una narrazione che articoli cultura e politica. Il secondo, costruire questa narrazione attorno allo scrittore che nel panorama italiano è assurto a simbolo di impegno civile della letteratura. La miscela di autore simbolo e narrazione forte (rispetto al format del talent politico che è un gioco di sfide,

la narrazione ha un impianto più forte) è stata la carta vincente. Si è evitato il talent politico ma anche il programma di inchiesta tipo Report. Proprio come in Gomorra fiction e non-fiction si sono mescolati, dando vita a qualcosa di nuovo. Si potrebbe osare di più dal punto di vista della scrittura televisiva, ma come inizio non è male".

E la sinistra che conclusioni potrebbe trarre da questo successo?

"Vieni via con me ha dimostrato una cosa che molti a sinistra, ancora fermi a un discorso apocalittico sulla televisione, ritenevano impossibile: usare la tv per dare vita a nuove narrazioni della realtà in grado di arrivare a un pubblico di massa. Perché qui non siamo certo al programma di nicchia o ai numeri di un libro di successo (Gomorra escluso): si parla di nove milioni di telespettatori. Tra cui molti giovani. Ciò che ha incollato molti giovani spettatori che normalmente non seguono la tv di fronte a Vieni via con me è questo: l'impressione di una nuova finestra attraverso cui guardare la realtà italiana. E' come se qualcuno, in una vecchia casa, avesse aperto una nuova finestra in grado di mostrare da una diversa prospettiva il paesaggio italiano: è evidente che questa apertura venga salutata come una novità liberatoria anche da chi si era ormai rintanato in cantina".

Si tratta dunque di un passo avanti?

"Decisamente sì. Un passo avanti con cui la tele-politica dovrà imparare a misurarsi. Non credo che questo nuovo format sostituirà i vecchi talent politici, ma sicuramente ne renderà ancor più visibili i limiti. Perché la narrazione di Vieni via con me non perda la sua carica di novità o di evento, per usare una formula di Aldo Grasso, dovrà però fare attenzione, da un lato, a non farsi colonizzare dai politici, e dall'altro di evitare di diventare un romanzo a tesi. Le buone narrazioni non devono essere rassicuranti per nessuno, nel caso specifico per nessuna parte politica, vale a dire per nessuna incarnazione possibile del potere politico. Dovrebbero evitare di suonare il piffero per questa o quella parte. Le buone narrazioni hanno il compito di dire al potere le verità che non può confessare. Hanno il compito di restituirci la complessità della realtà al di là delle semplificazioni".

Cercare cioè di sviscerare la realtà in tutte le sue forme in nome di una certa obiettività...

"Per fare questo credo che gli autori di "Vieni via con me" dovrebbero anche avere il coraggio di aprire la narrazione non solo a ospiti illustri ma prevedibili, ma anche a quelle voci della cultura italiana che non hanno voce: giovani scrittori di talento, registi, attori, musicisti. Penso a cosa accadrebbe se scrittori più o meno giovani che appartengono a quella galassia letteraria battezzata New Italian Epic venissero chiamati a partecipare alla scrittura collettiva di una puntata in assoluta libertà. Tutti attorno a un tavolo, come gli sceneggiatori delle serie tv americane, per costruire una grande narrazione televisiva. Il format di Vieni via con me ha la forza per osare in questa direzione. Se avesse il coraggio, e gli fosse lasciata la possibilità di farlo, credo che vedremmo cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Cose dell'altro mondo..."{jcomments on}

 

 

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Articolo riproducibile citando autore e fonte (www.edicolaciociara.it)

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