Il web contro la "censura"
| Vita Politica - Informazione |
di Giuseppe Rizzo da unita.it, 8 giu 2010 - Se c'è una cosa che più di tutte fa venire l'orticaria al popolo del web, questa cosa è la "censura". «La rete non ha ideologie, non conosce freni, mal sopporta recinti e paletti – ha scritto tempo fa William Gibson, scrittore cyberpunk e gran conoscitore del web – ogni singolo navigatore si troverà d'accordo con il suo vicino di tastiera, fosse pure che questo vicino si trovi all'altro capo del mondo rispetto a lui, sul fatto che il bene più prezioso per ogni internauta sia libertà». leggi tutto
E in nome di questa libertà decine di migliaia di persone si stanno mobilitando su social network, blog e forum contro la legge bavaglio su stampa e magistratura voluta da Berlusconi.
Marino Scaldi, per esempio, scrive sulla nostra pagina Facebook: «La libertà passa attraverso la conoscenza, la conoscenza passa attraverso l'informazione. Un'informazione zoppa (così come una magistratura a cui vengono ridotti gli strumenti di indagine) non farà altro che produrre ignoranza e soggezione, garantendo il dilagare della corruzione nel potere».
«Berlusconi blindi pure la sua legge, noi blinderemo la nostra disobbedienza», aggiunge Angela Mari, facendo riferimento all'evento creato dall'Unità su Fb in difesa della magistratura e dell'editoria. 6mila 500 persone hanno aderito finora, ognuno declinando quella che molti hanno definito "resistenza" secondo la propria sensibilità.
Giuseppe Scoca scrive: «La disobbedienza dovrà essere per tutti senza tentennamenti». Nessun dubbio neanche per Nicola Marino: «La disobbedienza civile è un dovere quando serve a contrastare progetti di legge che aumentano il degrado civile e normativo del NOSTRO PAESE».
In molti riconoscono nel provvedimento lo spirito del fascismo. Roberta Lazzeri si chiede: «Se non si chiama fascismo questo, come si chiama? Dittatura?». Le risponde Daniela Camurri: «Vivo in Africa da 20 anni, ma sarò con voi, con il pensiero, qui dove vivo io, in Zimbabwe, un Dittatore fa incarcerare tutti i giornalisti e molti non sono usciti vivi: volete che l'Italia diventi così?»
Per scongiurare una tale fine, c'è chi propone, come Iva Stento, di «scendere in piazza per riprenderci il nostro diritto di sapere e il diritto dei pm di usare tutti gli strumenti di cui hanno bisogno», e chi, come Maria Costner «di andare sempre in giro con un bavaglio sulla bocca: è cosi che ci vogliono, che se lo ritrovino davanti gli occhi ogni volta che ci vedono, almeno».
Le proteste, spesso, da virtuali si sono trasformate in manifestazioni reali. E adesso che Berlusconi ha annunciato di non voler perdere più tempo in aula, che il provvedimento si voti e basta, in molti sono pronti a darsi nuovamente appuntamento in piazza. Giorgio Manganelli chiama tutti a raccolta: «Buona l'idea di Bersani di manifestare il 19. Andiamo tutti, raccogliamoci, contiamoci e facciamoci sentire. Contro la manovra che zittisce la cultura e questo governo di Tagli&Bavagli»{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Domenica 13 Giugno 2010 12:21)







