Contro il ddl Alfano: Intercettazioni, la giornata del silenzio
| Vita Politica - Informazione |
Con le sanzioni penali si vuole intimidire chi fa informazione. Lo sciopero dei giornalisti del 14 luglio prossimo serve a far comprendere all’opinione pubblica, oltre che alla classe politica, la gravità del disegno di legge Alfano di Paolo Serventi Longhi da rassegna.itLo sciopero dei giornalisti, la giornata del silenzio del 14 luglio, sono manifestazioni necessarie, che dovrebbero far comprendere all’opinione pubblica, oltre che alla classe politica, la gravità del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni telefoniche. Un provvedimento che introduce inaccettabili divieti al diritto di informazione sulle indagine e sulle inchieste giudiziarie, indagini peraltro fortemente limitate dal testo in discussione in Parlamento. Per fare un esempio tra mille, nessuna notizia sull’inchiesta in merito all’induzione alla prostituzione della Procura di Bari, legata alle feste nelle ville del premier, sarebbe stata diffusa e, forse, la stessa indagine sarebbe messa in discussione perché incentrata proprio sulle intercettazioni delle conversazioni telefoniche dei protagonisti.
Ecco perché è montata nella categoria dei giornalisti una forte indignazione per questo durissimo attacco alla libertà dell’informazione, figlio di una cultura della censura e dell’intimidazione nei confronti dei media che si va diffondendo nel paese, soprattutto nell’attuale maggioranza ma che non è stata estranea, nel recente passato, nemmeno ad una parte dell’opposizione di centro sinistra. Certo, occorre rispettare la privacy dei cittadini coinvolti nelle indagini ed occorre che l’informazione eviti di “pescare” nei verbali delle intercettazioni notizie che riguardano la vita privata, la salute e gli affetti dei singoli, ma non si può impedire che l’opinione pubblica venga informata sulle attività poco lecite di uomini politici e faccendieri, di amministratori ed altri personaggi pubblici. D’altra parte la stessa legge che tutela la privacy contiene in allegato un codice deontologico molto preciso che i giornalisti sono obbligati a rispettare pena sanzioni come la sospensione dall’attività professionale.
Altra cosa sono invece le sanzioni penali (il carcere) per gli operatori dell’informazione e le pesantissime multe previste per gli stessi giornalisti e per gli editori. Qui si tratta di una vera e propria intimidazione nei confronti dei media di fronte alla quale c’è la protesta democratica, ma anche la disobbedienza civile se sarà necessario. E’ una legge, poi, che andrebbe ad aggiungersi alle altre leggi che regolano, anzi sregolano, la comunicazione in Italia, a cominciare dalla Gasparri (che aggrava lo squilibrio pubblicitario a vantaggio dei network televisivi), dalle insufficienti normative antitrust, che riducono il pluralismo, e da quelle che riguardano il sostegno all’editoria in cooperativa, di movimento o di idee. {jcomments on}
02/07/2009 13:35
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Ultimo aggiornamento (Domenica 05 Luglio 2009 13:15)
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