Rivolta nel Lazio contro il piano di rientro di Penata Polverini
| Vita Politica - In Provincia e nel Lazio |
Arrivano i primi commenti di drastica bocciatura del Piano di rientro presentato dalla presidente Polverini, tutti naturalmente dai gruppi politici dell'opposizione. Ma anche i sindaci delle province minacciano fuoco e fiamme perchè saranno proprio i loro territori a essere maggiormente penalizzati. «A una prima lettura del decreto , per quanto riguarda la ricaduta sulle province, si evidenzia una sostanziale conferma di quanto già anticipato. Oggi il commissario ci parlerà di riconversione, ma non basta per nascondere la triste verità: gli ospedali saranno chiusi.» Così in una nota dell'Italia dei Valori. «Cambiare nome agli atti non cambia la sostanza. Gli ospedali di Bracciano, Subiaco, Anagni, Pontecorvo, Monterotondo, Gaeta, Sezze, sono ufficialmente riconvertiti in ospedali distrettuali: tradotto vuol dire che intanto chiudono, poi toccherà alle Asl rimodulare le prestazioni (postazione 118, ambulatorio, piccola degenza presidiata da soli infermieri) e stringere accordi con i medici di famiglia. Con quali fondi e con quali tempi, non è dato saperlo. Nessuna novità, infine, sui 4miliardi di euro che lo stato deve alla regione e dai quali dipende il funzionamento futuro della sanità pubblica laziale. Il Lazio paga un prezzo altissimo agli indirizzi nordisti di Bossi e Tremonti». «Ci sarà la rivolta delle popolazioni dei comuni della provincia di Roma che non possono ingoiare, senza reagire duramente, i tagli della Polverini che chiude gli ospedali della provincia e salva i grandi ospedali romani», - ha invece commentato Carlo Lucherini, segretario Pd provinciale e consigliere regionale - «Tutto ciò in una situazione in cui l'hinterland romano aveva un indice di posti letto già molto inferiore alla media del 3 posti letto per mille abitanti, obiettivo da raggiungere secondo le disposizioni del Governo. Invece di effettuare un'operazione di riequilibrio, come il centrosinistra ha proposto tagliando in alcune Asl romane dove c'è una concentrazione di posti letto dell'8-9 per mille, si uccide la sanità della provincia con un taglio di 852 posti letto. Un vuoto che va da Tivoli a Civitavecchia. Vengono cancellati gli ospedali di Monterotondo e Bracciano, chiude Subiaco, unico polo della Valle dell'Aniene. Cancellato il nuovo policlinico del Castelli, già appaltato, e tagliati 480 posti letto ai nosocomi castellani. Il tutto grazie al trucchetto delle macro aree, inventate dalla Polverini. Un trucco che taglia a fette il Lazio mettendo insieme aree forti come Roma con le aree deboli della provincia per poi fare la media dei posti letto». I sindaci della Provincia intanto fanno fronte comune.
Il primo cittadino di Ladispoli ha dichiarato: «Siamo al fianco dell'amministrazione comunale di Bracciano per la ventilata chiusura dell'ospedale Padre Pio, un presidio che rappresenta un punto fermo nell'assistenza sanitaria ai cittadini di Ladispoli e Cerveteri». Sabato tutta la popolazione di Bracciano è infatti chiamata a raccolta in un presidio davanti all'ospedale.
L'iniziativa dei sindacati
Per tutta la mattina la Regione è stata presidiata da lavoratori e rappresentanti dei tre sindacati, CGIL, CISL e UIL, che hanno organizzato la protesta per manifestare contro i provvedimenti presi dal nuovo presidente della regione Lazio. Hanno così manifestato contro l'aumento di nuove tasse e dei ticket, contro il taglio dei posti letto e la divisione del territorio sanitario in 4 macro aree. Per CGIL, CISL, UIL i cittadini e le imprese del Lazio sono i più vessati d'Italia. I nuovi aumenti fiscali porteranno le addizionali di IRPEF quasi al 2% a carico dei lavoratori e le aliquote IRAP a circa il 5%. Molti presidi ospedalieri sono stati chiusi indiscriminatamente nonostante l'assenza di una contestuale riconversione dei servizi verso il territorio, l'assistenza anche domiciliare integrata e le aperture delle RSA. Per quanto riguarda la suddivisione del territorio in aree più grandi rispetto a quella prevista dalle ASL locali invece, per i sindacati, non può essere accettata perché non garantirebbe un'offerta dei servizi coerenti con la popolazione residente penalizzando così le province. Il rischio infatti è che si cristallizzi l'offerta ospedaliera mantenendo inalterato lo squilibrio attualmente esistente fra Roma e le sue province. Contrariamente a quanto promesso in campagna elettorale, i tempi di attesa per i cittadini sono aumentati ed è per questo che i manifestanti chiedono anche il potenziamento del RECUP oltre alla garanzia dei tempi di attesa previsti (30gg per la prima visita, 60gg per la diagnostica) e al controllo sull'attività svolta in orario ordinario compatibile con l'attività intramoenia. Anche se trascorsi 5 mesi dall'insediamento della Giunta Polverini, i rappresentanti sindacali lamentano di non avere ancora avuto la possibilità di un confronto di merito sui temi della sanità e i loro conseguenti sviluppi. Secondo loro, infatti, tali sviluppi mancherebbero di una visione strategica e di un progetto organico che partendo dai bisogni di salute della popolazione disegnino la giusta sanità nel Lazio.{jcomments on}
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