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Domenica, 11 Dicembre 2011 18:39

L'11 dicembre delle donne

se-non-ora-quando 130Cronaca dell'11 dicembre delle donne - Manifestazioni in tutta Italia, con piazza del Popolo a Roma come "cuore" pulsante che si è chiusa con un canto collettivo: le donne sono tornate in piazza e misurandosi con la manovra del governo. Sulla quale il messaggio lanciato è chiaro: la metà femminile del paese la paga più cara, anche perché non esistono sostegni e aiuti al carico familiare. E alzare la pensione delle lavoratrici "senza riequilibrare le responsabilità del lavoro - ha osservato la sociologa Chiara Saraceno - è "ingiusto e miope". Con un altro messaggio lanciato in modo netto e limpido ai partiti: "Il prossimo governo sia almeno al 50% fatto da donne". «Il problema - hanno proseguito - non è la mancanza di donne autorevoli, ma l'occupazione del potere da parte degli uomini. Anche se non ci sono elezioni in vista, lo diciamo chiaro: noi daremo il nostro voto solo su programmi concreti e sulla certezza che almeno la metà del prossimo governo sia composto da donne».

Chiara Saraceno: "Miope alzare così età pensione delle donne"

«Alzare l'età della pensione delle donne senza riequilibrare le responsabilità nel lavoro di cura è miope e ingiusto. Lascia tutte le responsabilità e i costi sulle spalle delle donne, delle più vecchie come delle più giovani». Lo dice la sociologa Chiara Saraceno alla manifestazione in piazza del Popolo. «Non possiamo accettarlo, per noi ma anche per i bambini e per le persone non autosufficienti - prosegue Saraceno -. Questo Paese sta costruendo le condizioni per un deficit di cura enorme, che neppure la disponibilità delle donne potrà colmare».

Livia Turco, Pd: "Donne pagano crisi pesantemente"

«Non devono essere le donne a pagare così pesantemente la crisi. Facciamo fronte comune per l'occupazione femminile e per i servizi sociali». Lo ha detto la parlamentare del Partito democratico Livia Turco, che sta partecipando alla manifestazione 'Se non le donne chi?' a piazza del Popolo a Roma. «Ci sono delle leggi per i servizi sociali che vanno rifinanziate - spiega Turco - Bisogna tornare a reinvestire».

Giulia Bongiorno, Fli: "Alle donne si chiede supersacrificio"

Il 13 febbraio, durante la prima manifestazione delle donne di 'Se non ora quandò, «c'era anche un forte sentimento nei confronti del premier Silvio Berlusconi, ma secondo me è importante che a prescindere da Berlusconi la battaglia vada avanti, perché la battaglia delle donne non può ridursi a Berlusconi». Lo afferma il deputato Fli Giulia Bongiorno alla manifestazione a piazza del Popolo a Roma. «Oggi la piazza chiede che in un momento così difficile - spiega il deputato - le donne non siano le uniche a cui viene chiesto un supersacrificio. L'età pensionabile - prosegue - si può allungare ma contemporaneamente non si può non dare aiuto quando la donna è più fragile, durante la gravidanza o quando deve conciliare le esigenze familiari ed extra».

Luisa Rizzitelli: "Anche questo governo non può sempre chiedere alle donne"

«Noi diciamo anche a questo governo, arrivato solo un attimo prima della caduta nel baratro, che non si può chiedere sempre alle donne, alle donne adesso si deve dare e non bastano parole nuove, ci vogliono fatti». Lo dice Luisa Rizzitelli, del comitato 'Se non ora quando', dal palco di piazza del Popolo: «Le donne hanno sostenuto tutto il Paese sulle loro spalle. Tutta l'Italia deve alle donne di non essere caduta in pezzi. Di aver mascherato con il loro lavoro, ai limiti della sopravvivenza, la mancanza di servizi per le persone e per la famiglia. Le donne italiane lavorano 60 ore settimanali, più di tutte in Europa. Tre milioni e mezzo sono le donne che non lavorano per assenza di servizi, 800 mila le donne licenziate o costrette a dimettersi perchè in gravidanza. Le donne hanno salari del 30% più bassi degli uomini. Le donne anziane sono le più povere e percepiscono le pensioni più basse - prosegue - perchè hanno accudito figli, nipoti, genitori. Le donne giovani sono più laureate e al tempo stesso più disoccupate e precarie dei giovani uomini. Le donne sono sistematicamente escluse dai luoghi decisionali».

Dacia Maraini: "L'Italia non aiuta le donne con famiglia"

Dacia Maraini a Rainews24 ricorda un problema annoso, ripetuto più volte, eppure sembre bruciante: "Se non si dà possibilità alle donne di avere assistenza sul piano privato è un problema; sul piano della famiglia, il peso è tutto sulle donne, con il lavoro è un carico doppio e l'Italia è il paese con meno strumenti per aiutare le donne con famiglia".

«Riprendiamoci la politica»

«Quando una donna fa politica cambia la donna, quando tante donne fanno politica, cambia la politica. Noi vogliamo riprenderci la politica». Con queste parole scandite ad alta voce dal palco allestito in piazza del Popolo a Roma si è aperta la nuova manifestazione delle donne di «Se non ora quando», il movimento che il 13 febbraio scorso aveva portato in piazza in tutto il Paese oltre un milione di persone per rivendicare la «dignità rosa». «L'Italia può salvarsi solo se si mettono al centro le donne - spiega una delle organizzatrici dal palco -. Diciamo a questo nuovo governo che non si può chiedere alle donne di lavorare di più senza dare indietro nulla. Noi non facciamo sconti a nessuno nè al governo precedente, nè a questo governo».

Donne a piazza del Popolo

Centinaia le manifestanti e i manifestanti accorsi in piazza del Popolo, a distanza di circa dieci mesi dall'ultima grande manifestazione al femminile italiana. «Se non ora chi?», è il titolo di questa nuova edizione, scandita dalle rivendicazioni e dalla musica. «Ci siamo incontrate per la prima volta lo scorso 13 febbraio - spiega Anna, una manifestante romana -, da allora non ci siamo più perse di vista. Il comitato è cresciuto e si è strutturato in tutta Italia, perchè l'Italia ha bisogno di noi».

 fonte: unita.it

video sulla manifestazione di Piazza del Popolo a Roma, da rassegna.it


 

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Pubblicato in Forum delle Donne
Giovedì, 23 Giugno 2011 12:32

Dieci richieste per le donne

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Riproponiamo questa lettera di Mariella Gramaglia pubblicata su Reset mercoledì 28 Aprile 2010 che ha raccolto consensi da destra a sinistra. Giornaliste, scrittrici, politiche attive in vari campi, come Gea Schirò, Nadia Urbinati, Michela Marzano, Lella Costa, Marina Calloni, Emma Fattorini, Mirella Serri, Sesa Tatò, Lidia Ravera, hanno deciso di riproporla al Presidente della Camera come appello collettivo.

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Dieci richieste per le donne, Lettera aperta di Mariella Gramaglia al presidente della Camera Gianfranco Fini

Gentile Presidente Fini,

Verrò subito alla ragione per cui Le scrivo, ma prima qualche parola sull'esperienza da cui le mie righe nascono.

Sono femminista e di sinistra da sempre.

Per quanto riguarda la prima definizione, porto con me soprattutto il gusto e il desiderio di vedere esprimersi nel mondo la libertà, l'autorevolezza e l'intelligenza femminile.

Per quanto concerne la seconda, invece, sono decisamente interessata a nutrire di senso la democrazia e le riforme e a esercitare quel po' di creatività che coltivo per rendere flessibili le istituzioni e le regole.

Affinché includano, si trasformino, non si dissecchino per diventare puri paraventi del potere. È con questo spirito, e con il talismano degli insegnamenti di Norberto Bobbio, che ha offerto potenti antidoti all'estremismo, che ho scelto di diventare socia fondatrice di «Reset».

Perché scrivo a Lei? Per almeno tre motivi.

Perché appartengo a quel genere di antifascisti che non vivono nel sospetto, che sono contenti di non avere più in Lei un nemico ideologico, e che considerano la sua parabola anche come un esito delle proprie battaglie.

Dell'altro tipo di antifascisti, quelli che se perdono il nemico perdono anche la propria identità, Vittorio Foa sorrideva, mentre guardava alla Sua svolta di Fiuggi con l'apertura e la libertà del suo indimenticabile animo di ragazzo.

Perché non mi dispiace il modo in cui Lei incarna la terza carica della Stato: è capace di autonomia, talvolta di solitudine, di rispetto – oggi non ovvio – verso le istituzioni.

Insomma, non è raro che Lei stupisca.

E che lo stupore, e talvolta la freddezza, siano più intensi in chi Le è stato vicino in passato.

Infine – glielo dico francamente, anche se con imbarazzo – perché temo che il mondo politico a cui mi sento più affine sarà scosso, almeno fino a novembre prossimo, da una tensione di cui è difficile pronosticare gli esiti. Facilissimo invece prevedere che le sue voci, troppo arrochite dalla polemica interna, faranno fatica a conquistare prestigio nell'opinione pubblica. E le sue voci femminili ancor di più, come spesso accade in politica quando la situazione si fa claustrofobica.

E invece temo che non abbiamo tempo da perdere. Per restituire autorevolezza alla politica e portare in primo piano quello che le donne valgono. Insomma, per usare una parola che a Lei piace (ma non dispiace neanche a me) per rendere onore all'una e alle altre.

So già che alcune donne che stimo si stupiranno del mio gesto e forse non lo condivideranno. Ragione di più per essere con Lei molto chiara. Non Le scrivo perché penso che le italiane, dopo la vicenda che ha coinvolto Silvio Berlusconi, siano più fragili e umiliate. Molte hanno semplicemente rafforzato la loro distanza dalla politica e la loro determinazione a far pesare le proprie capacità altrove e altrimenti.

Io mi rivolgo a Lei, invece, perché non sopporto più che il corpo sia in questo momento l'unico protagonista del rapporto fra donne e politica. Non ho nulla contro il corpo che anima una vita: è lo stereotipo che mi soffoca. Dunque non ho nessuna voglia di rivolgere domande al Presidente del consiglio: ogni incursione nella sua vicenda implica, persino inavvertitamente, un giudizio sulle donne che hanno scelto di assecondarlo. Non vedo perché darlo.

Sono molto più appassionata a chiedermi quali speranze di carriera, di successo, di soddisfazione può offrire alle giovani donne di buona istruzione una società così priva di mobilità sociale come la nostra. Sono molto più interessata a capire se scalare l'industria dello spettacolo sia davvero l'unico sogno che una ragazza di talento, ma senza capitali in famiglia, può autorizzarsi a concepire.

Sono assillata, infine, dal desiderio di offrire alle ragazze un patrimonio di simboli e di opportunità che consenta loro di nuotare in mare aperto.

Per questo mi è venuta l'idea di fare dieci proposte a Lei, invece che dieci domande al Presidente del consiglio. Dieci proposte per tener viva l'idea, preparando tempi migliori, che l'intelligenza femminile nella dimensione pubblica può e deve essere vista e coltivata. E, che il corpo non può, neppure nella società dello spettacolo, proclamare la sua dittatura. Lo ritengo – come avrà capito –un servizio alla politica e al nostro paese, forse ancor più che alle donne.

Veniamo dunque alle proposte.

1 – Nomini un board di giuriste, undici al massimo. Le scelga fra le migliori d'Italia nei diversi ambiti, dal diritto di famiglia, a quello del lavoro, a quello costituzionale.

Chieda loro di spulciare lenorme senza dimenticare il proprio genere. Chieda loro di fare proposte nuove, ma anche di abolire anacronismi e paternalismi che ancora esistono.

Valorizzi le loro differenze. Non tema che si dividano fra maggioranza e minoranza ogni volta che occorre. Chieda loro un rapporto nel giro di un anno e impegni tutti i gruppi parlamentari a discuterlo. Nel lontano 1961 John Kennedy istituì un'analoga commissione di indagine sullo «status delle donne» presieduta all'inizio da Eleanor Roosevelt.

Fu la nota d'avvio di una nuova stagione per le donne americane. Molto è cambiato da allora, tuttavia il bisogno che il nostro paese ha di un colpo d'ala è altrettanto assillante; e l'autorevolezza del precedente le può essere d'ispirazione.

2 – Mi pare di ricordare che Lei sia favorevole alle pari opportunità nelle cariche elettive. O, come volgarmente si dice in Italia, alle «quote rosa». Lo sono stata anch'io e mi pare che abbiano portato buoni frutti, non solo nelle democrazie europee, ma persino in India (33% di donne al parlamento federale). Tuttavia temo che oggi nel nostro paese si siano bruciate le messi e inquinati i campi. Il problema è più profondo: riguarda i meccanismi di selezione, le leggi elettorali, il modo in cui si forma e si consolida il ceto politico.

Tuttavia non credo che Lei debba lasciar dimenticare che nel 2003 il Parlamento votò una riforma costituzionale per le pari opportunità nelle cariche elettive e che nel 2005 una ministra della repubblica, Stefania Prestigiacomo, venne umiliata in aula perché tentava di trasformarla in legge ordinaria.

Né può ignorare i modesti risultati delle nostre liste anche alle ultime elezioni europee. Chieda anche su questo un rapporto e una presa di posizione di gruppi e partiti. Se dobbiamo seppellire le quote facciamolo con onore, ma non rinunciamo ad altre strategie: ad agire, per esempio, sulle leggi elettorali e sui meccanismi di selezione dei candidati.

3 – Scelga tre grandi donne parlamentari del passato, di aree politiche diverse, e dedichi alla loro memoria un fondo per un ragionevole numero di borse di studio alle studentesse e alle neolaureate di maggior talento degli atenei italiani.

Esca in questo caso dalle discipline giuridiche, dia ossigeno a quelle coraggiose che studiano fisica, matematica, genetica e spesso approdano dall'altra parte dell'oceano malgrado i loro desideri.

4 – Organizzi una scuola di formazione politica per un centinaio di ragazze brave che studino le discipline adatte.

Ma vera, per carità. Non come fanno I partiti: quattro giorni con le star intellettuali del momento per far notizia ai telegiornali della sera. Penso a mesi di lavoro autentico, con dossier seri, impegnativi.

Sfrutti la professionalità dei funzionari della Camera che sono un patrimonio straordinario e poco noto ai più.

5 – Prepari ogni anno, con grande impegno formale oltre che sostanziale, una lectio magistralis di colei che a suo giudizio è la più eminente del nostro paese. Inviti tutti, dal Presidente del consiglio ai segretari dei partiti. Chissà che dover ascoltare per 45 minuti una donna intelligente non faccia loro del bene.

6 – Adotti una protagonista delle lotte per i diritti umani nel mondo. Ha solo l'imbarazzo della scelta. Ma non si limiti ad affiggerne il ritratto. Si faccia carico del suo patrocinio legale se occorre, della sua rappresentanza nelle sedi internazionali, della moltiplicazione dei suoi sforzi comunicativi e operativi. Le fornisca, insomma, una sorta di staff a distanza.

7 – Proponga, anche in base alle utilissime ricerche di Fare futuro, ai gruppi parlamentari un dibattito serio sulla cooperazione allo sviluppo che metta in primo piano – come ormai suggeriscono tutti i grandi esperti del mondo – l'insostituibilità delle energie femminili per uscire dalla povertà. Suggerisca con determinazione al governo una politica più coraggiosa e chieda che una quota definita e consistente dei fondi per la cooperazione sia destinata a progetti caratterizzati da una leadership femminile.

Lei non ha al momento alcuna funzione esecutiva, dunque tutto ciò che fin qui ho elencato ha un valore soprattutto simbolico, di segnale, di messaggio.

Non lo sottovaluti, però: abbiamo imparato ancora una volta in questi mesi quanto i simboli ci avviluppino.

Talvolta per il peggio. Dunque perché non affidare qualche speranza anche al meglio? Proprio per questo gli ultimi tre sono più suggerimenti che proposte.

Hanno a che fare con il Suo comportamento, il Suo stile e sono altrettanto importanti.

8 – Tenga sempre uno sguardo libero e lontano da certi stereotipi della retorica politica. Le donne avrebbero maggiori doti di cura anche nei confronti della vita sociale, le donne porterebbero un'anima più pulita e disinteressata nella dimensione pubblica: sono ingredienti classici da campagna elettorale.

Le donne hanno diritto a esserci in quanto cittadine. Chi sono, come sono, lo diranno loro, ciascuna a suo modo.

9 – Lei ha dichiarato meritoriamente, al congresso di fondazione del Partito delle libertà, la sua affezione allo Stato laico. Ottimo. Non viviamo più nel vecchio Stato liberale: non si tratta quindi di negare il valore della religione come alimento del legame sociale, né di disegnare soltanto confini formali. Oggi spesso i problemi stanno in una sfera infinitamente più intima, fra corpo, responsabilità e consapevolezza. Una sfera che tocca l'aborto, la fecondazione assistita, la cura e il dolore, su cui le donne, sia laiche che credenti, hanno molto pensato e scritto, lungo sentieri inediti. Le studi e le consulti.

10 – Ci faccia ignorare tutto di Lei, tranne ciò che fa e dice in quanto presidente della Camera. Non vogliamo sapere né i suoi hobby, né i suoi amori, né i suoi gusti in fatto di vacanze, né le sue ire, né le sue debolezze. Tenga tutto per sé e per i suoi cari. Anche a costo di qualche sacrificio.

È un prezzo che si può pagare all'esercizio di una funzione importante come la Sua. E non creda che sia penalizzante o fuori moda. Quando il troppo è troppo anche la moda cambia.

Cordialmente,

Mariella Gramaglia


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