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Rimettere i diritti delle donne al centro dell'agenda politica
di Maria Luigia Pietrobono - Negli anni del femminismo non sono stata fra quelle che affermavano "il corpo è mio e lo gestisco io" né fra quelle che ritenevano gli uomini nemici da combattere. Ho sempre,però, partecipato alle attività della sezione femminile dal PCI ad oggi. Quando nel PD si è costituita la conferenza delle donne (provinciale,regionale,nazionale), vi ho aderito con convinzione.
Se qualche piccolissima remora poteva restare nella mia mente sulla necessità di creare uno spazio tutto al femminile, essa è stata spazzata via dal racconto di un particolare della vita di Nilde Iotti. Assistendo ad una pièce sulla vita di questa "donna della Repubblica", ho appreso che aveva dovuto rinunciare alla maternità perché, non potendo sposare il suo compagno separato dalla moglie, (la legge sul divorzio non c'era ancora) avrebbe messo al mondo un figlio che sarebbe stato considerato illegittimo e, come tale, discriminato dallo stato. Perciò la mia considerazione è stata "non deve mai più accadere che le donne a causa di leggi ingiuste o di condizioni sociali avverse debbano rinunciare a vedere realizzati i loro desideri".
Certamente dal dopoguerra ad oggi abbiamo vinto tante battaglie ottenendo il diritto di voto, migliori leggi sui posti di lavoro quali ad esempio il congedo per maternità (c'erano tempi in cui si andava in congedo praticamente un giorno prima del parto e si tornava al lavoro subito dopo se nel frattempo non era intervenuto il licenziamento), la legge sul divorzio, sull'aborto, l'abolizione del delitto d'onore ecc. Oggi le donne possono accedere a qualunque posto di lavoro e allora, alcuni potrebbero chiedersi, dov'è il problema? Il problema sta nel fatto che, alla donna che lavora, sono venuti meno gli aiuti dati dal Welfare per cui ella aggiunge, al lavoro fuori casa, quello in casa di cura della famiglia, dei figli e dei genitori anziani.
Per tutti questi motivi è oggi necessario rimettere i diritti delle donne al centro dell'agenda politica. Speriamo che la presenza di forti personalità di donne in ruoli chiave – Confindustria, CGIL e Ministero del Lavoro – sia un segnale di cambiamento dei tempi.
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Nel nome di Angela Paniccia una nuova forma organizzata stabile ed efficiente
Terza domanda:
Bisognerebbe darsi una forma organizzata stabile ed efficiente, riconoscibile, trasparente e controllabile. Ne deriva che un'associazione dovrebbe rispecchiare e garantire queste caratteristiche. Fissando le sue regole di democrazia interna con una duplice finalità: promuovere il massimo di partecipazione e di autogoverno degli iscritti elevandone la cultura e la capacità di decisione; stabilire una costante relazione con l'esterno, con le lavoratrici e i lavoratori, e il complesso della società e delle istituzioni. Così caratterizzata, un'associazione dovrebbe esprimere organizzatrici che ne formano il tessuto connettivo e la rendono efficiente nella misura in cui chiaramente sono "capaci". Ma una nuova aggregazione può nascere solo se le diverse esperienze, le tensioni e movimenti di lotta diffusi in vario modo si incontrano, si riconoscono, convergono su un progetto comune, dandosi un unico scopo e chiamando a raccolta tutte coloro che vogliono partecipare. Come può nascere e crescere una iniziativa che abbia radicamento e ampiezza, con l'ambizione di cambiare questa situazione stagnante?
Durante le riprese dei video, saltuariamente, si sono verificate delle incertezze di funzionamento degli automatismi della messa a fuoco dei volti. Ce ne scusiamo con le intervistate coinvolte in questo malfunzionamento e con i visitatori che guardareranno i nostri video.
Donne: Organizzarsi e lottare per ottenere i propri diritti
Seconda domanda:
C'è l'esigenza di una iniziativa organizzata? Senza la lotta non si ottiene niente. Non c'è niente da chiedere a nessuno, c'è solo da organizzarsi e lottare per ottenere quel che per diritto ci spetta. Indigniamoci. Ribelliamoci. Ma soprattutto uniamoci e organizziamoci.
La rete e le nuove tecnologie della comunicazione, che aprono nuovi spazi d'iniziativa, sono uno strumento essenziale in questo lavoro costruttivo a tutto campo. Tuttavia, il rapporto umano diretto non è sostituibile. C'è bisogno di avvicinarsi, di guardarsi negli occhi, di capirsi, tra uomini e donne che patiscono una condizione di sfruttamento, di illibertà, di ingiustizia. Lo scorso anno c'è stato un fermento manifestatosi attraverso la creazione di aggregazioni e associazioni anche con qualche iniziativa (le 5 giornate delle donne, Donne in terra di Ciociaria, vicine all'Idv ecc) ma sono sporadiche e scollegate fra di loro. Bruna Cosserò (nella lunga intervista a edicolaciociara.it "Le lotte delle donne nel frusinate") ha detto: Prima di tutto unità fra sorelle, volendo sottolineare una debolezza nella ricerca dell'unità. Che ne pensate?
Durante le riprese dei video, saltuariamente, si sono verificate delle incertezze di funzionamento degli automatismi della messa a fuoco dei volti. Ce ne scusiamo con le intervistate coinvolte in questo malfunzionamento e con i visitatori che guardareranno i nostri video.
Un forte movimento di donne in provincia di Frosinone per i diritti ed il lavoro
Prima domanda:
Diritti e lavoro sono termini che spesso, specialmente in questo periodo storico, appaiono sempre più lontani tra loro. A maggior ragione quando si tratta di lavoro femminile. I dati di un'indagine congiunturale sulle Piccole e medie imprese portata a termine da Federlazio Frosinone, mostrano un peggioramento netto: nel primo semestre 2011 si è registrato un aumento del tasso di disoccupazione, rispetto allo stesso periodo del 2010, di circa il 2%. Sono oltre 3.000 in più gli iscritti ai centri per l'impiego della provincia e tra questi il 60% è di sesso femminile. Si tratta tra l'altro di un'analisi effettuata prima del peggioramento della crisi e soprattutto prima dell'ultima, drastica, finanziaria varata dal Governo. Le previsioni per il futuro quindi non sono affatto positive. Avete anche voi riscontro di tale situazione?
Durante le riprese dei video, saltuariamente, si sono verificate delle incertezze di funzionamento degli automatismi della messa a fuoco dei volti. Ce ne scusiamo con le intervistate coinvolte in questo malfunzionamento e con i visitatori che guardareranno i nostri video.
Un forte movimento di donne in provincia di Frosinone per i diritti ed il lavoro
La rete di edicolaciociara.it e invisibili.eu ha incontrato ed intervistato quattro sue collaboratrici impegnate sui temi e nel movimenti delle donne: Tyar Ciangola, Anna Rosa Iafrate, Maria Luigia Pietrobono, Sara Santoro e a rivolto loro le tre domande che seguono, predisposte da Denise Compagnone. Nei video le loro risposte.
Prima domanda:
Diritti e lavoro sono termini che spesso, specialmente in questo periodo storico, appaiono sempre più lontani tra loro. A maggior ragione quando si tratta di lavoro femminile. I dati di un'indagine congiunturale sulle Piccole e medie imprese portata a termine da Federlazio Frosinone, mostrano un peggioramento netto: nel primo semestre 2011 si è registrato un aumento del tasso di disoccupazione, rispetto allo stesso periodo del 2010, di circa il 2%. Sono oltre 3.000 in più gli iscritti ai centri per l'impiego della provincia e tra questi il 60% è di sesso femminile. Si tratta tra l'altro di un'analisi effettuata prima del peggioramento della crisi e soprattutto prima dell'ultima, drastica, finanziaria varata dal Governo. Le previsioni per il futuro quindi non sono affatto positive. Avete anche voi riscontro ditale situazione?
video: Un forte movimento di donne in provincia di Frosinone per i diritti ed il lavoro
Seconda domanda:
C'è l'esigenza di una iniziativa organizzata? Senza la lotta non si ottiene niente. Non c'è niente da chiedere a nessuno, c'è solo da organizzarsi e lottare per ottenere quel che per diritto ci spetta. Indigniamoci. Ribelliamoci. Ma soprattutto uniamoci e organizziamoci.
La rete e le nuove tecnologie della comunicazione, che aprono nuovi spazi d'iniziativa, sono uno strumento essenziale in questo lavoro costruttivo a tutto campo. Tuttavia, il rapporto umano diretto non è sostituibile. C'è bisogno di avvicinarsi, di guardarsi negli occhi, di capirsi, tra uomini e donne che patiscono una condizione di sfruttamento, di illibertà, di ingiustizia. Lo scorso anno c'è stato un fermento manifestatosi attraverso la creazione di aggregazioni e associazioni anche con qualche iniziativa (le 5 giornate delle donne, Donne in terra di Ciociaria, vicine all'Idv ecc) ma sono sporadiche e scollegate fra di loro. Bruna Cosserò (nella lunga intervista a edicolaciociara.it "Le lotte delle donne nel frusinate") ha detto: Prima di tutto unità fra sorelle, volendo sottolineare una debolezza nella ricerca dell'unità. Che ne pensate?
video: Donne: Organizzarsi e lottare per ottenere i propri diritti
Terza domanda:
Bisognerebbe darsi una forma organizzata stabile ed efficiente, riconoscibile, trasparente e controllabile. Ne deriva che un'associazione dovrebbe rispecchiare e garantire queste caratteristiche. Fissando le sue regole di democrazia interna con una duplice finalità: promuovere il massimo di partecipazione e di autogoverno degli iscritti elevandone la cultura e la capacità di decisione; stabilire una costante relazione con l'esterno, con le lavoratrici e i lavoratori, e il complesso della società e delle istituzioni. Così caratterizzata, un'associazione dovrebbe esprimere organizzatrici che ne formano il tessuto connettivo e la rendono efficiente nella misura in cui chiaramente sono "capaci". Ma una nuova aggregazione può nascere solo se le diverse esperienze, le tensioni e movimenti di lotta diffusi in vario modo si incontrano, si riconoscono, convergono su un progetto comune, dandosi un unico scopo e chiamando a raccolta tutte coloro che vogliono partecipare. Come può nascere e crescere una iniziativa che abbia radicamento e ampiezza, con l'ambizione di cambiare questa situazione stagnante?
video: Nel nome di Angela Paniccia una nuova forma organizzata stabile ed efficiente
Durante le riprese dei video, saltuariamente, si sono verificate delle incertezze di funzionamento degli automatismi della messa a fuoco dei volti. Ce ne scusiamo con le intervistate coinvolte in questo malfunzionamento e con i visitatori che guardareranno i nostri video.
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