Venerdì, 07 Ottobre 2011 09:51

L’istituzione scolastica italiana…consigli per migliorarla

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sara.santoro 130di Sara Santoro - In Italia l'ignoranza regna sovrana...

Sempre più ragazzi decidono di abbandonare la scuola o riescono a portarla a termine a stento..La grammatica in primis sta subendo uno stravolgimento vergognoso anche per via dei social network che coniano nuovi termini e abbreviazioni.

I ragazzi non seguono con attenzione ma sarà sempre colpa degli studenti!?

Il rapporto docente/studente in Italia è pari a 1 docente ogni 11 studenti invece negli altri paesi è molto più alto. Lo stato italiano per creare occupazione ha puntato più sulla quantità che sulla qualità, ecco perchè le istituzioni scolastiche si trovano in condizioni di ignoranza con studenti che non hanno voglia di imparare. Invece di additare la pigrizia culturale degli adolescenti bisognerebbe sondarne meglio le cause. Il più delle volte i risultati dipendono dalla competenza del docente.

Gli insegnanti dovrebbero essere ammessi all'insegnamento dopo un'accurata valutazione delle loro competenze pratiche, sulla base della loro capacità di far apprendere gli studenti, di trattare i ragazzi non come numeri ma come persone, di entrare in sintonia con loro dal punto di vista umano. Solo così la scuola potrebbe migliorare e non essere considerata un luogo da cui fuggire o ancor più da evitare.

Un altro problema dell'istituzione scolastica sono i programmi.

Il ministro dell'istruzione fa parte ovviamente di uno schieramento politico di destra o sinistra a seconda di quale partito sia al governo. E' per questo che spesso vengono favoriti programmi scolastici, soprattutto per le materie letterarie, più orientati all'una o all'altra corrente, all'uno o all'altro colore. I ragazzi rischiano di avere un'idea della storia del tutto fuorviante, non veritiera.

I programmi dovrebbero essere indicati da un addetto super partes e per ovviare al problema di insegnanti che saltino argomenti "di parte" durante le loro lezioni, occorrerebbe ricorrere a test periodici che attestino lo studio della storia nella sua totalità. I ragazzi hanno diritto a farsi da soli un'idea e non a vedersene imporre una.

Come non parlare poi dei luoghi dedicati all'istruzione. in Italia le infrastrutture dedicate alla formazione sono inadeguate, non sono pronte dal punto di vista edile ad accogliere lo smisurato numero di studenti e sono prive o quasi di apparecchiature tecnologiche che potrebbero aiutare il paese a sviluppare delle eccellenze per la competizione mondiale.

Occorrono nuovi edifici scolastici, costruiti accuratamente con il ricorso alla bioedilizia, così da non avere un grave impatto ambientale e soprattutto ottenendo un influente risparmio energetico.

Ogni aula dovrebbe diventare un'aula informatica, la conoscenza diverrebbe condivisione. È la condivisione del sapere la chiave di volta dell'istituzione scolastica.

Una società migliore si potrà avere soltanto quando scuola si acquisiranno competenze..

Purtroppo sia le scuole che le università sono molto più orientate verso insegnamenti teorici piuttosto che pratici. Diplomati e laureati non riescono ad immettersi nel mondo del lavoro nel quale è quasi sempre richiesta esperienza.

Per ovviare a questo problema, durante il periodo di formazione gli studenti dovrebbero partecipare a lezioni pratiche attinenti al loro percorso di studio in modo tale da sapersi poi destreggiare nel mondo lavorativo con una consapevolezza diversa. Una cosa è essere catapultati nel mondo del lavoro senza competenze, un'altra è arrivare già preparati. Le istituzioni scolastiche devono formare professionisti e non contemplatori del sapere.

Solo in questo modo si aprirebbe quel dialogo-scuola mercato di cui l'Italia ha bisogno..

Succede invece che le università sfornano laureati che non trovano occupazione per due motivi: la richiesta di competenze del mondo lavoro non è soddisfatta dalle conoscenze acquisite durante il percorso di studi; ci sono troppi laureati e pochi posti di lavoro da riempire soprattutto per determinate facoltà.

Università e aziende dovrebbero interagire per facilitare l'ingresso dei ragazzi nella iva. Verso la fine del percorso formativo dovrebbero essere garantiti stage all'interno degli ambiti più attinenti agli sbocchi occupazionali per cui si sta studiando, che sarebbero una concreta possibilità di inserimento e di acquisizione di competenze. Purtroppo, per motivi economici, lo stato dovrebbe scegliere quali corsi di laurea privilegiare e quali eliminare perchè solo creatori di ulteriore disoccupazione. Non è entusiasmante rinunciare ai propri sogni lavorativi o alla cultura fine a se stessa, per mero piacere personale, ma se una politica di risanamento deve essere attuata queste strategie sono necessarie.



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