Manca il Partito Democratico. In provincia
| Vita Politica - Elezioni |
di Danilo Collepardi, 6 giu 2011 Le elezioni amministrative sono ormai alle nostre spalle, saluto con entusiasmo le straordinarie vittorie di Morini ad Alatri e di Petrarcone a Cassino che segnalano, anche qui da noi, che il clima politico può cambiare e che la lunga stagione berlusconiana è avviata ormai al tramonto. leggi tutto
Vorrei partire da una prima considerazione che è importante: l'elettorato di centro sinistra esiste ed ha battuto colpi che si sono sentiti. Il problema è che a questo elettorato manca una guida, un punto di riferimento forte che faccia da collante ad una coalizione vincente. Manca il Partito Democratico.
Il PD in questa tornata elettorale si è letteralmente sciolto come neve di marzo, dimostrando tutta la sua inconsistenza politico-organizzativa. L'elenco dei disastri è lungo: Sora, Cassino, Castro, MSG Campano, Sgurgola, ecc... Il fatto è che il PD è un partito che non è mai nato. Se intendiamo per partito una libera associazione di uomini e di donne accomunati da forti legami politico-ideali e comuni obiettivi, pur nella necessaria dialettica interna, dobbiamo dire che, almeno qui da noi, il PD non è un partito o almeno ancora non lo è. Attualmente esso è il frutto di un coacervo di gruppi di potere organizzati in competizione, anche aspra, fra di loro e che, nelle elezioni locali, si dislocano spesso diversamente gli uni dagli altri, secondo le convenienze dei gruppi e non del partito.
Questo sfarinamento, che emerge con chiarezza al primo turno nelle elezioni comunali, viene poi, in genere, camuffato dal secondo turno di ballottaggio che costringe tutti a riunificarsi intorno al candidato del centro-sinistra, quando c'è.
Un'altra cosa mi sembra sia emersa da questa tornata elettorale, la condanna, anzi direi, la ripulsa dell'elettorato delle logiche che imperano all'interno del PD. Basta pensare a cosa è accaduto e come è accaduto a Castro, a MSG Campano, a Cassino o a Sora, dove i candidati ufficiali del Partito sono stati sconfitti al primo turno anche in maniera clamorosa e qualche volta anche umiliante. L'elettorato ha espresso una chiara richiesta di facce nuove e affidabili che ha trovato spesso in candidati certamente non nuovi, ma non nel PD.
Le pratiche esistenti all'interno di questo partito sono vecchie, sanno di un passato inglorioso che questo Paese ha voluto giustamente cancellare.
A differenza degli altri partiti, perciò, per il PD il meccanismo delle elezioni primarie è una necessità perché porta le componenti interne almeno ad attutire, se non a eliminare, le divergenze e le costringe a trovare un comune impegno politico e qualche volta non ci riesce neanche. Quando poi le primarie non vengono celebrate allora, quasi certamente, si va incontro al disastro perché le componenti si sentono libere di comportarsi come più loro aggrada. Non si può letteralmente sparire a Sora dopo che si è amministrato per cinque anni con un sindaco PD !
Qualcuno aveva pensato che con l'ultimo congresso si fosse riusciti a trovare un minimo di equilibrio tra le componenti interne, l'esperienza sul campo ha dimostrato che le cose non stanno così e anzi sono, sembrava impossibile, persino peggiorate. Non era difficile prevedere tutto questo perché il brutto compromesso raggiunto era fondato su basi fragilissime, su calcoli di potere interno, e non aveva affrontato nessuno dei nodi politici che travagliano i gruppi dirigenti.
Che fare allora ? Spero che gli organismi superiori del partito si rendano finalmente conto delle grandi difficoltà che esistono in provincia di Frosinone. Continuo a sperare ancora che gli organi dirigenti locali, in sede di discussione dei risultati elettorali, abbiano almeno la forza e la capacità di fare un'analisi vera, anche spietata degli stessi e delle condizioni politiche che li sottendono, perché questa è la condizione prima per cercare di tirarsi fuori dall'orlo del baratro in cui il PD si trova.
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 08 Giugno 2011 11:29)







