di Ermisio Mazzocchi - La politica non ha bisogno di verità assolute, né credo che ci sia qualcuno che pretenda di averne. La costante ricerca, accompagnata da un confronto senza barriere e pregiudizi, delle ragioni di una sconfitta, costituisce una garanzia per costruire il futuro del Partito democratico.
Per rimanere saldamente ancorati alla realtà dei fatti con le ferree regole della ragione politica, l’insuccesso elettorale, non può prescindere da comportamenti e scelte compiute da chi ha assunto responsabilità di governo politico e amministrativo.
Il Presidente del PD, Cinelli, ha posto, ma non solo questo fatto, a proposito delle dimissioni anzi tempo di Scalia da presidente dell’Amministrazione provinciale, un problema che è di forma e di contenuto.
La forma: è pensabile compiere scelte che non siano discusse e approvate dagli organismi dirigenti, tanto più se queste implicano possibili conseguenze negative e deleterie per il partito? Un modo non accettabile ed è tanto vitale il problema della “forma partito”, quindi delle sue regole, che è oggetto di un appassionato dibattito congressuale.
Il contenuto: i rappresentanti istituzionali del PD sono esecutori dei programmi politici di cui ciascuno deve essere garante della loro realizzazione. Obiettivo essenziale per avere consenso e successo elettorale. A questo compito non si può derogare, nulla togliendo all’impegno profuso da chi come Scalia e De Angelis hanno anche rinunciato ad altri incarichi istituzionali per l’interesse del partito e della coalizione.
Gargano, di cui stimo il suo pragmatismo, cade in contraddizione quando afferma che occorre discutere nelle segreterie, quindi negli organismi dirigenti, ma non rileva che questa procedura si sarebbe dovuta seguire in occasione delle dimissione di un presidente provinciale, di una nomina a presidente di un ente, sfuggendo a una valutazione politica più ponderata e in corrispondenza delle esigenze del partito.
Giustamente, Cinelli, approfondisce le ragioni di una causa, da più parti condivisa, per correggere anomalie dannose per un partito che deve costruire la sua identità politica coerente e rigorosa nella gestione delle sue rappresentane e della sua vita interna. Altrimenti è anarchia. Credo che affrontare la realtà dei fatti, esaminare con responsabilità i loro aspetti, faccia acquistare credibilità e stima al Partito Democratico.
Non siamo un tribunale ed esprimere un giudizio politico in modo rispettoso è un fatto positivo e democratico. Compiere atti politici che coinvolgono la credibilità di un intero partito è un fatto che attiene esclusivamente agli strumenti che regolano la vita di un partito.
Questo deve essere chiaro e inderogabile per il futuro e per tutti. {jcomments on}
Ermisio Mazzocchi