di Ermisio Mazzocchi - Le ragioni della bocciatura politica del centro-sinistra in Provincia, hanno origine recente e remota. Le responsabilità non sono soggettive, ma vanno ricercate nella credibilità politica di un progetto che non è riuscito ad essere innovatore ed ha prodotto una contrazione di consensi in amministrazione provinciale e in molti comuni, relegando il centro sinistra e il PD all’opposizione.
Ma la responsabilità dell’accaduto è maturata in un lasso di tempo molto lungo, non viene solo da trenta giorni di campagna elettorale. Le cause sono da ricercare nella caduta dei valori politici legati ai bisogni della collettività, sostituita da una politica tatticistica e ridotta a semplice tecnica amministrativa.
L’azione di governo non è stata in grado di svolgere una funzione di mediazione e di soluzioni dei conflitti sociali e si è disperso, se non annullato, quanto di positivo si è compiuto nel corso di questi anni.
Questo cedimento ha investito il PD per una sua peculiare insofferenza interna e per un ritardo nelle definizioni di un sua identità politico-programmatica.
Senza una identità di valori non si ha una crescita dei consensi!
In altre parole il PD, distratto da altri equilibri, non è riuscito a misurarsi con i movimenti e i conflitti di una società provinciale investita sempre più da una crisi strutturale.
La leadership del PD non può essere definita solo dagli atti del candidato presidente, ma dalla capacità di coagulare tutte le componenti della coalizione per essere in sintonia con la molteplicità delle esigenze della società; di essere riconoscibile e affidabile con azioni convergenti non di interessi di categorie specifiche ma dell’intera comunità.
Abbiamo commesso “un peccato di presunzione” nel ritenere sufficiente per vincere, solo amministrare, anche bene, pur in presenza di ombre e luci. Ma l’azione di governo si è dimostrata perdente perché svincolata da una politica di consolidamento e di costruzione di un modello della società secondo parametri di equilibrio sociale e di sviluppo economico.
Il gruppo dirigente del PD non deve perdere l’occasione, soprattutto in prossimità del Congresso, di assumersi sempre e ovunque la sua responsabilità nella gestione politica, rifiutando comportamenti degenerativi e falsi argomenti di colpevolezza, operando per fondare una politica strutturata, in grado di ricomporre una credibilità ideale e programmatica.
Un compito importante che non si assolve solo con il rinnovamento o il ricambio dei componenti a tutti i livelli di governo del partito, ma che si palesa necessariamente riscrivendo quelle regole che definiscano i caratteri di un partito in cui siano rispettate le diverse sensibilità culturali e quella etica politica e morale che lo rendano capace di attrarre e mobilitare le coscienze di una società civile e democratica. {jcomments on}