Il voto di giugno visto da Angelo Compagnoni
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Il voto di giugno visto da Angelo Compagnoni. Un violento acquazzone di luglio mi accompagna da Veroli fino alla sua bella casa di campagna a Ceccano. Incontro Angelo Compagnoni dopo alcuni mesi dall'ultima chiacchierata. Ogni volta riusciamo a fare delle lunghe escursioni negli avvenimenti di oggi che lui segue sempre con grande interesse.
Da tempo è afflitto da seri disturbi alla vista e i suoi occhi non collaborano, ma l'attento ascolto che fa delle notizie diventa subito archivio di memoria che gli fornisce il necessario materiale per valutare, confrontarsi e discutere. L'attualità e il vissuto s'intrecciano costantemente, a volte come paragoni, a volte come conferme di un ragionamento.
E' scontato, oggi, che il risultato elettorale sia l'oggetto della comune attenzione, in particolar modo quello per il rinnovo del Consiglio Provinciale. Il centrosinistra e Gian Franco Schietroma perdono a vantaggio della destra guidata da Antonello Iannarilli.
E' un risultato più che negativo, dice subito e, soprattutto amaro, quello provinciale, che non ha nulla a che vedere con l'esito delle elezioni europee che ha in sé qualche segnale positivo.
Rimprovero la perdita di contatto con l'elettorato ed anche la litigiosità che ha caratterizzato il periodo del “Governo Prodi” a causa di Mastella e della sinistra cosiddetta radicale, è rimasta nel Partito Democratico, anche se non sempre si manifesta. Ma c'è purtroppo, proprio quando bisognerebbe fare squadra ed essere uniti. Si capisce che non c'è un accordo di fondo, proprio quello che, invece, sarebbe necessario per andare avanti. Il PD è stato la mia speranza fin dall'inizio perché pensavo che dovesse essere un'occasione grandiosa, ma oggi lo vedo in difficoltà.
Guardo al risultato in crescita della Lega. Il suo modo di lavorare fa pensare a quello che faceva il grande Pci, si vede che la Lega ha copiato molto al partito comunista. I suoi obiettivi restano criticabili, ma non si può negare che questo partito il rapporto con la gente ce l'ha e i suoi uomini stanno in mezzo agli elettori.
E qui è inevitabile il confronto con la sua esperienza di candidato e di eletto. Otto volte al comune di Ceccano dove è stato anche sindaco, 2 volte al Consiglio Provinciale di Frosinone, due volte alla Camera dei Deputati e due volte al Senato della Repubblica prima di non riproporre più la sua candidatura. Io ricordo queste esperienze, le ultime soprattutto, perché le ho vissute in prima persona essendo segretario della federazione del Pci quando Compagnoni terminò la sua esperienza nel Senato della Repubblica e fui proprio io a chiedergli delle sue intenzioni verso un'ulteriore candidatura. Compagnoni ricorda perfettamente queste vicende e il contributo personale che investì nel facilitare il suo avvicendamento pur non condividendo la proposta del compagno che l'avrebbe sostituito.
Allora si lavorava molto anche la domenica – ricorda Angelo – tanto che si facevano due o tre comizi in quella giornata pure in periodi non elettorali. Si costruiva un rapporto così forte con la gente che se venivi ricandidato era quasi certo che saresti stato eletto.
E qui, su come si avvia questo rapporto, fluiscono i suoi ricordi che tutt'ora sono ottimi suggerimenti da seguire. Come ad esempio quella volta che a Cassino, all'epoca del sindaco Restagno, quando nessun cittadino si recava nella sezione comunista, insieme a Cesare Amici, avvicinarono i primi coltivatori grazie ad un cartello attraverso il quale si proponeva che l'On. Angelo Compagnoni avrebbe dato tutte le informazioni che potevano interessare, danni di guerra, pensioni, ecc. Dopo aver fatto avvicinare la prima persona con l'argomento che non avevano sentito bene, si avvicinarono tanti altri e ben in 150 diedero il loro nome per iscriversi.
Quando il mio lavoro prevalente si svolse a Roma nella sede centrale dell'Alleanza dei contadini e a fine settimana tornavo in provincia mi spaventavo di non aver nulla da fare, talmente era radicato in me il metodo di lavoro del partito. Allora forse si esagerava, perché si lavorava troppo, ma oggi non si fa, assolutamente, niente.
Inevitabilmente si passa a parlare dell'avvio del dibattito congressuale del PD. Ed il pensiero di Compagnoni ritorna sull'impalpabilità dei questo PD.
Oggi non si fanno assemblee per organizzarsi e radicarsi. Il partito era una presenza tangibile in moltissime circostanze, ti aiutava a crescere come ha fatto con me che mi sono fatto una cultura. In ogni sua azione c'era sempre una ispirazione culturale che sorreggeva le sue e le nostre scelte. Discutere con gli avversari ci metteva sempre un gradino avanti. Si cresceva. Oh se si cresceva!
Ma quale lavaggio del cervello! Tutto era motivato alla luce del sole, tutto era ragionato e la nostra azione a servizio della gente era anche una condizione di conquista delle coscienze.
E' chiaro che la televisione non può sostituire il rapporto con le persone? L'esercizio al dialogo con la gente, tutta, non solo quella del proprio partito, lo studio dei problemi da risolvere, la ricerca di approfondire ogni questione cambiano i giovani che si impegnano in politica, ne fanno delle persone mature, capaci e affidabili. E' capitato a me , a te a tantissimi. Dice ancora Compagnoni.
Davvero se penso a queste caratteristiche non mi è affatto chiara la disputa fra partito leggero o fluido e partito pesante. Una cosa sento irrinunciabile: il partito deve avere una base di donne e uomini su cui deve poter contare.
Sono convinto di questo anche mentre condivido la necessaria, ma troppo lenta evoluzione di un partito che vorrei più simile a quello democratico degli Usa.
Pci è stato un grande partito, ma non è più riproponibile. L' Idea comunista è stata superata per colpa della burocrazia sovietica che l'ha “sputtanata”. E' vero che noi abbiamo avuto Berlinguer che ci ha fatto diversi e lontani da quel misero esempio. Ma come vedo non è bastato.
Gorbaciov è arrivato troppo tardi, quando la guerra fredda aveva individuato il suo vincitore nell'occidente capitalistico e nell'Urss s'inverava in quel personaggio abbastanza impresentabile che è stato Eltsin.
Vedi, Ignazio, in mezzo a sprazzi di storia mondiale si rintracciano anche segnali di errori che si fanno in qualsiasi dimensione. In una forza che vuole costruire il futuro i tempi del rinnovamento non possono e non debbono corrispondere ai cicli biologici dei protagonisti. Occorre una volontà di rinnovare secondo le esigenze. O sociali o storiche. Gorbaciov infatti arrivò tardi. Ma c'è un'altra condizione per un rinnovamento effettivo e destinato al successo: bisogna saper sempre individuare le persone giuste alla situazione del momento. Questo capita spessissimo in tutte le scadenze elettorali. Grandi e piccole. Tu ricorderai, quando io decisi di lasciare Frosinone per andare all'Alleanza dei contadini nazionale, chiudendo così la mia esperienza di parlamentare, ti dissi che la mia sostituzione con Tullio Pietrobono non corrispondeva alle esigenze di quel momento, perchè un ottimo dirigente di partito quale lui era ed era stato, non era detto che sarebbe stato anche un parlamentare pieno di iniziative su temi sociali essendosi occupato alla Camera solo di Forze Armate.
Ma oggi il meccanismo del rinnovamento è inceppato ed ancor meno corrisponde ai bisogni di un'epoca in rapidissima evoluzione. Appare e si consolida sempre più una pratica che è in stridente contrasto con le affermazioni di facciata, come quella che l'epoca attuale rifiuta i politici di professione.
Angelo Compagnoni è convinto che «aver retribuito tutti i livelli di rappresentanza elettorale anche con compensi consistenti che nulla hanno a che vedere con le misere indennità che i sindaci percepivano un tempo (un sindaco nel 1975 prendeva non più di 130-160.000 lire, 80 euro di oggi). Oggi le indennità ci sono anche per gli assessori e costituiscono un apprezzata gratifica a cui difficilmente si vuole rinunciare.
Perciò, sin dai livelli di base, si determina una sorta di inamovibilità che si ottiene ad un prezzo altissimo: nessuna reale partecipazione alle dinamiche sociali, impegno estremo nelle tattiche interne di partito per assicurarsi la sopravvivenza politica, l'allontanamento di forze che si sentono vieppiù escluse perché ritenute possibili minacce alle prospettive degli eletti. Alla faccia della polita in mano ai professionisti.
Questa condizione si è verificata anche per le elezioni provinciali sia nelle liste che nelle candidature a presidente. Erano sempre gli stessi. E, questo vale per tutti: sono sempre gli stessi come se fossero gli unici possibili.»
Oggi ci si lamenta che i giovani non ci sono. E' un problema di politiche e di obiettivi, ma è anche il risultato della mancanza di radicamento e quindi di conoscenza dell'elettorato. I giovani non arrivano da soli.
«Io ho ottantotto anni, ma sento che vedrò la caduta di Berlusconi, perché è vecchio e i vecchi non possono lavorare all'infinito. Occorre però un partito più efficace nella battaglia politica e con gli iscritti per disporre di una presenza continua fra la gente e sul territorio.
Ho sentito Bersani e il suo partito di combattimento mi piace. E' una candidatura che non mi scandalizza, in questa partita è nuovo e come ministro ha fatto bene.
Una raccomandazione faccio a lui e a tutti i candidati alla segreteria, a Franceschini e a Ignazio Marino che saranno presenti: garantiscano la libertà di espressione, riconoscano autorità al vincitore, si sentano espressione di un gruppo dirigente vasto, capace di valutazioni collegiali, aiutino a forgiare i comportamenti fra aderenti e fra dirigenti dello stesso partito. Il linguaggio fra persone che hanno scelto la stessa formazione politica deve essere sempre improntato al rispetto reciproco, alla fraternità dei rapporti, nei colloqui e nei rapporti fra di loro si deve percepire il sentimento della solidarietà, perché ognuno ricordi che sta parlando con una persona che è impegnata a fare la sua stessa battaglia.»
Con questo invito da grande saggio termina la nostra conversazione e il fresco del tardo pomeriggio c'invita ad andare in veranda cercando di farci dimenticare l'afa umida della giornata.
Ci saranno orecchie che l'ascolteranno?
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