Esame del voto. Troppe mezze verità
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Seconda parte - Si, ovunque, è necessario fare lo sforzo di capire perchè la sinistra perde e non è in grado di conquistare consensi duraturi. Anche in provincia di Frosinone i partiti di centrosinistra e di sinistra dovrebbero fare quell'utile esercizio che si chiama esame del voto per capire ragioni e respinsabilità dei risultati.
Certo anche le responsabilità vanno puntualmente rintracciate. Se gli uomini e le donne contano non basta affermare che "qui nessuno può dirsi innocente".
Prima cosa i numeri. Non voglio tediare nessuno con cifre e percentuali, ma duo o tre dati sono utili a fare un ragionamento.
Primo: che ruolo hanno i due partiti principali nelle coalizioni: nel centrodestra il Pdl al primo turno raccoglie il 23,36% su un totale del 44, 47% dell'intera coalizione, cioè il PdL è oltre il 50% della forza di quegli alleati. Nella coalizione che sorregge Gianfranco Schietroma il PD che è il principale supporto racimola un misero 14,98% ben lontano da altri suoi (?) risultati e che sul 39,01% dell'alleanza è tanto, ma tanto al disotto del 50%. Il cosiddetto partito di riferimento tanto caro a Veltroni non fa il suo dovere. E, non è la prima volta. Il PD porta in dote appena il 15% scarso.
Secondo: è vero che Gianfranco Schietroma ha perso per un pugno di voti, come dice il segretario del PD Mauro Buschini? Ma, assolutamente no. Potrebbe essere una mezza verità, ma non lo è. Se il centrosinistra si ferma al 48% significa che Antonello Iannarilli ha vinto con il 52%, cioè con il 4% di distacco che non è proprio un pugno di voti. Un pugno di voti sarebbe stato perdere con il 49,80. La verità è che il centro destra ha vinto con la percentuale con cui avrebbe dovuto vincere la coalizione in cui opera Buschini perché il 39,01 di Schietroma più il 12,84 del "terzo polo" avrebbe dovuto raccogliere, appunto, il 52% circa. O, no? Perché non e andata così?
Questi sono i due interrogativi a cui si deve rispondere senza reticenze, in maniera logica e rigorosamente razionale.
Parto da alcune valutazioni che già circolano.
"La candidatura di Schietroma, al di la delle sue indubbie qualità politiche e morali, - scrive Danilo Collepardi - è parsa vecchia, proveniente dal passato a cominciare dal metodo con cui essa è stata proposta o meglio dire imposta". C'è del vero, ma è sicuramente una mezza verità. La prima risposta che mi balena per la mente è che neppure Antonello Iannarilli è una vergine educanda del panorama politico ciociaro, essendosi sperimentato come assessore all'agricoltura in quella famigerata giunta regionale a marchio Storace che ha lasciato un buco alla sanità che stiamo ripianando con un mare di ticket . Per non aggiungere che insieme ad Iannarilli ci sono altri fior di bimbi come Ciarrapico, D’Ovidio, Paliotta, Picano. E, neppure la candidatura di Francesco De Angelis avrebbe rappresentato una qualche novità ed anch'essa, in ogni caso, sarebbe stata il prodotto di quella nota pratica della spartizione degli incarichi fra Frosinone capoluogo e Frosinone provincia tanto cara a Scalia e al De Angelis.
Se non sbaglio o meglio se non sbaglia la stampa che queste cose riportò, si è dovuto ricorrere a ben alto arbitrato per la candidatura di Schietroma che è figlia di un accordo fra gli organi nazionali del PD e del PS in cui De Angelis ha ottenuto la candidatura per Strasburgo: in ogni caso e per ogni dove, parliamo di candidature imposte anche con la benedizione di organi che un giorno si ed un altro pure parlano e promuovono primarie. E' vero o no?
In casa Ds le primarie a Frosinone erano viste come fumo agli occhi. Oggi se ne fanno paladini, gli stessi che l'osteggiavano. La verità è che quando si tratta con alleati, gli accordi si debbono fare. L'importante è che siano ctrasparenti nei modi e nei termini. Brutti e da respingere sono quelli che non si conoscono, ma esistono e con i quali ci si scambia i voti degli elettori secondo se si è candidati qui o lì.
Io trovo, tutt'ora, la candidatura di Gianfranco Schietroma azzeccata. I risultati della sua lista e quella della lista del PS lo confermano. Egli ha condotto una buona campagna elettorale serie e ragionata alla quale purtroppo il PD ha potuto dare un apporto assolutamente ridotto: se questo partito non avesse perso pezzi probabilmente avrebbe potuto assicurare un partecipazione all'alleanza per le provinciali almeno con un 23%, che pur non essendo molto, avrebbe rappresentato un contributo di circa otto punti in più che avrebbero messo al sicuro l'intero centrosinistra. Su questo risultato pesano indubbiamente le divisioni interne del PD, ma come parlarne per chi sta al di fuori? Posso solo dire che non nascono per volontà sconosciute e non sono figlie del destino. Sicuramente la prima responsabilità ce l'hanno le correnti, ma l'esperienza m'insegna che non bisogna fare l'errore di cercare troppo lontano chi le ha prodotte, le divisioni servono sempre e solo a fare meglio gli interessi di qualcuno. In genere questa spiegazione è confermata dalla fisarmonica dei risultati. In alcune elezioni si va in altre non si va.
Il primo problema del centrosinistra ciociaro, quindi, è il PD.
Il secondo problema, sempre dal punto di vista strettamente elettorale, riguarda come si è arrivati all'accordo con il terzo polo.
Anche io uso questa definizione, perché parlare di Udc sarebbe fargli un torto. Su questo fronte la sconfitta produce una ferita terribilmente bruciante al centrosinistra e al PD. Questo, partito era convinto che il miracolo del 2004 questa volta potesse ripetersi. Allora pure una parte dell'attuale PD, i Ds, persero voti fra europee e provinciali, se fosse stato per quel loro risultato, anche in quell'anno, il centrosinistra avrebbe perso. Ma ci fu un miracolo e anche questa volta si sperava nella sua ripetizione anzi, questa volta doveva andare anche meglio perché tutto si sarebbe svolto alla luce del sole. Eh si, quest'anno santa Teresa Formisano avrebbe dato il meglio di sè in fatto di miracoli.
Nel 2004 l'Udc era il primo partito in provincia di Frosinone alle elezioni europee con il 19% e nello stesso voto, nello stesso giorno, passava a poco più del 6% alle provinciali. Il centrosinistra fu miracolato. (Anche allora nessun esame del voto fu fatto. Avevano vinto.)
Purtroppo quest'anno ci sono state delle variabili.
IL terzo polo è apparso sulla scena con il piglio di "spaccamontagne" che attacca tutti, con ogni mezzo, senza guardare in faccia nessuno, ma soprattutto non guardando in faccia Gianfranco Schietroma ed il centrosinistra. Come mai questo strabismo? In campagna elettorale si è potuto ascoltare il più ampio repertorio di insulti personali ai principali avversari unito alla solita esaltazione delle qualità personali del candidato a presidente di quel polo.
Fra mitologia e volgarità si arriva alla domenica 14 giugno in cui si deposita in tribunale l'apparentamento fra terzo polo e centrosinistra. Si parla di "svolta politica in provincia" e di "intesa programmatica forte".
Domanda. Qualcuno dei votanti si è perso per la via? Santa Teresa Formisano il miracolo l'ha fatto anche questa volta, ma solo a Cassino. Negli altri grandi centri c'è stata un'ecatombe: Veroli, Frosinone, Boville, Sora solo per citare "i meglio" . Qui è andato in palla il centrosinistra insieme a pezzi del terzo polo. La politica è l'arte del possibile, ma non è il circo Barnum.
C'erano nel terzo polo condizioni e presenze che non potervano reggere all'accordo. In primo luogo c'è chi non ha capito come dopo tanti vituperi gli amici di Domenico Marzi potessero andare d'accordo con Gianfranco Schietroma. In secondo luogo precipita la credibilità anche di quelli che pur avendo accettato tutte le contraddizioni del leader apprendono dai giornali nella settimana che precede il ballottaggio, senza alcuna significativa smentita, che egli si sarebbe ritagliato un posto di assessore alla regione dove dovrebbe sostituire Silvia Costa. Beh, penso che a molti sarebbero cadute le braccia. Già prima e durante la campagna elettorale c'era stato il tormentone, su qualche giornale, che la giravolta di Marzi verso l'Udc poteva avere a che fare con qualche incarico al CSM. Anche qui senza adeguate risposte. Ce n'è in abbondanza per disaffezionarsi dal voto. In ogni caso la triste sconfitta ha un pregio: ci ha liberato da un equivoco. Forse, definitivamente.
Terzo problema di questo voto è il bisogno di distinguere la propria identità di partito ad ogni costo arrivando ad una fioritura di sigle destinate a grandi delusioni.
Mi riferisco a tutte le formazioni a sinistra della coalizione che si sono candidate al di fuori di essa pur avendone fatto parte come Rifondazione comunista, nel governo della Provincia e potendone fare parte nella fase di campagna elettorale. La frammentazione dei comunisti, alle Provinciali, ha prodotto quattro le liste con la falce e martello e, in più, ce ne era un’altra con l’effige di Guevara. Davvero un'esagerata frammentazione. Fa eccezione il PdCI che è entrato nella coalizione e grazie al suo segretario provinciale e ad alcuni dirigenti autorevoli come Angelino Loffredi è stato un alleato leale ed assai impegnato.
Vorrei chiedere al Prc come a Rosso di sera, che vantaggi si procura all'intero quadro politico quando non si riesce ad essere rappresentati in una assemblea e si favorisce la vittoria del peggiore degli avversari? Nella situazione italiana è mai possibile che non s'intravvedano come, ormai, saranno inevitabilmente lunghi i tempi per ripristinare rappresentanze elettive di alcuni partiti di sinistra?
Ma allora davvero è così sbagliata, in alcune circostanze come i ballottaggi, la scelta di votare il meno peggio per non far vincere il peggiore? E' proprio una considerazione da respingere in toto? Trovo un surplus di ostinazione, il comunicato di Rifondazione comunista con il qual annunciava che per quel partito era conclusa la campagna elettorale dopo il voto del 6 e 7 giugno. Votare il meno peggio sarebbe stata cosa utile per tutta la Ciociaria? Penso di si.
Quarto problema, il principale, è il distacco fra amministratori ed amministrati che si è allargato a dismisura e mette a rischio la tenuta della democrazia.
Anche in caso di successo da parte delle forze politiche del centro sinistra e di sinistra queste avrebbero dovuto affrontare una severa riflessione riguardante il rapporto con i problemi dei cittadini.
Come interpretare il non voto? "Il numero eccezionale delle persone che in questo secondo turno non è andato a votare" scrive Angelino Loffredi, esprime un giudizio negativo e figlio di un animo totalmente sfiduciato. Sfiduciato da tutti. In Provincia di Frosinone la metà degli aventi diritto al voto è rimasto a casa. Il “non voto” è un esercito di elettori che dovrebbe fare gola a tutti i partiti. E invece?
C'è «un “trionfalismo trionfante”- come in maniera appropriata lo chiama Angelino Loffredi -, quel modo di pensare acritico e facilone che si accontenta dei numeri e li manipola di volta in volta a proprio uso e consumo. E per questo vive di rendita politica riuscendo ad evitare un quotidiano e salutare confronto.»
Prima e durante la campagna elettorale questo giornale attraverso il suo fratello "invisibili.eu" (interviste 1, interviste 2) ha intervistato operai della Videocon, Ceramica Sole, Rapisarda, Carlsberg, per indicare le situazioni più drammatiche, la Fiat con una infinita cassa integrazione e sindacalisti di Cgil, Cisl, Uil. In tutti, dico tutti abbiamo trovato il dubbio, l'incertezza sugli impegni della politica nei confronti della crisi.
Non parlo, per carità di patria dell’Ato5, dell’inquinamento della Valle del Sacco, della raccolta differenziata, delle energie alternative. Ma se un eletto, se un partito comunque collocato non si occupano di queste cose, di che si occupano?
C'è una ripulsa verso l’attuale modo di fare politica. Questo rifiuto attraversa partiti, aree politiche e chiama in causa, punendoli, soprattutto il centrosinistra e la sinistra che di questi impegni hanno fatto i loro valori ed i loro programmi, che poi regolarmente dimenticano. Magari non nelle affermazioni, ma soprattutto nella pratica quotidiana. "E’ ora di riconsiderare tante cose e intervenire e correggere."
Questo modo di “fare e di governare la cosa pubblica toglie dignità alle persone, calpesta spesso ogni diritto legale e costituzionale dei cittadini riducendo i partiti ad agenzie di affari ed esalta il culto della personalità quale fattore dominante della politica” (Francesco Notarcola).
Partiti ed istituzioni sono impegnati ogni giorno a dare attestati agli imprenditori e alle imprese e si dimenticano di coloro che producono ricchezza, ai quali non si riesce neppure a far immaginare che possa esserci un modo migliore di vivere ed un mondo migliore in cui approdare senza morire.
In America la felicità è un diritto costituzionale, ma purtroppo, per loro, la felicità è solo ricchezza, che come si sa non è per tutti. Qui da noi almeno sapessimo far sperare in una maggiore giustizia non solo giuridica, ma soprattutto economica ed esistenziale. La parola eguaglianza è diventata una parolaccia. Eppure come ce n'è bisogno oggi quando crescono così tanto le diseguaglianze!
In una situazione di crisi economica grave come si fa a dialogare con i cittadini se con gli elettori non si parla di “redistribuzione” del reddito. Non ho visto né prima né durante la campagna elettorale un solo manifesto che parlasse di proposte contro la crisi e per la tutela dei più deboli. Facce tante, preposte serie, zero.
Se non si da la certezza che ci si batte per una equa ripartizione del reddito nazionale e che questa lotta è un diritto sacrosanto, passa l'idea che solo la buona disponibilità di qualcuno faccia avere qualcosa in più. E qui la sinistra perde.
Ma vi siete accorti come sono state demolite le cose buone del Governo Prodi: il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro è stato falcidiato, tutte le norme utili a combattere l'evasione fiscale sono state cancellate. Che fine ha fatto tutto il lavoro dell'ex ministro Cesare Damiano per favorire appalti corretti non in odor di mafia?
Chi ha sentito una sola protesta degna di questo nome per tutelare una sola di queste voci alzi la mano.
Un esame del voto non può che partire da queste verifiche e dalle critiche che comportano. {jcomments on}torna alla parte prima
Ignazio Mazzoli
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 11 Gennaio 2010 10:53)







