Esame del voto. Qualche verità e troppe reticenze

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Vita Politica - Elezioni

Parte prima - Le sconfitte elettorali rischiano sempre di produrre effetti negativi. Specialmente se arrivano dopo una brutta campagna elettorale fatta di pochi argomenti, ancor meno iniziative ed in un clima da scandali di regime.
Ci si deprime, oppure si perde di lucidità. Si reagisce in qualche caso in forma scomposta o si cerca di restare calmi cercando di minimizzare con variegate interpretazioni il primo impatto dei risultati.

Una reazione di questo tipo, ad esempio, è quella che ha voluto vedere nella somma dei voti di tutte le opposizioni una speranza per costruire un'alternativa alle destre come se un'alleanza dall'Udc ai comunisti, di varia natura, fosse possibile.

Le voci che vedrebbero Nichi Vendola veleggiante verso il PD immaginano questa linea che punta, a partire dal "laboratorio Puglia",  sperimenta l'allargamento a Casini coinvolgendo Sinistra e Libertà. Ma può essere mai una linea politica credibile?

Minimizzare e sognare di fantapolitica sono due facce dello stile consolatorio. E, la consolazione mi imbarazza. Mi imbarazza, terribilimente, perchè ci sono i risultati espressi in voti e percentuali assolutamente loquaci con i quali si debbono fare i conti. La consolazione imbarazza perchè prelude sempre a giustificazioni che lasciano le cose come stanno senza fare correzioni.

Il risultato elettorale ci restituisce un Paese demoralizzato, sfiduciato, che ha paura di qualunque spostamento perchè non vede futuro. Parlo del Paese reale che lavora per sopravvivevere. So bene che c'è anche un altro paese (molto più piccolo) che non ha problemi, ma i cittadini italiani dei grandi numeri sono pieni di difficoltà e di problemi che non sono oggetto d'interesse di chi governa e non si sentono sorretti da nessuna iniziativa politica.
Il Governo, preoccupato di polemizzare contro i cosiddetti catastrofisti (cioè quelli che dicono la verità) non accoglie alcuna richiesta fatta dal Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi – secondo cui il Pil italiano sarà inferiore quest’anno del 5% - soprattutto per quanto riguarda il sostegno ai consumi e all’occupazione. Nel decreto anticrisi, infatti, approvato due giorni fa dal Consiglio dei ministri, non c’è nulla di specifico, se non un incentivo alle imprese che evitano la cassa integrazione e ai cassintegrati che decidono di aprire un’attività in proprio che, in periodo di crisi, non sembra proprio un evento da prendere in considerazione, soprattutto per chi non ha capitali da investire. Per il lavoro dipendente nulla c'è.

Prima ancora di parlare delle gravi colpe della sinistra "riformista" o sinistra radicale che pur ci sono, prima di stabilire se e cosa fare per ricomporre l'unità della sinistra divisa e litigiosa. Credo che servirebbe una discussione seria e vera, che impegni tutti: dai riformisti alla sinistra. Magari ognuno a casa propria non per cercare la giustificazione al proprio fallimento, ma per analizzare e rispondere a quattro questioni: la centralità del lavoro; i migranti nel nostro Paese; i valori della solidarietà ed uguaglianza; l'informazione che contribuisce al cambiamento culturale.

Qualcuno dirà, ma che c'entra con il voto? Se il lettore avrà la pazienza di seguirmi vedrà che c'entra, eccome.

Non incentrare l'impegno intorno a questi quattro nodi, intanto, permette alla maggioranza di governo, mentre siamo nel pieno di un'acuta crisi finanziaria, economica e sociale di non fare un passo incontro ai bisogni e si sposta decisamente a destra favorendo solo le categorie più agiate.
Già questo sarebbe tema spinoso di riflessione, ma la cosa è clamorosa quando si leggono i dati del Pd e del resto della sinistra.
Subito, qualche parola sul risultato della sinistra fuori dal Pd: qui i commenti sono molto disomogenei e talvolta contraddittori, ma generalmente reticenti. La recriminazione sulle divisioni è ormai un classico, né sarà risolta dalla buona volontà, le cinque - sei formazioni che si sono divise nelle due liste hanno ormai cumulato tale differenze personali, culturali e politiche che metterle insieme è impresa quasi impossibile, peraltro avrebbe probabilmente garantito alle Europee il 4%, ma poco di più. Le questioni sono altre e di altra portata. 

ll Partito democratico perde più del 7% alle europee (dal 33,2% delle politiche al 26,1% delle europee - nazionalmente), nelle amministrative c'è un vero e proprio disastro, decine e decine di grandi comuni, numerose province passano alla destra, anche le antiche roccaforti iniziano ad avere crepe profonde, perde il primato di partito in Umbria e nelle Marche e, persino, in Emilia Romagna avanza seriamente la Lega. Mettere la testa sotto la sabbia non aiuta né per l'oggi, né per il domani. Al contrario dire la verità: "scusate", abbiamo sin qui sbagliato sarebbe l'approccio più efficace e ben accetto.
Il risultato del voto, come si vede colpisce tutti, centrosinistra e sinistra ed io non resto indifferente a questo disastro. Non si può non vedere la crisi a sinistra, con un Pd in evidente torsione interna e una sinistra (quella cosiddetta radicale) in preda al panico. ll Guardian, quotidiano inglese, dopo il successo delle destre nel voto europeo ha chiesto a un bel gruppo di storici se questo esito sollevava preoccupazioni. Questi hanno risposto che il problema è un altro. “La caratteristica più sorprendente di queste elezioni non è la minaccia di estrema destra – scrive Hobsbawm - anche se è chiaro che esiste uno spostamento a destra. La vera storia è la crisi della sinistra”. Esatto! Come non condividere.
In Italia la Lega si allarga al centro, alle Marche, alla Toscana perché fa tendenza, rafforza un'opinione secondo cui per contrastare la crisi bisogna cancellare i migranti, respingendoli, limitandoli, umiliandoli. Non basta dire la gente ha paura. Bisogna capire come e quanto è stata indotta e quanto sia responsabilità dalla inazione della sinistra. La lega non non è una destra qualsiasi, ma è una destra che sta al governo di questo Paese. In questa circostanza ci sonno tanti rischi in più rispetto al resto dell'Europa.

Il fatto è che tutti evitano ancora una volta di fare un bilancio serio degli ultimi dieci-quindici anni e questo è ormai diventato il peccato originale dimostrato dall'inamovibilità dei gruppi dirigenti.
Un lungo ciclo della politica italiana, nato dopo la Bolognina, si è chiuso e non è possibile ritornare allegramente a un tempo che fu. L'ipotesi della rifondazione comunista è stata archiviata da errori di presunzione e di inadeguatezza, si è infranta sul mancato riesame dei vizi storici della sinistra italiana e oggi si arena sulla pochezza del proprio apparato ideologico e sull'assenza di prospettive. A essere colpita dalla crisi verticale, non è solo Rifondazione ma anche i suoi derivati, tutti compresi.

Perchè la sconfitta? Cosa è avvenuto e sta avvenendo nella nostra società?
Vengo alle quattro questioni che avevo anticipato per rispondere a queste domande.

- La prima questione da esaminare riguarda il sociale e la centralità del lavoro:
in Italia vi sono milioni di persone precarie ... ad esempio in alcune provincie i lavoratori assunti con contratto a termine, interinali, a chiamata, apprendisti,co.co.pro. Ecc... sono diventati il 50% di tutta la forza lavoro occupata. Questa realtà non significa soltanto che quei lavoratori non hanno una prospettiva e dignità lavorativa... ma anche un conseguente forte indebolimento del controllo sull'organizzazione del lavoro e le sue ricadute in termini di qualità dell'occupazione, qualità dello sviluppo, mancato controllo attraverso la prevenzione e sicurezza nei cicli lavoratovi... sulla qualità e quantità del salario. Credo che sia anche necessario rilevare come la CGIL sia stata lasciata sola. Chi ha fatto da sponda politica al quattro aprile? Abbiamo assisitito alla demolizione delle tutele per la sicurezza sul lavoro messe in piedi dall'allora ministro Cesare Damiano e dal Governo di Romano Prodi senza che ci fosse una solo iniziativa di massa degna di questo nome, come d'altronde è avvenuto sul fronte dell'evasionme fiscale dove è stato buttato alle ortiche l'ottimo lavoro di Vincenzo Visco;

- La seconda questione riguarda i migranti nel nostro Paese:
il malcontento nei confronti degli stranieri dilaga anche in chi si dice di sinistra, non solo per i casi di criminalità che spesso vengono appositamente gonfiati dai mezzi di comunicazione, ma ci sono altri due fattori che non possono essere trascurati: 1) la guerra al più debole pensando di difendere meglio il proprio lavoro ed "orticello"; 2) è comunque necessario (anche per la sinistra) cercare di regolamentare e limitare i flussi migratori, altrimenti, in teoria potrebbero arrivare milioni di immigrati senza lavoro ed alla mercede di chi li sfrutta. Che fine ha fatto la cultura della solidarietà e dell'accoglienza? Ce la dobbiamo far ricordare da Suor Giuliana Galli invitata a ottoemezzo dalla brava e coraggiosa Lilli Gruber;

- la terza questione, appunto, riguarda i valori della solidarietà ed uguaglianza:
la cultura vincente da oltre 20 anni, è stata quella individuale, arrivista, egoista, clientelare. Questa cultura (che è di destra) si è inserita anche all'interno di gran parte dei gruppi dirigenti che si dicono di sinistra e che hanno governato e governano a livello articolato e generale il nostro Paese. Per cui la questione morale di cui parlava a suo tempo il compianto Segretario del PCI Enrico Berlinguer, si è aggravata ed il sistema che molti "compagni" volevano cambiare, ha finito per cambiare loro integrandoli nei medesimi meccanismi clientelari, di bottega, di amicizie, di affidabilità al "superiore" che ha il potere di farti fare carriera, ecc... tutti vogliono arrivare individualmente indipendentemente dal "progetto collettivo", da ciò che sono, dalle loro competenze... chiedono favoritismi, hanno una buona oratoria e pur di sfondare (in politica) sono disposti a molti trasformismi. Chi invece si batte sui valori, idealità, sul merito, "lavorando sodo" per fare avanzare un progetto di trasformazione sociale , culturale, di sviluppo, di conquiste sociali e diritti - viene a parole elogiato - ma nei fatti considerato "un coglione" che non farà carriera perchè incapace di fare molti compromessi;

- la quarta questione riguarda l'informazione che contribuisce al cambiamento culturale:
Come affidabilità e obiettività, i mass media Italiani sono al 73° posto nel mondo. Il sistema di potere berlusconiano, (visto che non deve fare i conti con il conflitto di interesse) utilizza le sue riviste e televisioni per carpire il consenso di grande masse riuscendoci! (bastano i silenzi del tg1 sulla "allegra vicenda delle escort del Presidente del Consiglio" per valutare). Ciò avviene soprattutto attraverso le TV, non solo per i programmi faziosi dei telegiornali, ma anche attraverso i programmi di intrattenimento. Abituano gradualmente il "telespettatore individuo" a sposare i falsi miti dell'immagine e del potere, finendo per restare culturalmente subordinati (dando il consenso) al potere economico e politico dominante che meglio rappresenta "la subcultura" televisiva. Sono spariti da tutte le televisioni anche i buoni film.

A questo punto il caso delle ronde, i respingimenti, il razzismo quotidiano esigono un sussulto su questo fronte e soprattutto esigono di mettere in relazione migranti e lavoratori-lavoratrici non migranti, in una unità che oggi sembra una chimera. Serve una campagna unitaria e permanente contro il razzismo e la crisi in grado di cogliere la connessione tra razzismo istituzionale, sfruttamento dei migranti, licenziamenti e peggioramento di vita dei lavoratori e delle lavoratrici. 

Questo sono Valori. Valori su cui si è costruita l'Italia moderna. Sono Valori e costutiscono, se attivati, forza immediatamente spendibile sul piano politico.
L'agire politico procede giorno per giorno, richiede risposte immediate ai più diversi livelli, reclama -comunque - il riferirsi ad una prospettiva di medio - lungo periodo e, soprattutto, non consente di lasciare vuoti, che immediatamente sono riempiti.
Se così stanno le cose c'è la necessità di aprire un dibattito sulla prospettiva di un rinnovamento nelle forme politiche della sinistra italiana che non sia semplicemente frutto della pressione derivante da episodiche sconfitte elettorali, ma partendo da una condizione di realistica valutazione della situazione sociale e la conseguente elaborazione di un quadro teorico - programmatico e organizzativo adeguato.

Il PD va verso il suo congresso. Indipendentemente dall'appartenenza è molto importante per l'Italia che questa scadenza produca degli effetti positivi. Auguro agli iscritti di questo partito che i candidati a segretario si facciano giudicare sulle proposte per uscire dalla crisi, per salvare l'Italia dal declino e sul modo come combattere Berlusconi, la destra ed il berlusconismo. Mi piacerebbe che finisse la disputa paralizzante sul partito leggero o fluido e il partito pesante. Sarebbe bello che in questo partito si fossero convinti che non esiste partito se non è in grado di convincere, affascinare, organizzare e mobilitare milioni di persone donne, uomini, giovani e vecchi. Non esiste partito se non ha un'organizzazione in grado di organizzare e rendere effettiva la partecipazione diretta alle scelte della politica locale e nazionale.

In questi giorni abbiamo sentito di tutto: "La destra avanza in tutta Europa", "la sinistra socialista e socialdemocratica è in crisi profonda", "siamo il primo partito progressista d'Europa", "il risultato di Di Pietro e della Bonino tengono i voti persi dal Pd nel centro-sinistra". In ognuna di queste affermazioni vi è una piccola verità, il risultato però è quello di un polverone generale che ignora l'analisi concreta dei fatti, delle situazioni e delle condizioni date.
Intendo dire che siamo tutti in mare aperto e dentro una grande tempesta, individuare la rotta per ricostruire nella società italiana e nell'Europa una cultura politica democratica e di sinistra è sicuramente difficile, siamo dentro un grande smarrimento sociale e un profondo vuoto teorico e politico, ma è certo che il primo passo è dirci con chiarezza come sono andate le cose e a che punto siamo.
Ma, comunque, il processo di ricostruzione ha bisogno di tempo, idee, partecipazione, dibattito. Ovunque, non solo fra dirigenti nazionali. Fine parte prima {jcomments on}
vai alla seconda parte

Ultimo aggiornamento (Lunedì 11 Gennaio 2010 10:54)

 

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