Indici, superindici e bubbole del Governo
| Vita Politica - Economia |
Le azzardate interpretazioni dei recenti dati Ocse, da Nens - Anche se dobbiamo accusare una crescente stanchezza per l'incessante ripetitività di queste situazioni, riteniamo comunque necessario segnalare, a chi sia interessato alla realtà dei fatti, l'ennesima mistificazione del Governo e della maggioranza rilanciata, senza apprezzabili distinguo, dai mezzi di informazione.
Nei giorni scorsi l'Ocse ha reso noto l'aggiornamento dei dati CLI (Composite Leading Indicator), comunemente battezzati "Superindice": come è detto nel nome, si tratta di indicatori composti con un mix di altri indicatori che offrono una possibile interpretazione delle evoluzioni economiche attese per il prossimo futuro. Questo "Superindice" è costruito in modo diverso per ciascun Paese, utilizzando diversi elementi: nel caso italiano l'indicatore si basa sulle aspettative delle famiglie e delle imprese manifatturiere, oltre che sul le previsioni di nuovi ordinativi, sulle ragioni di scambio e sui tassi interbancari. Per Francia e Germania, l'indice tiene conto anche delle nuove immatricolazioni di automobili; per la Spagna è considerato il numero di notti in hotel. A quale logica tutto ciò risponda non sappiamo, ma sicuramente l'indice che ne scaturisce non ha la funzione di indicare lo stato di salute delle diverse economie e le aspettative di variazione rispetto al passato. Non può, quindi, in alcun modo sostituire le indicazioni che provengono dai dati Istat, Bce, o – per l'Italia – dalla Banca d'Italia.
Ciò che è accaduto, invece, è che la diffusione di questo assai poco significativo "superindice" (il cui limitato significato è segnalato, del resto, dalla stessa Ocse) ha offerto al Governo (e ai media) l'occasione per sostenere che l'Italia sta uscendo dalla crisi economica mondiale meglio di tutti gli altri, sventolando la bandiera del sorpasso del Pil procapite inglese che in realtà non è altro che il risultato della svalutazione della sterlina rispetto all'euro.
Ora, il dato che fotografa la situazione italiana rispetto agli altri Paesi è quello che risulta dallo specchietto qui sotto, che riporta i dati del world economic outlook di ottobre scorso del Fondo monetario internazionale:
Variazioni del Pil sull’anno precedente
Valori percentuali
|
|
2009 |
2010 |
|
Francia |
-2,4 |
0,9 |
|
Germania |
-5,3 |
0,3 |
|
Italia |
-5,1 |
0,2 |
|
Spagna |
-3,8 |
0,7 |
|
Gran Bretagna |
-4,4 |
0,9 |
Con questi rilievi è davvero difficile comprendere con quale criterio e con quali obiettivi si possa sostenere che l'Italia è il Paese che sta uscendo dalla crisi meglio di tutti gli altri. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Martedì 10 Novembre 2009 17:56)







