Visco: la priorità è tagliare le tasse ai lavoratori

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Vita Politica - Economia

Visco contro il segretario del Pd: "Ha idee stravaganti la priorità è tagliare le tasse ai lavoratori".
Non soltanto il Governo di centrodestra ci dice delle sciocchezze, ma anche qualcuno che non dovrebbe dirle. Qui di seguito vi proproniamo una risposta di Vincenzo Visco al segretario del Pd Dario Franceschini ed un argomentato articolo che spiega le ragioni per non abolire l'Irap entrambi apparsi il 20 ottobre su nens.it.

 Vincenzo Visco, ministro delle Finanze nell'ultimogoverno Prodi, pensa che la priorità sia ridurre le tasse sul lavoro dipendente.
Franceschini, come la destra, chiede il taglio dell'Irap.
«Cose stravaganti, esternazioni velleitarie. E comunque se qualcuno pensa che ci siano altre strade per recuperare 40 miliardi di gettito, dica quali sono. Ricordo solo che I'Irap ha assorbito 7 imposte che gravavano sulle imprese e ridotto il costo del lavoro. Per capire bene, basterebbe fare delle simulazioni reintroducendo levecchie 7 imposte. Poi vadano a chiedere l'opinione degli imprenditori. La verità è che, quando c'è un problema, si pensa che l'unica soluzione sia ridurre le tasse».
Perché, forse non andrebbe fatto?
«Certo che va fatto e il governo Prodi lo fece: l'Irpeg scese dal 4,25 al 3,09 e l'Irap di 5 punti e mezzo. La differenza è che allora si recuperava gettito con la lotta all'evasione. Ora no».
Franceschini dice che il gettito si recupera abolendo gli incentivi inutili alle imprese.
«Mi sembra si parli senza sapere dove si voglia andare».
L'idea di Franceschini risente del clima elettorale nel Pd?
  «In periodo congressuale si cerca di fare tutto il possibile. Sicuramente è opportuno ridurre le tasse, ma la priorità è il taglio dell'Irpef che pesa in maniera spropositata sul lavoratori dipendenti».
(r. ma)

Abolire l’IRAP?   di Giampaolo Arachi e Massimo D'Antoni
In un articolo apparso qualche giorno fa sul Corriere, dal titolo L’IRAP punisce chi dà lavoro, Francesco Giavazzi invita il governo  a considerare, tra le misure di contrasto alla crisi, l’abolizione dell’IRAP. In breve, egli lamenta il fatto che tale imposta debba essere pagata anche da imprese in perdita. Afferma che essa punisce le imprese che hanno cercato di proteggere il lavoro, non ricorrendo alla cassa integrazione. Conclude richiamando Berlusconi alla sua promessa di abolire tale imposta, magari rimpiazzandola tornando ai vecchi contributi sanitari. Purtroppo, il ragionamento di Giavazzi sembra basarsi su una considerazione parziale della materia su cui si esprime, e questo lo induce a compiere una serie di errori.
Come è noto, l’IRAP è un’imposta sul valore aggiunto (di tipo reddito netto) delle imprese e degli enti pubblici, e grava dunque su tutti i fattori che concorrono all’attività produttiva: lavoro, capitale di rischio e capitale di debito. È cioè un’imposta ad ampia base imponibile, con aliquota contenuta (intorno al 4%). Essa rappresenta il principale tributo proprio delle Regioni.
Come regola generale, quando si ragione dell’abolizione di un’imposta, si dovrebbe sempre indicare come debba essere coperta la riduzione di entrate. Ciò vale anche quando le risorse provengono da una riduzione di spesa, in quanto ogni proposta di ridurre o eliminare un’imposta a fronte del minor fabbisogno è sempre in concorrenza con la riduzione o eliminazione di altre imposte. Il ragionamento sulle imposte è cioè sempre concettualmente un ragionamento “a bilancio in pareggio”, in cui si valuta l’effetto differenziale della sostituzione di un’imposta con un’altra. Da questo punto di vista, Giavazzi non è del tutto esplicito. Da un certo punto di vista egli sembra sottolineare i presunti difetti dell’IRAP nel confronto con un’imposta sui profitti. A tratti sembra invece invitare Berlusconi ad attenersi al suo programma, ripristinando i contributi sanitari.
Dovrebbe essere chiaro che entrambe le soluzioni, sia i contributi sanitari che l’imposta sui profitti, sono peggiorative rispetto all’IRAP.
Se il minor gettito IRAP dovesse essere infatti garantito dalla reintroduzione dei contributi sanitari, si determinerebbe un aumento del cuneo fiscale, e quindi un incentivo sostituire lavoro con capitale, con effetti sull’occupazione ancora più forti di quelli che Giavazzi lamenta riguardo all’IRAP.
D’altra parte, Giavazzi rimprovera all’IRAP il fatto che l’impresa subisce un prelievo anche in presenza di perdite. Il confronto è implicitamente con un’imposta sul reddito di impresa, che prevederebbe in questo caso un prelievo nullo. Rispetto a questo rilievo possiamo avanzare due ordini di considerazioni.
La prima è che, come abbiamo già detto, i profitti rappresentano solo una parte della base imponibile dell’IRAP, che comprende anche gli oneri sul debito e il costo del lavoro; non essendo e non volendo essere l’IRAP un’imposta sul profitto, bensì su una base più ampia corrispondente al valore aggiunto, il fatto che vi sia prelievo anche quando il profitto è negativo non ha in sé nulla di strano, così come non desta alcuno stupore il fatto che un’impresa in perdita continui a pagare ad esempio i contributi sociali.
Il secondo aspetto da considerare è che, così come in periodi di prosperità il fisco partecipa attraverso le imposte ai profitti dell’impresa, esso partecipa alle perdite dell’impresa nelle fasi recessive. Nel caso dell’imposta sul reddito di impresa, tale meccanismo opera attraverso la possibilità di riportare le perdite agli esercizi successivi; così, se oggi ho perdite di 100 e domani profitti di 200, domani pagherò i profitti soltanto su 100; è come se la presenza di perdite desse luogo ad un’imposta negativa in un periodo successivo. Ma da questo punto di vista l’IRAP produce, a parità di aliquota, un effetto ancora più vantaggioso per l’impresa. Infatti, la presenza di perdite consente un recupero immediato di imposta, attraverso la compensazione con l’imposta dovuta per il lavoro. Vale a dire che se l’impresa ha costi di lavoro pari a 300 e perdite per 100, essa pagherà l’IRAP corrispondente ad una base imponibile di 200.
Ma c’è altro. La base imponibile dell’IRAP viene calcolata come differenza tra valore della produzione (fatturato e incremento delle scorte) e acquisti di beni e servizi intermedi, al netto degli ammortamenti (quest’ultimo aspetto è una delle differenze rispetto all’IVA). Ciò significa che, a parità di produzione e di acquisti da parte dell’impresa, una variazione della quantità di lavoro impiegato non ha di per sé alcun effetto sull’ammontare dell’imposta pagata. Ce l’ha solo in quanto si riflette sulla produzione. L’affermazione centrale di Giavazzi, quella per cui tale imposta punisce le imprese che non licenziano, è dunque quanto meno discutibile.
Più in generale, Giavazzi sembra dimenticare che tale imposta fu introdotta proprio per redistribuire su una base più ampia un carico fiscale che in precedenza, con i contributi sanitari e con l’ILOR, gravava sul lavoro e sul capitale di rischio, incoraggiando il capitale di debito. La sua introduzione ha comportano dunque un riequilibrio del carico tra equity e debito, finalizzato ad incoraggiare una maggior capitalizzazione delle imprese.
Questa dell’abolizione dell’IRAP è una questione che periodicamente riaccende il dibattito, ma il tema sembra essere stato ormai sufficientemente approfondito. Possiamo qui rimandare ai contributi di Cecilia Guerra e Silvia Giannini (si veda ad esempio questo contributo del 2005). Le conclusioni di coloro che conoscono la materia sembrano essere molto diverse da quelle raggiunte da Giavazzi, se studiosi come R. Bird o M. Keen esprimono apprezzamento per le sue caratteristiche,[1] e se imposte analoghe all’IRAP sono state suggerite anche in altri paesi (Canada, Francia, Giappone).

1.Bird ha definito l’IRAP «la migliore approssimazione ad una buona imposta locale nelle imprese che oggi esista» (”A new look at local business taxes”, Tax Notes International, 19/5/2003 {jcomments on} 

da nens.it 20 ott 2009 

Ultimo aggiornamento (Sabato 31 Ottobre 2009 17:24)

 

Sullo stesso argomento

Federalismo: aumentano le tasse 26 Giugno 2011, 11.42 Redazione Economia
Read More 370 Hits 0 Ratings
Gli italiani pagheranno 612 euro di tasse in più nel biennio 2011-2012 21 Aprile 2011, 12.34 Comunicazioni Diritti da difendere
Read More 358 Hits 0 Ratings
Scudo fiscale: ecco i reati impuniti 02 Ottobre 2009, 11.20 Autore esterno Economia
Read More 813 Hits 0 Ratings
News dai comuni
Il Comune di Ceccano ad Avignone
Venerdì 27 Agosto 2010
Una delegazione del Comune di Ceccano ad Avignone: è la prima volta... Leggi tutto...
da Twitter
imazzoli: Ceccano per la prima volta avrà un sindaco donna: l'avvocato Manuela Maliziola. Alle 16 e 30 del pomeriggio di... http://t.co/ppzMB9Wo
imazzoli: Ho caricato un video di @YouTube http://t.co/mdidyyj0 Che baraonda in questi giorni!
imazzoli: Ho caricato un video di @YouTube http://t.co/igNfL464 Intervista a Manuela Maliziola
Acquista da qui su Unilibro

Banner

Spese di Spedizione GRATIS...anche in Contrassegno. Per acquisti in Contrassegno ti regaliamo anche le spese per diritto di incasso! La CONSEGNA sarà GRATUITA in 24/48 ore per ordini di almeno 34,99 €.

al masso
Banner
Il tuo contributo

Ti informiamo con continuità e serietà. Abbiamo bisogno del tuo aiuto per andare avanti. Non far mancare il tuo sostegno a edicolaciociara.it e ad invisibili.eu. Clicca su PayPal e versa quello che vuoi e quello che puoi. Grazie

ePlaza - 365 giorni di convenienza

JoomlaHost

Ricerca nel web
Iscrizione alla newsletter

Per ricevere la newsletter della Rete di edicolaciociara.it e di invisibili.eu scrivi Nome e Cognome veritieri e l'indirizzo email che usi regolarmente per ricevere la tua posta.

Pixmania
Facebook Share
Share on facebook
Diffondi RSS
Unable to retrieve Items!
Youbuy
Elettronica al miglior prezzo

Videocamere digitali