«Economia ferma. Saranno le donne a salvare l’Italia»

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Vita Politica - Economia

euro_banconote_120qudi Bianca Di Giovanni da unita.it 20 nov 2010 - A che punto siamo. Due anni e mezzo di governo di centrodestra, due anni di crisi globale. Un bilancio difficile, che si scontra con un magma indistinto di messaggi confezionati ad arte e diventati senso comune. Robe del tipo: noi stiamo meglio di altri, rischiamo ma ce la faremo. Infine il più rischioso: nelle condizioni date, con i vincoli europei, non si poteva fare nulla di diverso.

Giulio Tremonti ha tenuto la barra dritta. È così? Lo chiediamo a Stefano Fassina, responsabile economico del Pd. Il quale oltre al bilancio sul passato, apre subito una prospettiva futura: saranno le donne a salvare l'Italia.

Molti cittadini pensano che non si poteva fare nulla di diverso. Era possibile affrontare la crisi in un altro modo?

«Questo è il punto da cui dobbiamo partire. Il muro principale che il Porta a Porta deve abbattere è la propaganda sul "non si poteva fare diversamente". Quelle fatte dal governo Berlusconi non sono le uniche scelte possibili. Si potevano raggiungere gli stessi obiettivi di deficit con scelte all'insegna dell'equità».

Equità e deficit, un binomio strano...

«Non è affatto strano. Faccio qualche esempio. Se non si fosse eliminata la tracciabilità dei pagamenti, per reintrodurla solo con la manovra estiva di quest'anno (solo sulla carta, perché i decreti attuativi ancora non ci sono, dunque nella realtà la tracciabilità non c'è e la possibile evasione è fuori controllo) avremmo evitato di perdere almeno 5 miliardi l'anno e avremmo potuto varare detrazioni fiscali per le famiglie meno abbienti. Ancora: tassando le rendite finanziarie (a parte i titoli pubblici) avremmo potuto varare misure in favore dei giovani precari. Sono tutti esempi che dimostrano come si può garantire la tenuta dei conti, all'insegna dell'equità. Con coperture certe e interventi positivi per la crescita. Ma c'è un altro messaggio da dare».

Quale?

«Il messaggio che Il Pd ha la testa concentrata sui problemi dei lavoratori e delle famiglie, non quelli delle escort o del Lodo Alfano. Questo Porta a Porta serve soprattutto a rifondare il legame tra la politica e la società, per creare un canale di comunicazione, al di là delle singole proposte, passando dalla politica delegittimata a quella sintonizzata con la vita concreta delle persone».

Altro argomento della destra: gli italiani sono contenti. Non ci sono proteste, c'è la pace sociale. Le famiglie non vogliono né i 5 miliardi per le detrazioni, né le misure per i precari, né le tasse sulle rendite. Stanno bene così?

«Che non è vero che non ci sono proteste. Due giorni fa la scuola è scesa in piazza, ci sono state manifestazioni e ce ne saranno in futuro. Rispondo anche che Tremonti dovrebbe ringraziare per il senso di responsabilità delle opposizioni e del sindacato: si è evitato il tanto peggio tanto meglio. Che gli italiani non siano contenti lo si capisce dalla crisi di governo. C'è profonda insoddisfazione».

Non crede che la crisi sia una manovra di Palazzo?

«No. Le ragioni vere sono nella dimensione economica e sociale insoddisfacente. Nonostante la propaganda falsa, la disaffezione è evidente. Fini raccoglie consensi per queste scelte sbagliate».

Tremonti si vanta di aver riformato la Finanziaria. È un innovatore?

«È innovatore rispetto al suo passato lassista. Con l'altro governo ha lasciato in eredità una procedura d'infrazione aperta nei confronti dell'Italia per deficit eccessivo. Direi che è più attento alla finanza pubblica, ma sulla procedura di bilancio dice sciocchezze: ha fatto 11 finanziarie nel giro di due anni e mezzo. Ha un approccio di corto respiro. Sappiamo tutti che il risanamento è necessario: ma quel risultato si raggiunge solo con la crescita».

Però l'Italia resta ferma. Neanche Prodi è riuscito a diminuire le distanze sociali. Molti pensano che tra destra e sinistra non c'è differenza.

«Ricordo che il governo Prodi del '96 ha fatto l'unica grande azione riformista degli ultimi anni: portare l'Italia nell'euro. Oggi il centrodestra parla di Bruxelles, ma nel '96 buttavano i pomodori contro chi voleva entrare in Eurolandia. Il fatto che si riesca a fare poco deriva dall'impianto istituzionale e politico della seconda repubblica, che non funziona. Il bipolarismo, la marginalizzazione del Parlamento, il ridimensionamento dei partiti, tutto questo non consente scelte decisive. Il bipolarismo forzoso obbliga ad ammucchiate, che una volta al governo sono incapaci di andare avanti. Per questo l'Italia resta ferma».

Quale sarebbe la più grande rivoluzione per il Paese?

«Mettere in condizione le donne italiane di lavorare quanto le europee. Cambierebbe l'economia e la società, sarebbe un vero volano per la qualità della vita».

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Articolo riproducibile citando autore e fonte (www.edicolaciociara.it)

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