(ANSA) - La crisi economica si è fatta sentire sulla tavola degli italiani che oggi riempiono il carrello della spesa con maggiore consapevolezza e attenzione al prezzo e con l'obiettivo di spendere al meglio le risorse disponibili. È quanto risulta da una ricerca della Cia-Confederazione italiana agricoltori elaborata sulla base delle rilevazioni territoriali delle sue strutture e dei dati Istat e Ismea presentata a Lecce durante i lavori della quarta Conferenza economica. Dall'indagine risulta che a causa della crisi la spesa per i consumi alimentari è diminuita del 3% (al Centro -4%). Quattro famiglie su dieci sono state costrette a 'tagliarè gli acquisti, mentre 6 su 10 hanno modificato il menù. Il 36% è stato obbligato a scegliere prodotti di qualità inferiore. Il 32% ormai compra solo 'promozionì nei 'discount'. Per quanto riguarda i 'taglì: il 41,4% delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e verdura, il 37% quelli di pane e il 38,5% quelli di carne bovina. Nella ripartizione geografica si nota che al Nord il 32% delle famiglie ha limitato gli acquisti (il 39% ha ridotto le 'vocì pane e pesce). Al Centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi sale al 37% (il 38% ha ridotto il pane, il 46% il pesce, il 42% la carne bovina); mentre nelle regioni meridionali si arriva al 51% (il 38% ha ridotto il pane e il 56% la carne bovina). Per riempire il carrello alimentare ogni famiglia italiana ha speso in media al mese 461 euro. Una spesa - che rappresenta il 18,9% di quella totale e raggiunge complessivamente i 146 miliardi di euro l'anno - assai diversificata per aree geografiche: al Nord - afferma la Cia - è stata pari a 455 euro, al Centro a 472 euro, al Sud a 463 euro.