Manovra economica. Sconquassi sociali in vista
| Vita Politica - Economia |
di Alfiero Grandi da Dazebao.org 16 lug 2010 - A volte un'immagine illumina meglio di tante parole. Aprendo il sito internet di Repubblica ho visto 2 notizie, l'una a fianco dell'altra. Da un lato il Governo (purtroppo) soddisfatto di avere avuto la fiducia dal Senato sulla manovra finanziaria e dall'altra la preoccupazione della BCE e della Banca d'Italia per le difficoltà dell'economia e il loro allarme per l'occupazione, con buona pace di tutti gli ottimismi di maniera del Governo su questi problemi. leggi tutto
Il Governo - in particolare Tremonti - ha qualche ragione per essere soddisfatto, l'Italia molto meno. Il Governo è riuscito a far passare una
pessima manovra finanziaria, con il solito voto di fiducia. Forse la peggiore manovra da decenni.
Una manovra squilibrata perché è caricata solo su una parte del paese e per di più inefficace per sviluppo e occupazione.
Respinte le richieste delle Regioni e dei Comuni
Il Governo ha respinto le proteste delle Regioni, comprese quelle governate dalla destra. Ha imposto alle Regioni tagli di dimensioni mai viste, scaricando su di loro il peso maggiore della manovra, in evidente contraddizione con tante chiacchiere della destra sul federalismo. I Presidenti della destra hanno bevuto. I Presidenti "federalisti" della Lega, forse in preda ad un raptus sadomaso, hanno quasi gioito per i tagli e hanno
rifiutato di restituire le deleghe non più coperte da finanziamenti. Formigoni ha provato a tenere più duro di altri ma il pacchetto di comando della destra non ha sentito ragioni e anche la sua protesta si sta affievolendo.
Tanto le elezioni regionali ci sono già state.
Il Governo ha stretto anche sui Comuni e ha fatto generiche promesse - chi si accontenta gode - su futuri cespiti impositivi che saranno loro
affidati tra qualche anno.
Pubblico impiego: contratti cancellati
Sul fronte sociale è ancora peggio. I contratti dei lavoratori pubblici cancellati per 3 anni, gli scatti per insegnanti e in generale per quelli non contrattualizzati pure. Non c'è neppure la speranza di un possibile recupero dei tagli in futuro, se la situazione migliorerà, la legge lo esclude.
Particolarmente grave è la parte della manovra sulle pensioni. Tremonti si vanta di avere fatto una controriforma senza troppe proteste, purtroppo ha ragione. L'elevamento a 65 anni per le dipendenti pubbliche (in realtà 66) è solo un antipasto. Migliaia e migliaia di insegnanti da settembre sono pensionate/i a forza. Quale sia la logica di trattenere forzatamente le dipendenti pubbliche fino a 65 anni e di costringere alla pensione anticipata il personale della scuola nessuno lo sa.
I giovani condannati a restar fuori dal lavoro
Passa un aumento consistente dell'età pensionabile e per di più crescente nel tempo. Tanto più incomprensibile in un mondo che non garantisce il lavoro fino alla pensione, anzi considera spesso un lavoratore di 50 anni già obsoleto. Per di più queste norme condannano i giovani a restare fuori dal lavoro ancora più di oggi.
In tempi ormai lontani, di fronte a misure più moderate, la risposta fu uno sciopero generale che ha cambiato la storia sociale dell'Italia. Fino ad ora su questa manovra c'è stata solo una risposta della CGIL. Una risposta quindi non sufficiente.
Nei sindacati sembra prevalere la rassegnazione. I lavoratori e le loro ansie rischiano di non avere punti di riferimento per rispondere a questo gravissimo attacco, a cui si aggiunge un attacco grave di settori imprenditoriali – come alla Fiat - che fiutano la possibilità di ribaltare a loro favore i rapporti di forza.
Per di più nel tempo queste misure apriranno una ferita sempre più prodfonda nel rapporto (faticosamente costruito nel tempo) tra il lavoratore e la sua contribuzione.
I lavoratori sono stati fino ad oggi i veri controllori dell'avvenuto versamento dei contributi previdenziali, li volevano per avere la certezza della pensione.
Tagliare la pensioni, aumentare l'età pensionabile con queste modalità porterà a diminuire l'interesse dei lavoratori per il versamento dei loro
contributi e quindi a tollerare l'evasione contributiva, peggio: a farsi convolgere dalla convenienza delle imprese a non pagarli.
Lavoro nero ed evasione contributiva
Quindi lavoro nero ed evasione contributiva sono destinati a diventare un'ulteriore terreno di evasione, mentre per anni è stata notevolmente ridotta.
Nella manovra non c'è nulla per aiutare la ripresa, favorire l'occupazione.
Marcegaglia si è accontentata del classico piatto di lenticchie.
Anche l'opposizione poteva e doveva fare di più. Ognuno naturalmente pensa di aver fatto il possibile, ma è la classica situazione in cui il vissuto di ciascuno non corrisponde alle aspettative del mondo del lavoro, degli elettori del centro sinistra che si aspettavano ben altra risposta, più forte, chiara e soprattutto tutti insieme.
Infatti tutti insieme è l'unico modo per fare la voce grossa come sarebbe oggi necessario e probabilmente non basterebbe ancora. Come si fa a non capire che il motivo ormai dominante è il refrain sull'inadeguatezza dell'opposizione. Può essere perfino ingiusto, ma è così.
Le "anime belle", Bce e Banca d'Italia a chi parlano?
Dall'altra parte ci sono la valutazioni delle "anime belle" come BCE e Banca d'Italia (a proposito perché Draghi non ha ancora spiegato cosa ci faceva a cena da Vespa ?) che lanciano alti allarmi sulla situazione economica (previsione PIL in aumento di un punticino appena per il 2010 e per il 2011) e ancora più alti lai sull'occupazione.
Queste posizioni incuriosiscono. Se la manovra in Italia è questa e anche negli altri paesi europei questo è bene o male l'indirizzo prevalente, il futuro non può che essere di economia stagnante o poco più, con la speranza dei più forti – Germania in testa – di beneficiare delle esportazioni per la ripresa. La previsione nell'insieme è di redditi stagnanti con all'interno la maggioranza che ci perde e una minoranza che ci guadagna. Anche la domanda interna sarà di conseguenza stagnante, visto il secco peggioramento dei redditi da lavoro.
Quindi andando avanti così la ripresa non ci sarà. O almeno non ci sarà una ripresa tale da garantire un miglioramento dei redditi più bassi e dell'occupazione. Tanto meno ci saranno novità nella qualità dello sviluppo visto che il Governo italiano guida il fronte dei paesi europei che si oppongono a diminuire il CO2 nel 2020 fino al 30 %. Quindi la domanda che viene in mente è: a chi si rivolgono BCE e Banca d'Italia quando parlano di puntare sullo sviluppo e sull'occupazione ? Non ritengono che forse qualche responsabilità è anche loro visto che appoggiano misure che sono esattamente il contrario dello sviluppo e dell'occupazione ?
Concludendo, il Governo sta facendo passare una manovra che provocherà sconquassi sociali importanti. La risposta dell'opposizione politica e sociale non è assolutamente all'altezza della gravità della situazione. Questo dovrebbe essere il primo punto di riflessione – anche autocritica - da cui partire nel costruire un'alternativa credibile alla destra.{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Sabato 17 Luglio 2010 12:12)







