Oggi l'Italia più che un sistema è una somma di corporazioni
| Vita Politica - Dibattito |
di Michele De Gregorio, 10 mag 2010 - PCI e DC non sono stati come i socialdemocratici e i liberali degli altri paesi europei, connotati da due visioni credibili entrambe e antitetiche dell'interesse nazionale, ma l'espressione in Italia di un grande scontro politico internazionale che ha drammaticamente connotato il mondo nei decenni seguiti alla seconda guerra mondiale.
Ciò non ha impedito, e va dato loro atto, di costruire un paese costituzionale e democratico, ma l'asprezza del confronto con l'avversario considerato da ciascuno "il male" ha portato ad un utilizzo delle pubbliche risorse privo di un disegno organico. La lotta contro l'avversario ha giustificato una dilatazione enorme del debito pubblico, con l'aggiunta di corruzione e illegalità da parte dei governanti.
Oggi l'Italia più che un sistema è una somma di corporazioni. Per tre decenni e più, dal piano Marshall in poi, il paese è cresciuto perché le tecniche keynesiane di spesa hanno improntato il mondo. Fino agli anni '70 l'occidente ha usufruito di materie prime a basso costo, utilizzando il rapporto sostanzialmente neo-coloniale con i paesi del terzo mondo. Il problema dunque, in quegli anni, non era tanto la produzione ma la domanda, e la spesa pubblica, anche se distorta, aveva una forte funzione di stimolo per l'economia. Ma oggi in tempi di globalizzazione dei mercati internazionali la festa è finita: se non mettiamo mano alla razionalizzazione della spesa pubblica e delle pubbliche strutture siamo destinati a perdere di fronte alla concorrenza dei paesi sviluppati e di quelli in via di sviluppo. Dove trent'anni fa c'erano aree di sfruttamento ci sono oggi agguerritissimi concorrenti che stanno conoscendo con uno sviluppo vorticoso la loro prima rivoluzione industriale. L'assimilazione di avanzate tecnologie e la disponibilità di mano d'opera a bassissimo costo rendono difficile per le nostre aziende la concorrenza internazionale, e spesso attraente la prospettiva della delocalizzazione.
Negli altri paesi la Tatcher, Reagan, i liberisti hanno ferocemente tagliato le spese; e Blair, Clinton (all'americana) e i socialdemocratici, in particolare nei paesi scandinavi, hanno rinnovato il welfare, fondandolo sul razionale uso delle risorse e non sugli sprechi. L'incapacità di combattere le nostre profonde radici corporative porta invece la destra italiana a coprirsi col manto del populismo; e la sinistra alla mancanza di proposte e idee. Ciò di cui ha bisogno il paese infatti colpisce anche categorie, ad esempio nel pubblico impiego, nella scuola, nell'università, che dovrebbero veder razionalizzato il loro numero e la loro utilizzazione e insieme costituiscono una vasta area di consensi per la sinistra.
Occorrerebbero dunque oggi coraggio e proposte di vasto respiro che, colpendo con decisione gli enormi sprechi, la corruzione e la delinquenza organizzata (su quest'ultimo punto la destra sta conseguendo non disprezzabili risultati), riuscissero insieme a tutelare il diritto al lavoro non attraverso la cassa integrazione che lascia il lavoratore improduttivo e frustrato, ma attraverso un sistema unico di formazione e reclutamento che qualifichi e inserisca laddove c'è di loro bisogno giovani e lavoratori non giovani licenziati.
E' il sistema della "flexsecurity", insomma, che funziona egregiamente nei paesi scandinavi. I Danesi non sono superuomini o marziani, anche se hanno una storia diversa da noi. La storia se la son fatta, e qui per noi si tratta appunto di farcela o andare incontro ad una sconfitta epocale. Copenhagen alla fin fine non dista da Roma, per andarci in aereo, molto più tempo che per andare in treno a Cassino, né i costi sono oggi inaccessibili. In questo mondo non lontano da noi un lavoratore licenziato è pagato da un Ente gestito da imprenditori e sindacati per qualificarsi con larga parte del suo salario, e viene reinserito nel mondo del lavoro, nel 70% dei casi nel primo anno e spesso in mansioni più qualificate. Il sen. Ichino, eletto nelle liste del PD, ha presentato una proposta di legge per creare un analogo sistema su basi inizialmente facoltative e volontarie, ed ha calcolato che la sua istituzione in Italia non costerebbe più di quanto oggi già si spende per cassa integrazione e formazione. Se ne gioverebbero enormemente le aziende, attraverso un snellimento delle possibilità di assunzione e licenziamento che favorirebbero la produzione; e i lavoratori che, attraverso quella che i Danesi (con Marx) chiamano oggi "demercificazione del lavoro" vedrebbero finalmente rispettati l'art. 1 della nostra costituzione, e la loro dignità umana. I "dieci punti" del PD prevedono la flexsecurity. Cosa si aspetta? Ci facciamo fermare da chi teme anche qui la fine di un andazzo in cui tutto sommato si trova bene?{jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 10 Maggio 2010 17:04)







