Un dopo Berlusconi senza berlusconismo
| Vita Politica - Dibattito |
Berlusconite. Che sia per ragioni politiche o per altro, ma sempre con tutto il rispetto per tutte le vite, prima o poi noi cittadini italiani e la nostra classe politica ci troveremo a fare i conti con un dopo Berlusconi.
I comportamenti di molti di noi, tuttavia, a prescindere dal livello sociale e dallo schieramento politico, sembrerebbero sottintendere che quel momento non debba mai arrivare. In una tale direzione parrebbero andare le parole e le azioni, ad esempio, di chi sul versante di destra non considera che un’ampia parte del consenso che la destra oggi riceve è legata complessivamente, ed esclusivamente, alla persona di Silvio Berlusconi: chi saprà ancora alimentarlo, chi saprà gestirlo quando un dopo sarà arrivato?
D’altra parte, nella medesima direzione vanno anche i comportamenti di chi, sul fronte opposto, identifica Belusconi con la destra, non considerando che essa è esistita prima ed esisterà poi, e che con essa dovrà confrontarsi. Esclusi, quindi, soltanto quelli che nel frattempo se ne saranno andati, tutti gli altri, in qualche misura e modo, con quel dopo i conti li dovranno fare. Insomma, saremo tutti condannati, noi che resteremo, a continuare a vivere sulla stessa terra, volenti o no. Si tratta di vedere se riusciremo a farlo considerandoci reciprocamente dei semplici avversari politici, come si dovrebbe in una democrazia matura, o se invece arriveremo di nuovo a considerarci nemici, con tutte le conseguenze nefaste che abbiamo già sperimentato nel recente passato. Assumere una tale consapevolezza potrebbe servire, noi pensiamo, a consigliare prudenza, a mitigare molti dei nostri pensieri, delle nostre parole e delle nostre azioni; e delineare, oggi, una prospettiva meno fosca per il nostro Paese, domani.
Considerato che, noi italiani, nemici lo siamo già stati, e abbiamo visto com’è andata a finire, dovremmo sempre chiederci se i nostri rispettivi comportamenti presenti prospettino un futuro fra avversari o fra nemici. Nel duro antagonismo tra il capitale e il lavoro, infatti, il confine tra l’uno e l'altro campo è sempre troppo fragile, data l’entità delle forze che su di esso combattono. È in gioco la stessa sopravvivenza sociale e spesso materiale delle persone; e la lotta per la sopravvivenza pare faccia sempre vacillare la ragione e scatenare gli istinti. Tutti noi cittadini, perciò, dovremmo avere particolare cura di quel confine, per evitare che qualche esagitato lo oltrepassi trascinando tutti nel caos.
In questa prospettiva, le ultime sortite di Berlusconi a proposito della drastica riduzione del Parlamento e l’accrescimento dei poteri del premier, da farsi senza il concorso dell’opposizione (ché tanto “non serve a niente”) e contrapponendo il popolo al Parlamento stesso, certo non aiutano.
Sanno troppo di inimicizia, di volontà di sopraffazione; e ricordano troppo da vicino la chiusura fascista del Parlamento Italiano, per non mettere in allarme gli avversari politici tramutandoli istantaneamente in nemici, come per malefizio. È una direzione che non conduce ad alcun approdo sicuro ma, inevitabilmente, all’urto. Così gli intendimenti espressi dalla Confindustria, nella persona della signora Marcegaglia (“velina”, per il suo amico Berlusconi), sembrano non essere consapevoli di indirizzare la dialettica sociale verso una conflittualità senza quartiere. L’invito a Berlusconi, per esempio, di mettere a frutto il suo consenso per operare con piglio deciso le riforme, ovviamente le sue, tradisce le intenzioni di chi pensa che bisogna approfittare di questo momento per intascare altro bottino, dopo quello già abbondantissimo che in questi anni le imprese hanno sottratto ai lavoratori: 1.4 miliardi di lavoratori, il 45% degli occupati nel mondo, percepiscono meno di 2 dollari al giorno, per produrre merci che noi acquisteremo ai prezzi che conosciamo. Anche quest’altra manifestazione di bassi istinti della signora Marcegaglia sa troppo di volontà di sopraffazione, di frenesia d’accaparramento, senza il benché minimo senso dell’interesse generale. Come al solito, del resto.
Entrambe le sortite hanno l’obiettivo di consolidare un sistema sociale in cui i nostri figli debbano competere con le mani legate dietro la schiena, contro i loro armati di mitra; un sistema da perseguire senza alcun risparmio di porcate e menzogne, sotto la spinta incontrollabile della vigliaccheria. Sono atteggiamenti non da avversari ma da nemici. Ed è quasi paradossale assistervi proprio mentre tutti gli eventi sociali ed economici mostrano quali disastri possano causare l’arroganza e l’ingordigia, e suggeriscono, invece, di dare un maggiore spazio al rispetto per il lavoro e all’equità.
Bisognerebbe, perciò, ragionare più attentamente, ponderare con maggior cura pensieri, parole ed atti, considerare meglio cosa ne potrà derivare, se si vuole che dopo il berlusconismo il Paese non sia colto da una letale berlusconite. {jcomments on}
Ivano Alteri
Frosinone 26 Maggio 2009
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