Per costruire una società migliore si deve rappresentare il punto di vista dei più deboli
| Vita Politica - Dibattito |
di Antonio Simiele, 31 agosto 2009
Ho seguito con interesse il confronto, che si è svolto su edicolaciociara.it, diretto a individuare le ragioni del voto negativo per il centro sinistra in provincia di Frosinone. Esprimo il mio apprezzamento per l’iniziativa di Ignazio Mazzoli che ha stimolato una seria ricerca, cosa ormai in disuso da tanti anni con il conseguente ripetersi di errori grossolani e di scelte perdenti fatte dalla sinistra e dal centro sinistra. Non mi avventuro a dire la mia sulle caratteristiche locali del risultato elettorale. Sarebbe una cosa velleitaria fatta da chi, come me, da quasi venti anni non vive la realtà della provincia di Frosinone.
Faccio qualche considerazione di carattere generale perché credo che mai come in quest'occasione le ragioni generali del risultato elettorale prevalgono nettamente rispetto a quelle, seppur vere e incidenti, che caratterizzano sul territorio le diverse esperienze della sinistra e del centro sinistra. E’ indicativo il fatto che ci sia stato un robusto cedimento anche in molte realtà dell’Italia in cui il radicamento della sinistra e la sua positiva esperienza di governo possono contare su una storia consolidata e vincente, che sembrava non potesse subire incrinature. La realtà è che la sinistra è oggi poco credibile, è disattenta rispetto alle attese di quanti dovrebbe rappresentare, non è un riferimento concreto per una possibile alternativa di governo, è vista come litigiosa a causa di questioni interne, spesso incomprensibili, piccine e lontane dai veri interessi del Paese. Questo avviene perché la sinistra è oggi in mezzo al guado e non sa indicare la riva cui approdare. Quella definita “radicale”, in parte, vive ancora il dilemma se rimanere ai margini del sistema politico, rischiando l’impotenza, oppure entrare nel gioco politico per far sentire e pesare di più le sue proposte, ma con la probabile perdita dei consensi più estremi. La risposta, nel panorama italiano ed europeo, è solo la seconda, senza i rischi paventati. La strada, però, non è quella, che sostanzialmente prospetta il PD, di rincorrere le posizioni dei moderati, sapendo che essere radicali significa letteralmente essere innovatori e rivoluzionari, non, come si cerca malevolmente di fare intendere, espressione di un estremismo infantile e impotente. La sinistra deve sapersi dotare di una moderna piattaforma di riforme per gli anni duemila, nella consapevolezza che il riformismo è una via per trasformare l’ordinamento politico-sociale, mentre finora si è voluto strumentalmente accreditarlo come fautore soltanto di una politica sostanzialmente conservatrice, che si limita a marginali correzioni del sistema.
Il problema non è quello, come sostiene il PD, di unire tutti i riformismi, ma è quello di mettere insieme chi condivide un progetto di riforme capace di cambiare nel profondo il Paese, di fare avanzare la democrazia e i temi dell’eguaglianza e della solidarietà. La sinistra, come ha fatto per più di cento anni, per costruire una società migliore deve continuare a rappresentare il punto di vista dei più deboli. Una sinistra moderna, affermate la sua vocazione pacifista e la concezione laica dello Stato, deve porsi l’obiettivo di dare a ciascuno gli stessi mezzi e le stesse possibilità di scegliersi la vita, di costruire il proprio benessere e di trasmettere ai figli i valori e gli strumenti per affermarsi. Per ottenere questo, deve puntare innanzitutto sull’istruzione, la formazione professionale, la dignità e la sicurezza del lavoro. Nello stesso tempo deve sapersi aprire anche a temi nuovi, non colti sempre tempestivamente. Essa deve essere, perciò, ecologista e saper difendere il diritto di tutti gli uomini a beni essenziali come la qualità dell’aria e l’accesso all’acqua; deve essere europeista, per un’Europa promotrice di un nuovo ordine internazionale di solidarietà e di diritto.
Nel mezzogiorno d’Italia deve fare qualcosa di più, proponendosi come la paladina dei diritti, delle attese, delle rivendicazioni del popolo meridionale, prendendo in mano con decisione la bandiera del Sud e ancorandola saldamente a una visione solidale dello sviluppo, nella convinzione che solo una rinascita del sud può produrre uno sviluppo equilibrato e duraturo dell’intero Paese. E' di queste cose che la sinistra e il centro sinistra devono saper parlare alla gente. Su queste questioni la voce della sinistra deve essere chiara, non titubante. La sinistra così giustifica la sua stessa esistenza, solo così può riacquistare attendibilità e consenso, prefigurare una possibile e non lontana alternativa di governo. E’ un progetto realizzabile anche attraverso governi di alleanza se, però, è sostenuto da una sinistra unita, altrimenti prevale, com'è avvenuto con il centro sinistra, la cultura delle componenti più moderate dello schieramento. Il fatto che vari dirigenti del PD hanno dichiarato esplicitamente che questo partito non vuole essere di sinistra ma al massimo di centro-sinistra, impone ancora di più alla sinistra la via dell’unità, avendo nel PD il fondamentale interlocutore. Tutti quelli che si considerano di sinistra, dentro e fuori i partiti (socialisti, comunisti, verdi, molti del PD, movimenti, associazioni, tanti che non vanno più neppure a votare ) devono farsi promotori della sua unità da realizzare subito come serve, rinnovando una classe dirigente responsabile principale dell’attuale crisi in cui essa versa, senza farsi condizionare da anacronistiche divisioni e da piccoli calcoli di opportunità, guardando alle grandi attese di cambiamento che ci sono nel Paese. L’analisi della sconfitta elettorale è stata improvvisamente troncata e questi temi, sia nel dibattito congressuale del PD che nel confronto tra le varie anime della sinistra, non sono quelli che rappresentano le ragioni di una scelta. Tutti sembrano aver già dimenticato gli insegnamenti del voto e sono tornati al solito trantran. Così non si va molto lontano.
Antonio Simiele
edicolaciociara.it ed io personalmente, ringraziamo con apprezzamento e con affetto Antonio Simiele per il contributo impegnato al dibattito che si è svolto e si sta svolgendo su queste pagine sul voto del giugno scorso ed in vista del congresso generale del PD. Nell'invitarlo a continuare a dire la sua opinione quando lo vorrà, informiamo i nostri giovani lettori, per i quali forse non è conosciuto, che Simiele è stato per lunghi anni impegnato nella politica ciociara quale segretario della Federazione di Forsinone del Pci e ricoprendo incarichi elettivi, in primo luogo come consigliere provinciale. im
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Ultimo aggiornamento (Martedì 04 Ottobre 2011 16:52)







