Governo Monti, Costituzione e Democrazia
| Vita Politica - Dibattito |
di Ivano Alteri Frosinone 2 dicembre 2011 - Ci lascia un po' perplessi la riflessione del presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, svolta in occasione del convegno sul tema: "Dallo Statuto Albertino alla Costituzione Repubblicana", tenutosi presso il Palazzo della Consulta, alla presenza del Presidente Napolitano. Non intendiamo opinare sul significato tecnico-costituzionale delle sue affermazioni, compito che lasciamo doverosamente agli addetti ai lavori, ma soltanto riflettere sul loro significato politico. Dice in sostanza il costituzionalista che a fronte di catastrofi di varia natura, incluse quelle finanziarie come l'attuale, la politica "nella sua versione democratica o demagogica" possa "soccombere" e "autosospendersi... per brevi periodi", per lasciare il posto "ai sapienti".
Ogni riferimento all'attuale situazione del Paese, ovviamente, è puramente voluto. La prima perplessità ci sorge proprio a proposito di questo riferimento implicito al governo Monti. Ci pare che tutti i tentativi di fare apparire come squisitamente tecnico, e non politico, il nuovo governo siano, nel migliore dei casi, una comodità politico-linguistica di carattere emergenziale; nel peggiore, una gigantesca e pelosa ipocrisia. Il governo Monti potrà tecnicizzare anche la pausa del caffè, ma nessuno potrà esonerarlo dalle scelte politiche, che testardamente incombono senza curarsi della folla di tecnici assurti alle massime cariche dello stato. È vero che Zagrebelsky non parla dell'auto-sospensione della politica tout-court, ma soltanto di quella nella "versione democratica o demagogica"; però, anche nel suo caso, è evidente l'intenzione di far emergere il carattere tecnico delle scelte che saranno compiute, e di eclissarne l'invece ineliminabile politicità. Sul governo Monti conserviamo, quindi, tutte le nostre incertezze di giudizio, tranne che sulla sua legittimità democratica e il suo carattere politico.
Una seconda perplessità sorge dall'accostamento che lui fa tra politica democratica e politica demagogica. Metterle sullo stesso piano ci pare una forzatura o un'eccessiva semplificazione; soprattutto se consideriamo i successivi passaggi della riflessione del costituzionalista, a proposito della necessità di inserire elementi di scientificità nelle scelte politiche, fino a prospettare che tale scientificità assurga a norma costituzionale. In questo contesto, l'accostamento tra i due tipi di politica risulta oltremodo ingeneroso nei confronti della democrazia. Per definizione, l'a-scientificità, cioè il prescindere dai dati di realtà, si può imputare alla politica demagogica, che cerca il lucro del consenso senza troppo badare al suo costo economico, sociale e politico; e non a quella democratica che per definizione deve rappresentare, e non accondiscendervi passivamente, le istanze dei più (non a caso, il parlamentare è eletto "senza vincolo di mandato"). Per essere ancora più espliciti, non si può confondere la politica demagogica di Berlusconi e dei suoi ascari, con quella dei suoi oppositori. Basti ricordare che coloro che oggi mettono fretta a Monti, sono gli stessi che da tre anni, pur sollecitati dagli oppositori ad intervenire massicciamente per invertire la tendenza economica, hanno girato lo sguardo da un'altra parte, affidando le sorti individuali e collettive degli italiani ai fantomatici ed ideologici mercati. Sarebbe perciò ingiusta, e completamente falsa, ogni generica e indiscriminata attribuzione di responsabilità.
Una terza perplessità, forse la più forte, riguarda quel riferimento "ai sapienti". Non ci è chiaro cosa intenda Zagrebelsky per sapienti. Se si riferisce agli "specialisti", o tecnici, con riferimento specifico al governo, torniamo a far notare che prima di ogni scelta tecnica deve inesorabilmente esservene una politica, e che lo specialismo è spesso accompagnato dall'ignoranza più generale e quindi dall'inettitudine politica; se invece il suo è soltanto un riferimento filosofico, vorremmo ricordare che tutte le altre esperienze di governo, da quelle classiche a quelle moderne, siano state esse monarchiche od oligarchiche, ancorché aristocratiche e "dei migliori", si sono risolte sempre nel favorire gli interessi di uno o di pochi, trascurando a bella posta quelli dei più. La scelta di un sistema democratico non è stata, dunque, compiuta da anime belle in preda a miraggi chimerici, ma è stata il frutto maturo di uno stato di necessità ripropostosi per secoli e millenni. Ogni sua eliminazione sarebbe a nostro avviso un arbitrio, e nessuna catastrofe potrebbe fornirne una qualsivoglia giustificazione.
Ma allora il governo Monti sarebbe un governo arbitrario? No, affatto. Il governo Monti è un governo democratico, che non viola alcuna norma costituzionale; esso è opera della volontà politica di rappresentanti del popolo democraticamente eletti. Se invece si pensasse il contrario a causa della vigente legge elettorale, non il governo Monti, ma l'intera legislatura dovrebbe essere definita arbitraria e antidemocratica; per di più, senza che alcun sapiente, con ogni evidenza, vi abbia preso finora parte.
Di perplessità in perplessità, tuttavia, ci siamo a mano a mano resi conto della forte pregnanza delle poche parole del presidente emerito, che nonostante tutto mette in risalto un dato incontrovertibile della realtà italiana attuale: l'assenza della classe politica nel Governo della Repubblica. Non è necessario essere costituzionalisti, o sapienti o filosofi, per comprenderne la gravità.
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Ultimo aggiornamento (Martedì 31 Gennaio 2012 18:57)







