Libertà d’ informazione. Ora occorre scendere in piazza
| Vita Politica - Dibattito |
di Alessandro Cardulli da Dazebao.org 29 ago 09 - Come nel 2002 a Piazza San Giovanni, c’è bisogno di una grande manifestazione di popolo. “Ora che ci siamo ritrovati rimaniamo in contatto”: con questo appello Nanni Moretti si rivolgeva alle forze democratiche, alle sinistre in primo luogo, ai movimenti, alle associazioni, ai sindacati, ai cittadini, che si erano dati appuntamento a Piazza San Giovanni il 14 settembre del 2002.
Decine, centinaia di migliaia di persone in quella giornata scesero in campo a difesa della Costituzione, per la libertà dell’informazione, per una giustizia uguale per tutti, contro le leggi ad personam, ad uso e consumo del premier. Nella storica piazza romana, quella delle grandi occasioni, delle manifestazioni dei lavoratori, del popolo della sinistra, si intrecciavano problemi, linguaggi, provenienze, sensibilità diverse, ma il tema era unico: garantire i diritti dei cittadini, il diritto al lavoro, all’informazione, alla scuola, alla salute,alla libertà delle persone nelle loro scelte di vita. La cronaca di questi anni ci dice che, purtroppo, quell’appello fu troppo presto messo da parte ed è accaduto quello che è sotto gli occhi di tutti noi.
“ Denunci tutti”, una risposta di massa a Berlusconi
E’ il caso di dire, oggi, ritroviamoci e riprendiamo il contatto a fronte di una situazione di pericolo , di devastazione della Costituzione, di attacco alle garanzie democratiche che la nostra Carta assicura a tutti i cittadini. “ Denunci tutti”: questo slogan scritto sulle magliette che sono comparse alla Festa del Pd di Genova, mette in piazza la brutalità e la violenza dell’attacco di Berlusconi e della sua banda alla libertà del’informazione può essere la chiave del ritrovato contatto cui parlava Nanni Moretti. Un contatto di massa, una grande manifestazione nazionale, a Piazza San Giovanni, appunto, come nel 2002. Qwuel messaggio lanciato dal palco mantiene piena attualità. Anche nell’invito rivolto allora a Fini a sdoganarsi da Berlusconi. C’è uno slogan, c’è un appello rivolto da tre personalità, da tre giuristi come Franco Cordero, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky. Ci sono già tante adesioni di cittadini comuni, di politici, storici, registi, scrittori, giornalisti. Ci manca chi prende in mano la promozione e l’organizzazione della manifestazione, che deve essere la più ampia, unitaria, pluralista possibile. Noi ci saremo e siamo disponibili, per quel poco che contiamo a fare la nostra parte. Ma ancora, crediamo, non si è colta in pieno la gravità dell’attacco portato dalla banda Berluscotti alla democrazia. Per la prima volta in Italia, un quotidiano che pone domande ad un capo di governo viene trascinato in tribunale. Berlusconi non risponde e chi gli chiede legittimamente di rispondere dei suoi atti si ritrova ad essere imputato. E’ l’essenza stessa dell’informazione e cioè la capacità di sottoporre a critica i potenti, i poteri forti, ponendo domande imbarazzanti e non all’acqua di rose come fanno i cavalier serventi usati da Berlusconi per le interviste telecomandate come quelle nel teatrino di Bruno Vespa.
Non si tratta di gossip, in gioco c’è la democrazia
Ciò che dovrebbe far riflettere in tutta questa sporca,melmosa vicenda , di festini, escort, non è un problema di letto, un fatto privato di un uomo in preda a devianze sessuali. No, si tratta invece di occupare ogni spazio informativo, di uccidere la libertà d’informazione, di decidere,attraverso le pedine che si mettono a dirigere giornali, televisioni,radio ciò che può essere detto e ciò che può essere taciuto, di promuovere campagne infamanti come quella di cui è protagonista il direttore del Giornale contro il direttore dell’Avvenire Perfino le gerarchie ecclesiastiche ai massimi livelli, ora, dopo aver messo la sordina sulle gesta di “ papi”, ora aprono un contenzioso il cui esito non è prevedibile. Solo uno scicc o può pensare che Berlusconi fosse all’oscuro dell’uscita di feltri, da lui richiamato alla direzione del quotidiano proprio per aprire la campagna d’autunno. Berlusconi fa talmente scuola che un vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera e responsabile del Lavoro del Pdl chiede di “spegnere le telecamere” sulla protesta operaia. Si riferiva ai quattro lavoratori che si erano arrampicati sul Maschio Angioino di Napoli, a prima a quelli della Innse di Milano e tante altre forme di protesta estrema che si sono avute in questi giorni.
Sansonetti e il direttore del Tempo, una strana coppia
Proviamo perciò un senso di disagio e diciamolo pure di disgusto quando ascoltiamo anche esponenti della sinistra radicale, di alternativa, che a fronte delle vicende berlusconiane fanno spallucce, parlano di gossip e pettegolezzi quando non si rinchiudono in una vera e propria afonia. Davvero una strana sinistra, davvero uno strano antagonismo Forse un suicidio continuo..Proprio l’altra sera al Tg3 in una esibizione gigionesca e al tempo stesso squallida, un irriconoscibile Piero Sansonetti,già direttore di Liberazione, ora di un giornale che fa capo al gruppuscolo Vendola-Fava, improvvisatosi superpartes assumeva le difese della banda Berluscotti e del suo capo, dicendo sciocchezze in piena sintonia con il direttore del Tempo. Del resto anche in passato Sansonetti era uno dei pochi giornalisti che Berlusconi accettava nelle sue comparsate televisive e con il quale scherzava amabilmente. Parliamo d’altro dicevano i due direttori, questi di Berlusconi sono problemi privati, di letto, discutiamo di ciò che interessa i cittadini. Come se i diritti, le libertà, la democrazia garantita da una stampa autonoma, un capo di governo che dice bugie fossero altra cosa. Davvero ci vuole una nuova Piazza San Giovanni. {jcomments on}
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 31 Agosto 2009 18:56)







