Dibattito

Una manovra iniqua e insostenibile. Che cosa si dovrebbe tagliare

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Vita Politica - Dibattito

e-io-pago_130intervista a Chiara Saraceno di Felicia Masocco da unita.it 8 ago 2011 - Le famiglie con redditi medi e bassi sono ostaggio della manovra, sia se passa la delega fiscale, sia se non passa e si procederà con i tagli lineari. Nell'uno e nell'altro caso saranno loro a pagare di più. La sociologa Chiara Saraceno non ha dubbi, i tagli - o il "riordino" dei conti come amano dire dalle parti di Palazzo Chigi - hanno un target preciso: le famiglie del ceto medio e quelle ancora più deboli. leggi tutto

Con meno servizi e meno agevolazioni fiscali, si faranno carico della mole di "risparmi" di spesa cui il Paese è costretto.

Il punto è che la scelta di tagliare la spesa si impone, basti guardare ai mercati internazionali. Ed è così che il governo si difende. Dove si possono rastrellare le risorse?

«I tagli sono necessari dopo che per anni, irresponsabilmente, ci hanno detto che andava tutto bene. Ma vanno negoziati e calibrati meglio. Si vogliono tagliare le detrazioni fiscali, bene, quali? Andrebbero tagliate quelle più facilmente fruibili dagli abbienti, per esempio le assicurazioni sulla vita o quelle per le spese mediche, non certo le detrazioni per le spese dei figli o degli asili nido. Calibrare significa andare ad incidere di più sui redditi più alti e non su quelli medio bassi: anche intervenire sulla detrazione per i mutui da un certo reddito in su non sarebbe sbagliato, i margini di manovra ci sono se si vuole equità».

Tutto questo per una crisi a lungo sottovalutata. Poi arrivano le agenzie di rating a dare la sveglia: non le sembra paradossale che la vicenda dei mutui sub-primeallafinela paghinoi genitori che hanno un figlio nel nido di una qualsiasi città italiana?

«Quando scoppiò la crisi per via dei mutui sub-prime dicemmo che non ce ne importava nulla, "mica siamo gli Stati Uniti!" Salvo vedere poi che le aziende chiudevano e che la crisi non riguardava solo la finanza ma l'economia reale. Senza contare i grossi errori delle agenzie di rating. Tuttavia non credo che possiamo continuare a dire "ce ne freghiamo", con il debito altissimo del nostro Paese. Fare qualcosa è ineludibile, ma no ammazzando la gallina che fa le uova. E neanche procedere iniquamente e in modo inefficace».

Anche inefficace?

«L'idea di fare come la Grecia, cioè stringere la cinghia e basta, mi turba moltissimo. Si rischia che nessuno più consumi e che l'economia non si riprenda, e non va neanche bene licenziare per abbattere la spesa pubblica o azzerando gli investimenti. È una follia ridurli per la scuola e la ricerca. Se dobbiamo essere più competitivi dobbiamo avere un capitale umano che stia al passo».

Tra le ipotesi per far cassa c'è quella di alzare l'età per la pensione delle donne. Lei su questo si è sempre detta d'accordo....

«Sì, lo sono, come scambio, però, con i servizi di cura. Aver rinviato l'innalzamento dell'età al 2020 è ridicolo e iniquo visto che per le lavoratrici pubbliche la norma cè già».

È però del tutto evidente che questo scambio non c'è: i servizi, l'assistenza, il welfare vengono ridotti fortemente con la manovra. Non si rischia il boomerang?

«Dire "no" senza negoziare significa lasciare che le scelte vengano fatte sulla nostra testa. Ora vogliono tagliare le indennità di accompagnamento e assegnarle in base al reddito. Preferirei che venisse mantenuta l'assistenza agli invalidi gravi (per chi ha disabilità parziali neanche c'è) e venisse aumentata l'età pensionabile per le donne: sarebbe più equo anche per le donne che avrebbero una pensione più decente. Vorrei che si discutesse di queste cose, vorrei che qualcuno ai tavoli avesse questa impostazione. Non mi piace affatto che Bossi dica che l'età della pensione non si tocca e poi gli va benissimo che si tagli l'assistenza ai anziani gravi. Ho anch'io il timore che alla fine si faccia questo e quello e anche per questo mi piacerebbe conoscere le proposte alternative dell'opposizione: non basta dire che Berlusconi deve andarsene!».

Dopo questa serie di stangate, la famiglia italiana è destinata a cambiare?

«Il problema dell'Italia è che da moltissimo tempo si è molto affidata alle famiglie senza ragionare sulle povertà, sull'autonomia dei giovani e delle donne: oggi di fronte alla crisi la famiglia è estremamente vulnerabile, più simile, se vogliamo, alla famiglia statunitense, con meno protezione, priva di secondi redditi, costretta a far fronte - per un periodo ancora più lungo - a un numero maggiore di persone. Di sicuro la famiglia non scoppierà, ma se ne faranno sempre meno: i giovani lasciano la casa dei genitori sempre più tardi, le donne non lavorano e per questo (non per il contrario) non fanno figli. Più forte sarà la richiesta della solidarietà familiare forzata, più difficile sarà fare una famiglia»

 

 


 

 

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Ultimo aggiornamento (Venerdì 12 Agosto 2011 10:25)

 

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