La crisi non è una calamità. Si può combattere
| Vita Politica - Dibattito |
di ignaziomazzoli 8 ago 2011 - Le Borse si sono un pò raffreddate (fino a quando?) all'annuncio dell'anticipazione del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013. Ma esso come verrà realizzato? "A differenza di quanto avvenne durante la crisi del 92-93 finora hanno pagato sempre le fasce medio-basse. leggi tutto
Nella manovra che oggi si vuole anticipare si capisce molto chiaramente che i 4 miliardi nel 2013 (ma ormai già l'anno prossimo) e gli altri 20 nel 2014 (anticipati al 2013) verranno reperiti con una stretta senza precedenti sulle agevolazioni che per la maggior parte sono destinate ai dipendenti e alla famiglia, mentre sull'assistenza si aggredisce l'ultimo aiuto che è rimasto per la non autosufficienza, dopo lo svuotamento di tutti i fondi. Anticipare questa manovra significa ammazzare il Paese" (S. Camusso).
Non basta plaudire questa "anticipazione", ma bisogna vedere quello che c'è dentro al bilancio. Bisogna cioè che il governo dica agli italiani e alle forze politiche dove precisamente e a carico di chi e di che cosa "intende ricavare decine di miliardi dall'assistenza e dalla manovra sul fisco e detrazioni". "Quanto pagherà, di questa manovra, chi ha un reddito medio basso o chi ha bisogno dei servizi, e quanto pagherà chi ha redditi, patrimonio e ricchezza paragonabili, per fare solo un esempio, a quelli del presidente del Consiglio" (Pier Luigi Bersani).
Di fronte agli avvenimenti che stanno travolgendo mezza Europa e non solo ci vengono in mente alcuni passi di letture di qualche anno addietro «Soltanto una crisi - reale o percepita - produce vero cambiamento. ...attendere il verificarsi di una grande crisi o di un grande shock, quindi sfruttare le risorse dello Stato (degli Stati nda) per ottenere un guadagno personale mentre gli abitanti sono ancora disorientati e poi agire rapidamente per rendere "permanenti" le riforme.» Questa enunciazione è riportata nel rivelatore libro della canadese Naomi Klein "Shock economy. L'ascesa del capitalismo dei disastri" ed attribuita al teorizzatore della nuova giungla economica e sociale Milton Friedman. E già, perchè quella che stiamo vivendo è appunto l'anticipazione di una nuova stagione senza regole del dominio del capitale. (a volte i conservatori e la destra lo chiamano spudoratamente "riformismo")
Anche la perdita della tripla AAA per gli Usa, che li ha umiliati e offesi è un giudizio che prescinde dalle reali politiche economiche della "presidenza Obama" e getta quel paese e il mondo nell'angoscia. Il gesto inaudito di S&P (Standard & Poors) è in realtà la registrazione "notarile" di un disastro finanziario che è in larga parte attribuibile a George Bush: due guerre, i dissennati sgravi fiscali ai ricchi che hanno abbassato il prelievo ai minimi storici, e infine la più grave recessione degli ultimi 70 anni che ha ulteriormente depauperato le risorse pubbliche.
La sfiducia verso le società di rating cresce ed è sempre più motivata. Basta ricordare che già in passato le agenzie di rating avviluppate nei conflitti d'interesse non furono capaci di prevedere i disastri dei mutui subprime e i crac bancari del 2008.
Le agenzie non sono la quintessenza dell'obiettività quindi lavorano per qualcuno e costui che cosa vuole? S'intuisce abbastanza chiaramente dalle misure che si esigono. «In primo luogo, i governi devono rimuovere tutte le regole e le norme che sono d'intralcio all'accumulazione del profitto. In secondo luogo, devono vendere tutte le risorse di loro proprietà da cui la industrie poterbbero trarre profitto, E in terzo luogo, devono ridurre drasticamente i fondi per la spesa sociale.» (sempre Milton Friedman - nda) E non è quello che sta accadendo? Le destre più oltranziste, come quella berlusconiana, interpretano fedelmente queste direttive.
La cosa che ci allarma è che difronte a questa linea di attacco delle multinazionali il cittadino lavoratore appare disarmato perchè crede di trovarsi difronte ad una situazione obiettiva che può solo subire. Bisogna dire e informare che questa situazione è stata artatamente creata da pochi grandi, grandissimi potentati finanziari che manipolano l'economia mondiale e mettono in crisi gli stati e le genti che in essi vivono. Queste situazioni si possono combattere anche se non è facile. Potremmo parafrasare Friedman (contro di lui) e dire che le crisi possono essere un'occasione anche per i lavoratori e per chi sta in difficiltà se sono organizzati per poter lottare e vincere. (E' urgente che si dia rappresentanza politica al lavoro ed ai lavoratori - nda)
Prima di tutto però non si può essere equidistanti. E, due punti ci sembrano indispensabili per non subire lo sgomento da shockterapia*:
1 - È una miopia pensare che il governo faccia quadrare i conti solo riducendo le spese o cercando soldi nelle tasche dei cittadini. La soluzione non è tagliare, ma crescere per rendere in automatico meno oneroso il costo del debito. In ogni caso è necessario operare eventuali tagli evitando la logica della linearità. Si riduce la spesa solo dove ce lo si può permettere se no si soffoca poco alla volta il paese. Si deve lavorare alle infrastrutture e servono poi riforme strutturali (scuola, liberalizzazioni e privatizzazioni) che magari non danno risultati dalla sera alla mattina ma sono un'eredità virtuosa per nuove generazioni;
2 - L'evasione fiscale è un vero problema. L'Istat valuta come 270 miliardi l'anno l'imponibile sconosciuto al fisco. E' vero c'è qialche recupero, ma è marginal. La lotta all'evasione richiederebbe interventi impopolari possibili solo se cifosse un governo serio e rigoroso. L'obiettivo deve essere comunque quello di trovare un equilibrio tra l'equità del fisco (pagano davvero tutti) e aliquote che minori per evitare l'oppressività dell'erario sulle tasche del cittadino.
Ciò che conta ora, è non stare a guardare.
leggi anche Ideologia e i dati oggettivi
Shock economy e shockterapia sono termini spesso utilizzati nel libro già citato di Naomi Klein
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Ultimo aggiornamento (Lunedì 08 Agosto 2011 18:19)







