Società di rating, interamente controllate dai big della finanza internazionale
| Vita Politica - Dibattito |
Sempre nelll'intento di comprendere le ragioni del tam tam polemico sui costi della politica e, diciamo noi, della democrazia continuiamo a fornire argomenti di approfondimento con una serie di articoli che contengono elementi utili a comprendere meglio il perché di questo attacco generico senza distinguo e in verità molto umorale. Lo facciamo riportando alcuni scritti (usciti con il titolo "le sberle dell'economia") di Guido Viale,econolmista impegnato a Milano in una società di ricerche economiche e sociali, che si occupa di politiche attive del lavoro in campo ambientale. È membro del Comitato tecnico-scientifico dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (ex Anpa, ora ISPRA).
E' un economista che studia l'Economia e più in generale la società, cui appartengono i soggetti che realizzano comportamenti economicamente rilevanti. Analizzando il comportamento di individui, gruppi, imprese e della pubblica amministrazione che scambiano tra loro beni, servizi e somme di denaro, l'economista cerca di cogliere la presenza di regole scritte e non scritte, che ne spieghino il comportamento economico e, una volta compreso il modo in cui essi operano, propone soluzioni mirate ed innovative.
di Guido Viale da facebook 17 giu 2011 - parte prima - Il vento che ci ha portato all'esito delle elezioni amministrative e dei referendum continuerà a soffiare; bisogna cominciare a fare i conti con i problemi che ci troveremo di fronte a breve. A cominciare dai problemi economici. C'è ancora qualcuno che crede che la Grecia possa ripagare il suo debito (in gran parte nelle mani di banche francesi, tedesche e inglesi e ora anche della Bce) o anche solo rinegoziarlo a tassi accettabili mentre le politiche che le impone l'Unione Europea annientano qualsiasi possibilità di ripresa?
O c'è ancora qualcuno che crede che alla lunga possano sottrarsi a una sorte analoga gli altri paesi europei che si trovano più o meno nella stessa posizione della Grecia, a meno di una revisione radicale del "patto di stabilità"? E c'è ancora qualcuno che pensa che in un contesto simile l'economia italiana possa tornare a crescere, realizzando un avanzo primario sufficiente a riportare il suo debito al 60 per cento del Pil? E poi, di che crescita stiamo parlando? Di una crescita del Pil, cioè contabile, per soddisfare le società di rating, interamente controllate dai big della finanza internazionale.
Quella stessa finanza che - dopo aver mandato in rovina milioni di clienti irretiti da mutui fasulli, di risparmiatori ingannati da titoli di carta straccia, di imprese rimaste senza credito perché le banche continuano a investire sui derivati - sta ora scommettendo sul fallimento di quegli Stati che si sono svenati per salvarla, svenando a loro volta i propri cittadini.
E ancora, è forse possibile affrontare temi di ampio respiro - come il dibattito sul reddito di cittadinanza (su cui si appena svolto a Roma un incontro promosso dal Basic Income Network); o il finanziamento di scuola, università e ricerca; o un piano nazionale di lavori pubblici finalizzato alla manutenzione del territorio, degli edifici pubblici e di quelli dismessi (e non alle "grandi opere"), e molte altre cose ancora - ipotizzando un semplice spostamento da una posta di bilancio a un'altra di fondi in gran parte "virtuali", cioè inesistenti, e senza venir meno al patto di stabilità dell'Unione Europea (quello di cui si fa forte, e che rende forte, Tremonti)?
Il dibattito sul ritorno alla crescita, imperativo categorico di tutto l'establishment economico, politico e sindacale del paese lascia perplessi.
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Ultimo aggiornamento (Mercoledì 20 Luglio 2011 18:16)







